Scuola elementare "Bruno Ciari" di Cocomaro di Cona (FE)
CELESTIN FREINET (1896-1966)
Estratto dal paragrafo: "La pedagogia popolare" in: "Storia sociale dell'educazione" di Antonio Santoni Rugiu, Principato Editore Milano (1979)
Figlio di contadini, quando Freinet fa la sua prima esperienza di maestro in un paesino di montagna, ha ventitre anni ed è reduce dalla guerra, da cui è tornato con i polmoni lesi dai gas asfissianti (il che inizialmente lo sollecita all'elaborazione di tecniche che gli permettano di "spolmonarsi meno").
Accoglie l'ispirazione dalle correnti dell'educazione nuova ma la trova troppo teorica e "sterilizzata", troppo legata a un'immagine dell'infanzia che non fa differenza fra il bambino benestante di città e quello povero e scalzo di molti paesini sperduti; per meglio dire, a un immagine che non tiene conto del secondo e che ritaglia tutto sulla figura del primo.
Occorre perciò una "pedagogia popolare" che riconosca validità culturale agli interessi infantili popolari, senza pretendere di esprimerli e sostituirli subito con gli interessi previsti dalla ricerca teorica e imposti dai programmi ufficiali.
Ciò pone a Freinet i primi problemi: "Come interessare Giuseppe alla lettura e alla scrittura che lo lasciano indifferente, mentre era interessatissimo, secondo le stagioni, alle lumache che custodiva vive nelle sue scatole mal chiuse, ai suoi insetti e alle sue cicale che cantavano nel momento meno opportuno?", e così via.
Il giovane maestro decide allora di tagliar corto, mette da parte i testi e elabora delle "tecniche" pedagogiche, fondamentalmente riducibili a tre: il "testo libero", che sostituisce la tradizionale composizione in cui il bambino è costretto a svolgere un enunciato dettato dall'insegnante, invece di esercitarsi a esprimere correttamente ciò che in quel momento interessa più vivamente il singolo o la classe; il "calcolo vivente", consistente nel motivare l'apprendimento e l'esercizio aritmetico partendo dalla soluzione dei problemi matematici posti dalla vita di classe;
e la "TIPOGRAFIA SCOLASTICA", la più nota delle sue tecniche, data da un "complessino" (caratteri a stampa, piccola pressa, compositoi, rullo per inchiostro ed altri attrezzi), utilizzabile anche per l'apprendimento iniziale della lettura e della scrittura (che risulta così più motivato e organizzato collettivamente) e per la stampa di un giornalino scolastico, il cui contenuto sia elaborato però con il criterio del testo libero. I testi stampati si possono spedire ai compagni di classi omologhe di altre sedi, anche lontane, e si può sollecitare una risposta, così che si possa impiantare una "Corrispondenza Interscolastica" molto stimolante...
Ovviamente queste tecniche, diversamente combinate, possono dare luogo ad altre soluzioni didattiche, rispondenti a diverse esigenze poste dall'ambiente e dagli allievi.
Per Freinet è soprattutto importante che ognuna delle tecniche non solo impegni attivamente i soggetti, ma che le attività abbiano sempre sufficienti motivazioni: oltre che alle attività, Freinet dà molto rilievo all'aspetto comunicativo e cooperativo. Soprattutto il momento cooperativo qualifica la "pedagogia popolare", rielaborando egli in forma molto personale i presupposti simili della scuola del lavoro come l'aveva concepita la corrente d'ispirazione socialista, che sottolineava l'importanza del lavorare assieme come clima e come necessità tecnica. Da ciò, naturalmente, una linea pedagogica che fa a meno per quanto possibile dei libri, dei programmi e in genere della trasmissione di cultura già strutturata, per rifondare un processo di apprendimento naturale (...) dove è necessaria la guida del maestro non meno di quella del gruppo dei "cooperatori".
Questa pagina è stata realizzata da: Mauro Presini, insegnante della Scuola elementare "B.Ciari" di Cocomaro di Cona (FE)