La delocalizzazione e la produzione in appalto

Le industrie tentano costantemente di diminuire il prezzo del lavoro. Per questo i padroni cercano di utilizzare qualunque metodo. In questi ultimi anni molti industriali piuttosto che rinnovare i macchinari delocalizzano, cioè trasferiscono intere industrie in paesi in via di sviluppo, dove il costo della manodopera è più basso. È un fenomeno già sperimentato, ma negli ultimi tempi sta assumendo nuove dimensioni. Infatti anche paesi dove le industrie hanno delocalizzato possono delocalizzare a loro volta in paesi ancora più poveri. Un operaio di Singapore costa un quinto di un operaio dell'Europa occidentale; a sua volta il salario medio di un operaio di Singapore è dieci volte quello di un operaio vietnamita.
A favorire il fenomeno della delocalizzazione hanno concorso: la diminuzione dei costi di trasporto (tra l'altro spesso le materie prime si trovano proprio dove si delocalizza); una diminuzione delle tasse e dei dazi doganali; la presenza, specialmente in Asia, di una manodopera più disciplinata e obbediente, nonché dotata di buone competenze tecniche che permettono la delocalizzazione non solo delle lavorazioni meno qualificate, ma anche di quelle ad alta tecnologia.
Accanto alla delocalizzazione, un altro metodo per trasferire la produzione all'estero è l'appalto, cioè far produrre ad un'altra azienda ciò che si ha in mente di vendere. Nei paesi ricchi rimane la progettazione, la pubblicità e la vendita, in quelli dove la manodopera costa poco si svolge la produzione vera e propria.
Questo sistema è particolarmente usato dalle
multinazionali che producono giocattoli, abbigliamento e scarpe.
Alcune imprese però preferiscono appaltare solo alcune fasi produttive; per esempio Benetton appalta a imprese terze tutte le fasi iniziali del lavoro e svolge essa stessa quelle finali.
A seguito dell'appalto o della delocalizzazione oggi è sempre più difficile capire da dove viene un prodotto. Prendiamo per esempio un auto Pontiac della General Motors del prezzo di circa 20.000 $. Di questi 6.000$vanno in Corea del sud per l'assemblaggio, 3.500$ in Giappone per le componenti, 1.500 $ in Germania per la progettazione, 800 $ a Taiwan e a Singapore per i componenti più piccoli, 500 $ in Inghilterra per la pubblicità e il marketing, 100$ nelle Barbados e in Irlanda per i calcoli dei dati e gli ultimi 300 $ vanno alla casa madre di Detroit
La stessa cosa avviene per moltissimi capi di vestiari.

 

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