Scuola elementare di Cocomaro di Cona (FE)

Alcune storie
inventate dai bambini



Questa che segue una selezione di storie che sono state pubblicate sul nostro Giornalino scolastico.

LA STORIA DEL MOSTRO CHE AVEVA PAURA DEL BUIO

SPINA E SCINTILLA

IL GRANDE VIAGGIO

L'ELEFANTE PRESO IN GIRO

LA BAMBINA E IL PONY

LA STORIA DI BIANCA, L'ORSA CHE NON CI VEDEVA

IL BAMBINO DI GHIACCIO

NOVA E IL DRAGO

IL GABBIANO SFORTUNATO

 

 

LA STORIA DEL MOSTRO CHE AVEVA PAURA DEL BUIO

una storia inventata dai bambini della classe prima (marzo 1996)

 

C'ERA UNA VOLTA UN MOSTRO CHE SI CHIAMAVA BAVOSO, SUA MAMMA SI CHIAMAVA BAVOSINA E SUO PAPÀ SBAVANTE.

LUI ABITAVA CON LA SUA FAMIGLIA IN UNA CITTÀ DI NOME "MOSTROLANDIA".

LUI ERA UN MOSTRO PERCHÈ AVEVA DUE TESTE CON UN OCCHIO PER OGNUNA, QUATTRO BRACCIA, SEI GAMBE, OTTO ALI, DIECI ORECCHIE,

I DENTI AFFILATI, LE UNGHIE LUNGHISSIME, IL CORPO RICOPERTO DI STRACCI E LA BAVA ALLA BOCCA.

BAVOSO DI SOLITO ANDAVA CON LA SUA NAVICELLA MOSTRUOSA IN UN ALTRO PAESE A FAR PAURA AI LADRI CHE RUBAVANO NELLE CASE E NEI NEGOZI: ERA PROPRIO BRAVO PERCHÈ LI FACEVA SCAPPARE TUTTI. UNA SERA BAVOSO STAVA GUARDANDO "TELEVOMITO", IL SUO CANALE TELEVISIVO PREFERITO PERCHÈ C'ERA IL FILM: "ALIEN CONTRO IT". AD UN CERTO PUNTO SENTÌ DEI RUMORI CHE VENIVANO DAL CORTILE E ANDÒ A VEDERE.

NON VIDE NESSUNO PERCHÈ C'ERA MOLTO BUIO E ALLORA, STRANO MA VERO, COMINCIARONO A TREMARGLI LE SUE SEI GAMBE: ANCHE LUI CHE ERA UN MOSTRO AVEVA PAURA DEL BUIO.

SCAPPÒ IN CASA A PRENDERE LA TORCIA COSÌ RIUSCÌ A VEDERE IL LADRO.

BAVOSO GLI FECE TALMENTE PAURA CHE IL LADRO SI FECE LA PIPÌ ADDOSSO E SCAPPÒ VIA. TUTTO CONTENTO STAVA RITORNANDO IN CASA QUANDO SENTÌ UNA VOCE GROSSA: "EHI TU, NON AVER PAURA VIENI QUA".

"MA CHI È CHE PARLA?" CHIESE BAVOSO.

"SONO IO, IL BUIO; MI È DISPIACIUTO DI AVERTI SPAVENTATO PRIMA; NON DEVI AVERE PAURA DI ME PERCHÈ IO NON FACCIO DEL MALE A NESSUNO. TUTTI PENSANO CHE IO SIA CATTIVO MA NON È VERO. LA GENTE QUANDO MI VEDE COMINCIA A NON VEDERCI NIENTE E ALLORA HA PAURA MA SE VUOLE PUÒ SEMPRE ASCOLTARE I RUMORI E TOCCARE LE COSE PER CAPIRE DOVE STA ANDANDO" DISSE IL BUIO. BAVOSO, CHE NON AVEVA PIÙ LA STESSA PAURA DI PRIMA, CHIESE: "MOLTI BAMBINI HANNO PAURA DI TE, MA TU NON HAI PAURA DI NIENTE?".

"BEH A TE LO POSSO DIRE... SÌ, C'È QUALCOSA CHE FA PAURA ANCHE A ME!" DISSE IL BUIO.

"E CHE COS'È?" CHIESE INCURIOSITO BAVOSO.

"È LA LUCE" RISPOSE IL BUIO.

"MA DAI, LA LUCE È BELLA!" DISSE IL MOSTRO.

"SÌ, PERÒ MI FA SCOMPARIRE" DISSE IL BUIO.

"MA NON DEVI PREOCCUPARTI PERCHÈ LA LUCE SERVE A FAR SVEGLIARE I BAMBINI E DOPO QUALCHE ORA SE NE VA ANCHE LEI COSÌ PUOI RITORNARE ANCORA TU". "ADESSO HO CAPITO" DISSE IL BUIO.

DA QUEL GIORNO IL MOSTRO E IL BUIO DIVENNERO AMICI COSÌ BAVOSO NON EBBE PIÙ PAURA DEL BUIO ED IL BUIO NON EBBE PIÙ PAURA DELLA LUCE.

 

SPINA e SCINTILLA

una storia inventata da Daria V. (marzo 1996)

 

C'era una volta e c'è ancora, nel mare Bianco, che si chiamava così perchè si vedeva il fondo che era di quel colore, una famiglia di pesci Persici, composta da mamma,

papà e i 10 figli: il più ciccione Panino, il più magro Dito, il più lungo Metro, il più corto Millimetro, il più gentile Buono, il più aggressivo Manesco, il più pauroso Pauroso, il più coraggioso Indiana Jones, il più vivace

Salto e il più piccolino, sia in età che, altezza e lunghezza, insomma il più piccolo di tutta la famiglia si chiamava Spina. La mamma di nome Rosina e il papà di nome Dente, un giorno portarono i loro 10 figli al parco marino, dove Spina riconobbe il suo amico nasello: Scintilla. I 10 figli persici giocarono fino a quando era ora di ritornare a casa.

Mamma e papà chiamarono i figli, poi controllarono se c'erano tutti ma..... Spina mancava all'appello. Lo cercarono in tutto il parco, ma Spina non c'era; allora tristi e sofferenti tornarono a casa. Spina non poteva essere trovato, perchè giocando a nascondino si era nascosto dentro..... la tana di uno squalo, ma lui non poteva saperlo perchè era troppo

piccolo. Disgraziatamente lo squalo di nome Jak era in casa e stava osservando Spina.

"Che bel pranzetto, anche se povero di calcio !" disse Jak. Proprio quando Spina stava per essere mangiato, se ne accorse e insieme a Scintilla riuscirono a scappare a casa di Spina. Spina raccontò alla mamma quello che gli era successo allora..... presero una lima per coltelli, si affilarono i denti e uscirono. Trovarono lo squalo e gli saltarono addosso. Lo ferirono ad una pinna e gli tagliarono tutti i denti. Da quel giorno Jak non toccò mai più un pesce persico e un nasello, invece Spina e Scintilla impararono a stare sempre vicino a mamma e papà. Forse Spina e Scintilla si ricordano ancora oggi la loro avventura!

 

IL GRANDE VIAGGIO

un racconto di Luca R. (maggio 1994)

 

C'era una volta , nel Medio Evo, un ragazzo di nome Franklin; lui era alto, biondo con gli occhi azzurri e aveva appena compiuto 18 anni. Tutto iniziò quando Franklin incontrò un coniglio, si mise ad inseguirlo ma ad un certo punto un raggio rosso lo colpì alle spalle e lui si ritrovò piccolissimo in un mondo sconosciuto. Siccome aveva letto la "DIVINA COMMEDIA" pensò di essere nel purgatorio ma poi, vedendo una formica si convinse che era sotto terra; la formica lo prese e gli fece fare un viaggio lunghissimo attraverso dei tunnel. Ad un certo punto la formica si fermò e si nascose dietro una specie di montagnola, che era un tunnel segreto, e si tirò dentro la terra. I due si ritrovarono in un posto molto brutto sporco e soprattutto puzzolente. La formica disse che era la tana dei "ragni puzzolenti"; a questo punto infatti due ragni grossi e puzzolenti si avvicinarono a loro sempre di più. La formica comunicò allora a Franklin che lui era il prescelto per entrare nella puzzo-tana dei ragni e per ucciderne il capo.

A Franklin venne subito in mente un'idea e pensò che se i ragni puzzavano molto, forse una puzza ancor più grande della loro avrebbe potuto ucciderli. Allora i due si armarono di un alimento che fa molto bene ma che puzza tremendamente: "l'aglio"!

Così dopo averne mangiato qualche chilo a testa, andarono dal capo-ragno; la formica abile e coraggiosa sconfiggeva i nemici ragni mentre Franklin, con una corda si calò nel tunnel fino ad arrivare dal capo dei ragni e, visto che aveva mangiato una minestra con tanto aglio, gli alitò proprio sotto al naso. A quel punto il ragno volò via aprendo un buco nella parete. Franklin, per uscire, passò proprio da quel buco ed improvvisamente ritornò nel Medio Evo e nelle sue dimensioni reali. Franklin credeva che fosse stato tutto un sogno ma ad un certo punto si accorse che il suo alito puzzava tremendamente di aglio !!!

 

 

L'ELEFANTE PRESO IN GIRO

un racconto di Federica G. (marzo 1994)

 

C'era una volta un piccolo elefante di nome "Niente Naso": l'avevano chiamato così perché non aveva il naso.

Un giorno "Niente Naso" stava giocando tranquillamente quando ad un tratto gli venne sete; all'inizio si preoccupò perché per lui che non aveva il naso era molto difficile bere ma poi decise di andarci lo stesso. Arrivato al fiume vide Coccodritto, Ippo e Giraf che lo prendevano in giro dicendogli:" Niente Naso non ha il naso: parabonzi bonzi bon!"

A quel punto Niente Naso capì di essere l'unico animale che non aveva il naso.

Una bella mattina arrivò dal Camerun Dunbo che era il cugino di Niente Naso.

Clara, la tigre, cercò subito di mangiarselo; stava saltandogli addosso quando le arrivò una nasata in faccia: era stato Niente Naso. Dunbo allora gli disse: "Guarda ti è cresciuta la proboscide proprio quando ce n'era bisogno!"

Da quel giorno tutti chiamarono l'elefantino "Con il Naso" e lui visse per sempre felice e contento nella savana. Così è finita la storia di "Niente Naso" con il naso.

 

 

LA BAMBINA E IL PONY

un racconto di Sabrina M. e Alessandra Z. (febbraio 1995)

 

C'era una volta una bambina di nome Chiara che aveva un pony di nome Bianca. Chiara, da piccola, dormiva sempre nella stalla con Bianca ma ora era diventata troppo grande e doveva dormire nel suo letto. Un giorno Chiara andò a vedere nella stalla ma Bianca non c'era più. Allora chiamò subito il suo cane Bobbi per andare all'inseguimento di Bianca; la cercarono a lungo ma non servì. Ad un certo punto però sentirono in lontananza dei nitriti; andarono in quella direzione e videro una stalla. Entrarono e videro... Bianca che aveva fatto cinque puledrini. Dopo un pò andarono tutti a casa per fare una sorpresa ai genitori di Chiara: tutti insieme fecero una grande festa per il ritorno della bambina e del suo pony.

 

LA STORIA DI BIANCA, L'ORSA CHE NON CI VEDEVA

di Giulia B. (gennaio 1995)

 

C'era una volta un'orsa di nome Bianca che non ci vedeva perché una volta, mentre due maschi stavano lottando per aggiudicarsela, lei si era intromessa per dividerli ma aveva preso una unghiata negli occhi da ciascuno dei due orsi e purtroppo da quel momento perse la vista.

Bianca aveva due cuccioli; un bel giorno mentre Bianca gli stava insegnando le tabelline e le frazioni si sentirono degli spari. Allora l'orsa disse ai due piccoli di andare dentro la tana perché poteva essere pericoloso. I cuccioli, che non avevano per niente paura degli spari perché non li avevano mai uditi prima, non rientrarono nella tana ma andarono proprio verso gli spari. Ad un certo punto però gli spari finirono e loro non sentendoli più si guardarono intorno e si misero a cercare la loro mamma ma si erano persi. Bianca quando tornò nella tana si accorse che i cuccioli non c'erano; allora si mise a cercarli fuori dalla tana ma siccome non ci vedeva cominciò a disperarsi. Ad un certo punto però sentì un forte profumo di miele così si diresse in quella direzione per chiedere aiuto alle amiche api. Bianca le trovò e raccontò loro la sventura dei suoi cuccioli.

L'ape regina disse che la avrebbero aiutata perché pur essendo piccole erano molto agili nel volare. Prima di tutto le api fecero rilassare Bianca facendola distendere su foglie di edera poi loro andarono a cercare i cuccioli dell'orsa. Per fortuna li trovarono quasi subito appena fuori dal bosco e li riportarono fra le braccia di Bianca. Così da quel momento vissero tutti felici ed contenti fino al giorno destinato alla loro morte.

 

 

IL BAMBINO DI GHIACCIO

una storia inventata in gruppo dai bambini della classe terza (dicembre 1993)

 

C'era una volta , in un paese chiamato Frigolandia, un bambino di nome Mario che mangiava soltanto ghiaccio, indossava vestiti di ghiaccio, portava scarpe di ghiaccio e aveva persino l'orologio e gli occhiali di ghiaccio. Lui non aveva molti amici perchè tutte le volte che giocava con qualcuno, questo si beccava l'influenza e il raffreddore. Quindi non aveva nessuno con cui giocare perchè i suoi amici erano sempre ammalati; così giocava da solo con i cubetti di ghiaccio e costruiva dei giochi bellissimi come i "lego di ghiaccio, gli aeroplanini di ghiaccio, il trenino di ghiaccio, eccetera eccetera" Una notte però venne una strega cattiva di nome Fiammetta che gli sciolse tutti i giochi di ghiaccio; la mattina dopo Mario, al posto dei suoi giochi trovò soltanto acqua così si mise a piangere così tanto ma così tanto che le sue lacrime che erano calde gli sciolsero tutte le cose di ghiaccio che aveva addosso e fu così che dopo due giorni Mario tornò ad essere un bambino normale come tutti gli altri. Felicissimo Mario andò subito a trovare tutti i suoi amici ed insieme giocarono tutto il giorno. Quella notte venne a casa sua la fata buona che, per premiarlo di tutta la tristezza che aveva provato, gli trasformò tutte le pozzanghere d'acqua che erano rimaste in giochi di legno. La mattina dopo la casa di Mario era piena di persone che volevano vedere quei meravigliosi giocattoli; così Mario decise che da grande sarebbe diventato uno dei più bravi costruttori di giocattoli.

 

NOVA E IL DRAGO

una storia inventata da Luca R. (gennaio 1994)

 

C'era una volta, in una grotta di un paese di nome Laisà, un terribile drago gigante che sputava fuoco dal naso e dalla bocca e puzzava come tre popò di dinosauro. Più di mille cavalieri tra coraggiosi e forti erano morti mentre cercavano di ucciderlo. Ma un giorno arrivò in paese un ragazzo molto abile e coraggioso che era riuscito a ferire tre cavalieri che tentavano di derubarlo. La gente pensava che fosse lui il ragazzo prediletto dalla leggenda per uccidere il drago. Questo ragazzo si chiamava Nova e la sua specialità era il boomerang infatti riusciva a tagliare a metà una zanzara da un chilometro di distanza. I suoi capelli erano marron come diceva la leggenda; ma restava solo da provare se riusciva ad indossare l'armatura bianca. Un giorno Nova incontrò per strada un coniglio gigante che chiedeva a tutti quelli che passavano quanto faceva 149.999 + 15.699. Nessuno gli aveva mai risposto. Nova allora ci pensò ed in pochi secondi disse: "Il risultato è 165.698". "Esatto !" disse il coniglio gigante e si fecero amici. Il coniglio disse a Nova che quello era un segno e che era proprio lui lo sfidante di cui parlava la leggenda. Nova non ci credeva così andò a provare l'armatura bianca: gli calzava a pennello ! Così Nova tenne l'armatura ed insieme al coniglio andò nella grotta a cercare il drago. Dopo tre ore di combattimento il ragazzo riuscì a tagliare la testa al drago con il boomerang ma . . . gli ricrebbe più grande di prima. Nel frattempo il coniglio era riuscito a ferire il drago nella coda con un pugnale: uscì tantissimo sangue; così il coniglio capì che quello era il suo punto debole. Nova se ne accorse e dopo altre tre ore di combattimento riuscì a tagliare la coda al drago che morì.

I due tornarono a casa e dopo tanti anni Nova si sposò e diventò Re Nova e il coniglio fu nominato "indovino reale".

 

 

 

IL GABBIANO SFORTUNATO

Un testo collettivo inventato dagli alunni della classe III elementare (novembre 1993)

 

C'era una volta un gabbiano che abitava su una scogliera vicino al mare; questo gabbiano era molto strano, diverso da tutti gli altri perchè aveva le ali piccolissime e un becco grande e grosso: per questo non poteva volare però era bravissimo ad aprire le conchiglie per mangiare i molluschi. Era nato così ma i suoi amici lo prendevano in giro perchè era brutto e lo chiamavano "Picchiatello" perchè assomigliava ad un picchio per via del becco ma anche perchè non sembrava normale come gli altri. Tutti i giorni, quando i gabbiani andavano a pescare, lo lasciavano da solo e lui piangeva perchè nessuno gli voleva bene.

Un brutto giorno però venne un uomo cattivo che, con una rete, catturò tutti i gabbiani che stavano pescando perchè doveva portarli ad un altro uomo che voleva fare una mostra di uccelli. Picchiatello, che era sulla scogliera, vide tutta la scena da lontano e svenne per la paura e l'emozione. Mentre stava ancora dormendo, l'uomo cattivo arrivò sulla terraferma, vide Picchiatello che dormiva svenuto e gli sembrò un uccello raro e mai visto; così lo catturò e lo mise in una gabbia a parte.

Quando Picchiatello si svegliò, si ritrovò in una grande cantina chiuso in una piccola gabbia di legno ed attorno a sé vide tanti uccelli di tutte le specie imprigionati; in lontananza gli sembrò di riconoscere anche i suoi compagni gabbiani rinchiusi in una voliera di legno. Cominciò a piangere disperato perchè aveva paura che gli facessero del male ma nessuno lo poteva sentire perchè là dentro piangevano tutti. Alla notte però gli si accese come una lampadina in testa e si ricordò di avere un becco grande e grosso che era robustissimo così cominciò a beccare le sbarre di legno finché riuscì a romperle e quindi a liberarsi. Quando tutti gli altri uccelli se ne accorsero lo supplicarono di liberarli; Picchiatello nel suo cuore capì che anche se i suoi amici lo prendevano in giro, in quel momento avevano bisogno del suo aiuto. Senza pensarci troppo cominciò a beccare il legno di tutte le gabbie e dopo aver beccato tutta la notte, liberò tutti i volatili rinchiusi. Tutti gli uccelli lo ringraziarono tantissimo e poi velocemente cominciarono a scappar via volando; ad un certo punto qualcuno dei suoi compagni gabbiani si ricordò che Picchiatello non poteva volare così richiamò tutti gli uccelli ed insieme pensarono a come aiutare il loro salvatore. Allora presero dei pezzi di legno rotti, una coperta e quattro corde e riuscirono, usando il becco e le zampe, a legare tutto assieme: gli aironi con le loro zampe lunghe e secche sistemarono i pezzi di legno lungo il perimetro della coperta e i beccaccini con il loro becco aguzzo cucirono le corde sullo straccio. Quindi fecero salire Picchiatello su quella specie di zattera e poi i quattro uccelli più forti di tutti: un'aquila, un gufo, un'oca e un pellicano, presero ciascuno una estremità della corda, si alzarono in volo e lo portarono a casa. A Picchiatello sembrava proprio di essere un re: era contentissimo perchè i suoi compagni avevano capito che tutti, anche i più forti, hanno bisogno di qualcuno diverso da loro.

Da quel momento nessuno lo chiamò più Picchiatello ma tutti decisero di chiamarlo Salvatore proprio perchè li aveva salvati tutti dalla prigionia. Salvatore si sposò con una bellissima femmina di gabbiano ed insieme fecero due gemelli che diventarono i più bravi apritori di conchiglie di tutto lo stormo di gabbiani. Così vissero tutti insieme aiutandosi felicemente.

 



Questa pagina è stata realizzata da:
Mauro Presini, insegnante della Scuola elementare "B.Ciari" di Cocomaro di Cona (FE)