Nadine Gordimer, premio Nobel per la letteratura, in occasione del prestigioso
riconoscimento, nella sua prolusione, ripercorre le ragioni che l'hanno resa una
scrittrice: "...credo mi si possa definire una scrittrice naturale ... da bambina lo
facevo per la gioia di cogliere la vita attraverso i sensi, attraverso l'aspetto, il
profumo e la percezione delle cose..."
Le parole, che descrivono o reinventano la realtà, propongono sempre un
rapporto con la vita, con le sue rappresentazioni simboliche e con la quotidianità dei
suoi ritmi.
Le parole sono permanenti chiavi di accesso al sistema relazionale anche
quando si muovono nella fantasia dei giochi infantili; sono veicoli di
comunicazione, di scambio con "storie culturali e comportamentali" che spesso non
coincidono con l'attualità individuale.
Le parole incontrano gestualità spesso, inconsapevolmente uguali nel tempo.
Le "conte" sono un esempio stimolante di tradizione e di memoria collettiva,
di viaggi nel tempo.
Io ho trascorso un'infanzia ricca di giochi di cortile e di strada e ho un ricordo
vivace delle dinamiche di quei giochi di gruppo rumorosi, a volte anche rissosi.
I criteri di scelta dei turni e delle esclusioni, le formule fantasiose di
identificazione delle regole, i riti che accompagnavano i ritmi del gioco, sono parti
della mia vita infantile indissolubili dal ricordo dei luoghi e degli amici che con me
condividevano l'avventura ed il divertimento semplice, povero di sussidi ludici, ma
ricchissimo di creatività ed emotività.
Osservo spesso i bambini e per deformazione professionale cerco di
"catturare" i tratti della loro originalità comunicativa e pur nella evidente diversità
dei bambini "moderni" è ancora possibile riconoscere le tracce di una memoria
inconsapevole che riaffiora quando il ritmo del gioco si abbandona alla spontaneità
e alla naturalità dell'inseguirsi, del nascondersi, del ritrovarsi.
Riaffiorano parole e gesti comuni all'infanzia di altre generazioni, affidate a
"conte" e filastrocche.
Questi viaggi nel tempo e nella memoria, così salutari per i nostri bambini
sempre meno abituati alla dimensione psicologica del gruppo, sono lo sfondo della
splendida ricerca realizzata dagli alunni della scuola elementare "Bruno Ciari" di
Cocomaro di Cona.
Viaggi nel tempo e attraverso luoghi diversi, lontani geograficamente eppure
"vicini" nelle suggestioni del gioco e del divertimento.
Esempi di una "ancora" possibile funzione creativa del gioco.
Questa ricerca ha un valore simbolico per noi tutti, amici dei bambini;
sostenitori del loro diritto di cittadinanza sociale.
Un diritto di comunicare e di ritrovare il valore del "crescere insieme", contro
le minacce di solitudine e di vuoto creativo che incombono, purtroppo,
quotidianamente su adulti e bambini.
L'ASSESSORE ALLA PUBBLICA ISTRUZIONE
(Dott.ssa Paola Castagnotto)