Nel 1400 a Firenze,
con l'assunzione del potere politico reale prima da parte di un ristretto
numero di famiglie della più ricca borghesia, poi in prima persona
dai Medici,
si definisce il tipo del palazzo non solo come residenza della nuova aristocrazia
cittadina, ma come simbolo del potere e monumento urbano.
Attraverso l'opera del Brunelleschi,
Michelozzo,
Alberti
Benedetto
da Maiano il palazzo italiano trova la sua codificazione tipologica
ed espressiva. Rispetto all'edilizia residenziale delle classi medie ed
anche degli esempi trecenteschi, il palazzo della nuova aristocrazia
borghese si distingue per le maggiori e imponenti dimensioni.
Il palazzo rinascimentale del " Signore"
era costituito, generalmente, da un'armoniosa e compatta struttura geometrica,
la cui superficie esterna era suddivisa in vari piani per mezzo di cornici
orizzontali.
Le superfici esterne erano alleggerite da numerose finestre ed erano
rivestite da pietre più o meno sporgenti. Questo rivestimento, che
crea per effetto della luce una decorazione di chiari e scuri sulle superfici,
si chiama bugnato.
Un cornicione sporgente e decorato completava in alto l'edificio.
All'interno del palazzo si apriva l'ampio cortile, circondato nella
parte inferiore da un portico sostenuto da colonne, ispirate alle costruzioni
antiche, greche e romane.
Nella parte superiore vi erano numerose finestre che consentivano all'aria
e alla luce di entrare nelle stanze, rendendo luminosi gli ambienti.
Nel Rinascimento
il palazzo signorile si apriva nella piazza che ne costituiva quasi l'estensione
nello spazio urbano.
La piazza, dunque, non rappresentava più come nel passato, un
luogo di riunione della comunità, ma diventò l'ambiente che
valorizzava il palazzo patrizio e la potenza dei signori che vi abitavano.
I palazzi principali di Firenze sono: Medici, Rucellai,
Strozzi,
Pitti.