UMANESIMO E RINASCIMENTO

Alle soglie del XV secolo, l'Italia è divisa in piccoli stati, forti politicamente ed economicamente. In questo clima di generale benessere, le città s'ingrandiscono e s'arricchiscono di palazzi signorili nei quali si svolge un'intensa attività culturale: ricerca scientifica, filosofia, poesia, musica, danza. Al centro degli interessi si colloca ora l'uomo, in tutte le sue risorse morali e intellettuali. Il mondo che ci circonda è visto non più come uno scontro di forze misteriose, spiegabili solo con il disegno divino, ma come una realtà ordinata da leggi, che l'ingegno umano può scoprire e padroneggiare. Umanesimo è il nome che si dà a questa tendenza del pensiero. Come i letterati riscoprono e studiano le opere della letteratura classica, così gli artisti riconoscono nelle opere dell'antichità un modello da studiare e da riproporre sia pure in forme nuove. L'Umanesimo valorizza il singolo uomo, l'individuo. Anche l'artista rivendica la propria individualità. Ora l'artista si sente un "creatore", che realizza la propria genialità fin nel momento in cui elabora il progetto della propria opera. E' per questo che assistiamo in questo secolo all'emergere di straordinarie personalità artistiche. Il centro più vivace della cultura umanistica è Firenze, nella quale la famiglia dei Medici impone gradatamente la propria signoria. Con Lorenzo dé Medici, nella seconda metà del secolo Firenze conoscerà il suo massimo splendore.
 
 

TERMINE RINASCIMENTO

Nel  cinquecento la situazione politica italiana si fa più instabile. L'Italia frazionata in piccoli stati, è debole e subisce l'invasione di Francia e Spagna, le due grandi monarchie assolute che lottano fra loro per il predominio in Europa.
Nonostante ciò, l'Italia continua a essere il centro propulsore di una grande vitalità culturale, indicata con il termine Rinascimento. Gli ideali dell'umanesimo si sono ormai affermati e diffusa è la sensazione di vivere in un età di rinascita dell'uomo dopo i secoli bui del Medioevo.