Nella cultura orale/tradizionale le rime infantili avevano la funzione di fornire
una primaria forma d'intrattenimento e di comunicazione verbale. Con il
trascorrere degli anni, il repertorio linguistico del bambino veniva ad
arricchirsi progressivamente di nuovi testi formalizzati (conte, filastrocche,
scioglilingua, ecc.), appresi dagli adulti e dai coetanei, che consentivano di
facilitare l'instaurazione di rapporti socializzanti con motivazioni sia ludiche
sia del vivere quotidiano. Non sempre le rime erano specificatamente create
per il (o dal) mondo infantile, ma ad esso potevano pervenire anche dopo la
perdita di altre funzioni comunitarie, spesso di carattere magico-rituale.
La ricerca di queste forme popolari attivata dalla scuola elementare "Bruno
Ciari" di Cocomaro di Cona nella sua prima fase attuativa ha costituito un
approccio alle modalità culturali del passato e, al tempo stesso, ha offerto
nuovi motivi d'incontro tra insegnanti, alunni e testimoni della cultura
tradizionale (nonni, genitori, ecc.).
Le tradizioni popolari intese come studio di storia civile avevano già trovato,
nel settecentesco "secolo dei lumi", un loro convinto ed appassionato
propugnatore in Ludovico Antonio Muratori, il quale - nel suo secondo volume
delle Opere (Della pubblica felicità) - asseriva che sarebbe stato di "pubblico
benefizio" e di "pascolo giovevole" conoscere "quali costumi professassero gli
antichi Romani, Egizziani, Persiani, le repubbliche della Grecia e simili altri
popoli colti dell'antichità, e quali fossero le loro leggi, la milizia, la mercatura,
la navigazione, ecc.". Una tra le tante motivazioni addotte dal grande studioso
per incoraggiare tali studi è, senza ombra di dubbio, ancora oggi di grande
attualità: "Infin ciò che era difettoso in essi, chi sa che non aiuti noi a
correggere gl'inganni, errori e mancamenti nostri?".
L'approfondimento della ricerca attraverso i moderni sistemi informatici ha
caratterizzato la seconda fase operativa della scuola elementare "Bruno Ciari"
di Cocomaro di Cona ed ha consentito, da un lato, un arricchimento
demologico-informativo di grande portata quantitativa e qualitativa e,
dall'altro, di comprendere - a dispetto di quanto oggi si vada sciaguratamente
affermando da qualche parte - che la conoscenza delle culture "altre" e delle
etnie contribuisce ad affratellare i popoli e non a dividerli.
Il secondo fascicolo di questa raccolta renderà piena testimonianza di quanto
andiamo affermando.
Gian Paolo Borghi
Responsabile del Centro
Etnografico Ferrarese
PICCOLA GUIDA BIBLIOGRAFICA
Poiché le filastrocche infantili presentano caratterizzazioni sufficientemente
omogenee in molte aree elenchiamo, a titolo esemplificativo, alcuni titoli sia di
carattere generale sia relativi alla nostra regione precisando che ogni volume
citato riporta a sua volta altri suggerimenti bibliografici:
M. BORGATTI, Folklore emiliano raccolto a Cento, Firenze 1968; L.
CASSINADRI - L. PANTALEONI, Arin bucin. Filastrocche popolari
emiliane, Correggio (Reggio Emilia) 1983; T. DE MAURO - M. LODI,
Lingua e dialetti, Roma 1979; M. DI STEFANO - R. GOITRE, Ari bari cutiri
cutari. Rime infantili del piacentino per l'educazione musicale di base,
Piacenza 1979; G. FERRARO, Canti popolari piemontesi ed emiliani (a cura
di R. Leydi e F. Castelli), Milano 1979; ID., Ambarabà, Milano 1979; S. LA
SORSA, Come giuocano i fanciulli d'Italia, Napoli 1937 (rist. anast., Milano
1979); P. TOSCHI, Guida allo studio delle tradizioni popolari, Roma, 1941;
O. TREBBI - G. UNGARELLI, Costumanze e tradizioni del popolo
bolognese, Bologna 1932 (rist. anast., Sala Bolognese 1976).