IL NUOVO VOLTO DELLA CITTA'


Nel secolo quindicesimo le città italiane conservavano ancora un aspetto medievale.
In molte città, come a Firenze, le vie erano impacciate dagli sporti che sostenevano loggiati e balconi, dalle travi e puntelli di portici di legno che univano case appartenenti a famiglie dello stesso parentado.
La mancanza di norme civiche abbandonava le vie all'accumularsi dei rifiuti, dei resti della lavorazione dei macellai, cuoiai, tintori.
Le vie, polverose di solito, con le piogge diventavano intransitabili pozzanghere.
Nel Rinascimento nascono esigenze urbanistiche nuove: si sente il bisogno di vie più larghe e più pulite e senza sovvertire quelle che erano le tradizioni urbanistiche medievali, s'incomincia a ritornare alle norme classiche della regolarità, della simmetria, a comprendere l'importanza dello spazio libero per favorire la contemplazione delle costruzioni, la bellezza della visione panoramica.

LA NUOVA ARCHITETTURA URBANISTICA


Nel 1400 e ancor più nel 1500 la città diventa il centro di uno stato che si regge su equilibri politici.
Il potere era concentrato nelle mani e nella figura del "Signore" che traccia le linee dell'azione politica e orienta e determina, come grande committente e mecenate, la cultura architettonica e la definizione anche urbanistica della "sua" città.
La città diventa, pertanto il prodotto di scelte e di programmi decisi dal signore nei quali erano coinvolti i vari artisti.
Il fatto urbanistico più rilevante nella Firenze del 1400 è la presenza del palazzo della famiglia nobile.
Costruendo o meglio innalzando palazzi, raddrizzando le strade, si realizza una modifica della città precedente mettendo in discussione il passato ed aprendo la città verso nuove concezioni urbanistiche.
Firenze è, all'epoca, una città divisa in quartieri, ciascuno con una chiesa dominante, una direttrice extraurbana ed una famiglia egemone: i Medici a San Lorenzo, i Frescobaldi a Santo Spirito, i Guicciardini sulla direttrice della Cassia, i Rucellai a Santa Maria Novella.
A ciascuna famiglia apparteneva un palazzo, una loggia, una chiesa, una cappella funeraria, un quartiere e una villa.
Dal punto di vista più strettamente urbanistico nel Rinascimento emerge il ricorso allo strumento del progetto come mezzo per controllare i risultati prima di iniziare le varie costruzioni.
L'esempio tipico del nuovo ruolo che assume l'architetto è quello del  Brunelleschi a Firenze.
Tra il 1420 e il 1446 Brunelleschi realizza da solo la nuova architettura di cui la cupola ne è l'esempio più significativo.
Si diffonde anche l'uso del trattato come repertorio di soluzioni da adottare.
Tutto questo porta ad esaminare meglio il rapporto fra i modelli e le operazioni cioè fra città ideale e città reale.