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Parte terza

Un monitoraggio dei siti delle scuole italiane

 

 

Capitolo VII

Scuole italiane e WWW: la telematica al servizio dell'apprendimento

 

 

 

 

7.1. Un criterio per la selezione delle esperienze: la produzione in proprio di materiale didattico

Come già accennato nel corso dei precedenti capitoli, le attività che le scuole possono intraprendere in rete sono molteplici: si va dalla consultazione di siti e banche dati realizzati da altri (cataloghi di biblioteche, di materiale didattico multimediale, siti di musei, centri di ricerca scientifica...) alla realizzazione di pagine Web informative sulla scuola, fino alla messa in comune di materiale, sia "operativo", come software applicativo per la risoluzione di problemi, o per l'apprendimento delle lingue straniere, ecc. sia consultivo (ipertesti sulla propria regione o sulla propria zona, diffusione on line di ricerche sui più disparati argomenti...). In queste fasi interviene trasversalmente in maniera più o meno accentuata l'attività di collaborazione tra studenti e alunni di una stessa scuola e, aprendosi ad altre realtà, con ragazzi di scuole lontane. Definisco questo aspetto "trasversale" poiché esso non costituisce in genere un fine in se stesso, se non nel caso della pratica linguistica, ma è piuttosto il fondamento e l'accompagnamento di ogni confronto, ricerca e produzione di materiali che siano utili per chi li ha realizzati ma anche per chiunque altro possa averne bisogno. La misura in cui, di fatto, la collaborazione è presente in rete e favorisce la realizzazione di progetti comuni è indice di un maggior o minor utilizzo della rete nelle potenzialità che più le sono proprie, come strumento di interconnessione, di contatto tra realtà culturalmente e geograficamente lontane. Di questo mi occuperò nel capitolo che segue.

Delle varie opportunità di utilizzo della rete (reperimento di informazioni, chat lines...), ne ho scelta una che mi pare didatticamente rilevante ed alla luce di questa ho condotto una ricerca in rete sulle scuole che dispongono di un proprio spazio Web: si tratta della produzione in proprio di materiale didattico. La scelta di questo criterio-guida è stata dettata da alcune cosiderazioni di fondo circa il ruolo innovativo che la rete può ricoprire rispetto a sistemi di insegnamento-apprendimento tradizionali. Ho già sottolineato in precedenza quanto l'avvento della telematica abbia facilitato ed aperto a nuove, diversificate possibilità, le attività tradizionalmente fatte nella scuola: per le ricerche degli studenti non ci si deve più arrabattare tra le scarne o assenti risorse dell'enciclopedia di casa o della biblioteca di paese e visite di poche ore, ma ci si può servire delle tante informazioni reperibili in rete; si può poi pian piano imparare a produrre da sé pagine da pubblicare on line, sia anche al solo scopo di perfezionare le competenze informatiche, dunque con scarsa attenzione ai contenuti. Si tratta pur sempre, nondimeno, di attività che vanno ad arricchire il curriculum del singolo studente che le intraprende, o il prestigio della scuola che se ne fa paladina.

Il Web però offre un'opportunità in più, anch'essa forse radicata nel passato, poiché è vero che anche prima di Internet c'erano scuole che svolgevano attività di collaborazione e si scambiavano materiale didattico, ma molti di più erano i casi in cui i prodotti realizzati in seno ad una scuola o addirittura ad un gruppo-classe restavano patrimonio, non condiviso, non allargato, di quel solo nucleo. Con i collegamenti telematici oggi disponibili, è possibile contattare partners per la realizzazione di una ricerca comune, o condurre un'esperienza su uno stesso argomento per poi confrontare i risultati, o ancora mettere a disposizione di altri alunni ed insegnanti software per l'apprendimento di una disciplina... il tutto con la comodità di contatti rapidi e di rapida visualizzazione dei risultati della ricerca.

In termini generali, a prescindere dalla sua pubblicazione o meno su Web, la realizzazione in proprio di software è per le scuole una sfida ed una grossa risorsa, per almeno quattro buone ragioni:

  1. In ambito didattico il materiale edito dalle case produttrici di software non è molto abbondante, specie quello in italiano e conforme ai programmi ministeriali;
  2. Anche ammesso che la scelta di prodotti commerciali fosse più ampia, non è detto che essa risponda alle esigenze specifiche di utenti con situazioni scolastiche, logistiche, configurazioni hardware specifiche;
  3. La scarsità di fondi è comunque un forte deterrente all'acquisto di software didattico sul mercato, talvolta offerto a prezzi proibitivi;
  4. Realizzare in proprio significa essere maggiormente consapevoli delle logiche che governano un programma applicativo o un ipertesto, imparare non solo a navigare servendosi dei links ma a saperne creare di significativi. Non è sempre facile infatti ed anzi richiede una buona dose di abilità e dimestichezza col mezzo, individuare tra le parole che costituiscono lo scheletro di un ipertesto, la sua struttura portante, quelle che necessitano di un approfondimento, di un arricchimento con immagini, o ulteriori specificazioni testuali. Insomma, a chi produce in proprio è richiesta la capacità di aggiungere percorsi, chiavi di lettura, suggerimenti che non realizzino un mero aumento di rumore, di complessità, ma rappresentino un'apertura costruttiva e pertinente, un'occasione per riflettere o conoscere meglio l'argomento proposto.

Quanto poi alle argomentazioni in favore di una pubblicazione in rete dei propri prodotti, se ne segnalano almeno due:

  1. Altri studenti, di altre scuole, possono beneficiare del lavoro svolto, consultandolo on line o scaricandolo sul proprio hard disk: ne può nascere un confronto ed un eventuale proseguimento del progetto a più mani. Non solo poi i nuovi utenti del software apprenderanno dai contenuti, ma potranno a loro volta trarre spunti utili per un eventuale lavoro in proprio (vedere come ad esempio un ipertesto sulla storia è stato strutturato, quali approfondimenti sono stati presentati, ecc. e servirsene per la realizzazione di un lavoro analogo);
  2. Il formato HTML costituisce una risorsa condivisibile da chiunque disponga di un Web browser: indipendentemente dalla piattaforma e dai programmi specifici di cui ciascuna scuola dispone sui propri computers, si potrà dunque contare su un canale comune e di facile navigazione.

 

7.2. Fonti e modalità di catalogazione

Nel tentativo di stabilire quanti sono, rispetto al totale degli istituti oggi in rete, quelli che offrono materiale didattico realizzato in proprio, ho visitato e "catalogato" 1272 istituti, dalle scuole materne fino alle medie superiori, individuati grazie ad alcuni databases, anch'essi on line, costantemente aggiornati con la segnalazione di nuove scuole che fanno il loro ingresso in Internet.

In particolare per le medie superiori (il valore più cospicuo, per un totale pari a 1031, tra coloro che dispongono di un accesso ad Internet ed un recapito di posta elettronica e coloro che hanno realizzato proprie pagine su Web) il riferimento principale è stato il database aggiornato al 12 giugno 1997 a cura dell'Ipsia GALVANI-SIDOLI di Reggio Emilia, disponibile all'indirizzo http://www.rcs.re.it/~galvani/scuole1.htm (non dovrebbero esserci state grosse variazioni in termini di defezioni o di nuovi accessi, se si considera che l'ultimo rilevamento coincide con la chiusura estiva delle scuole). Ho scelto questo, tra i tanti elenchi con relativi links proposti da centri di ricerca, di documentazione o singole scuole, poiché era quello di gran lunga più completo ( a fronte dei 1000 censiti dal Galvani-Sidoli, altri elenchi offrivano al più 300-400 casi,...). In più, esso era apparso anche in alcune riviste, nelle rubriche dedicate ad Internet, come una delle recensioni più aggiornate e complete: rispetto ad altri elenchi, ha dunque ricevuto una pubblicità maggiore, così che è probabile che una scuola neofita della rete, abbia contattato questo piuttosto che altri siti meno noti per essere inserita in elenco.

Per via di problemi tecnici sorti nel visualizzare la pagina relativa alla Calabria, per quella regione mi sono riferita al database curato dalla Biblioteca di Documentazione Pedagogica (BDP) di Firenze (http://linux.bdp.fi.it/elenscre.html ), dal quale pure ho attinto gli elenchi delle scuole materne, elementari e medie inferiori con proprio URL. Mentre l'istituto di Reggio Emilia ha censito anche scuole con sola posta elettronica, quest'ultima fonte raccoglie quasi esclusivamente scuole che dispongono di uno spazio su WWW.

Questa indagine, pur coinvolgendo un numero consistente di istituti, non può ovviamente dirsi completa: il network all'interno del quale viene condotta è talmente vasto e sfuggente da non permettere una quantificazione univoca e definitiva del fenomeno (tanti e tanto diversificati sono i canali attraverso i quali una scuola può ottenere il proprio spazio in rete; e tanto difficile è realizzarne un costante censimento). Anziché pretendere di rendere conto della totalità, in termini quantitativi, di istituti presenti in rete, ho preferito dunque privilegiare un'analisi di tipo qualitativo: preso un certo numero di scuole, ho tentato di catturare le diverse modalità di approcciarsi alla rete, i diversi contenuti inseriti nel proprio spazio Web.

Escludendo i 482 casi in cui era disponibile il solo recapito di E-mail, per ciascuno dei restanti 790, ho visitato il relativo sito. Come già accennato, il criterio-guida nell' "inventariare" le pagine HTML è consistito nel saggiare la ricchezza contenutistica in termini di produzione di materiale didattico, di immissione di stimoli da parte degli studenti. Le 3 tipologie ricorrenti di Web publishing per le scuole italiane sono le seguenti:

Per chi rientra in quest'ultima tipologia, la decisione di produrre in proprio può scaturire da molteplici spunti: un concorso indetto a livello locale per la salvaguadia dei beni ambientali, il solo desiderio di dare un proprio contributo, la partecipazione a progetti che coinvolgono altri istituti, magari anche esteri (quale occasione più ghiotta per incontrarsi e conoscersi, approfondendo ciascuno dal proprio punto di vista tematiche analoghe?). Mi occuperò di queste ulteriori specificazioni e delle implicazioni di ciascuna di esse su cosa si produce e quale visibilità esso avrà, nel prossimo capitolo, descrivendo nel dettaglio alcuni singoli esempi.

 

7.3. Uno sguardo alle cifre

In primo luogo, collochiamo l'oggetto dell'analisi, ossia le scuole con collegamento telematico (sia attraverso la sola posta elettronica, che con la possibilità di navigazione in rete o la presenza di proprie pagine) entro il riferimento generale delle scuole italiane: a fronte di oltre 65000 istituti sul nostro territorio (somma delle materne, elementari, medie inferiori e superiori), quelli che attualmente dispongono dei suddetti servizi sono in numero decisamente ridotto, 1272 a quanto risulta dalle mie ricerche, numero che non dovrebbe differire di molto dal totale rilevabile fino all'inizio del nuovo anno scolastico '97-'98. Allo stato attuale è ancora consistente l'asimmetria con il numero totale delle strutture formative, che per la stragrande maggioranza non sono state toccate dalla "rivoluzione telematica", almeno non tanto da dotarsi di strumenti per concretizzarla entro le proprie mura. Se si considera tuttavia che nel corso degli ultimi due-tre anni il numero di istituti in rete ha subìto un'enorme impennata, si può prevedere che entro breve - grazie anche al piano di sviluppo delle nuove tecnologie varato dal Ministero della Pubblica Istruzione per il quadriennio '97-2000 e ad altre, numerose iniziative in corso o in via di attuazione (i Netd@ys, le iniziative di singole reti civiche, di consorzi di scuole, di enti di ricerca, ecc.) - la cifra sia destinata a salire costantemente ed in maniera esponenziale.

Delle 1272 scuole registrate (Figura 1), una percentuale piuttosto alta dispone del solo recapito di posta elettronica (482): si tratta comunque di un buon segno, poiché significa che questi istituti hanno le carte in regola per una partecipazione concreta alle attività svolgibili on line. Se già tramite la posta elettronica ci si rende conto della rapidità nelle comunicazioni, di quanto vengono snellite certe pratiche burocratiche, ecc., il passo verso la piena implementazione di tutte le risorse a disposizione è breve. Nelle scuole che non presentano proprie pagine in WWW ma che tuttavia dispongono di un E-mail address si danno due possibilità: o esiste soltanto l'indirizzo elettronico; oppure la scuola oltre a questo ha anche un contratto per la navigazione in rete. In quest'ultimo caso, è ancor più probabile che, girovagando tra le pagine di altre scuole, ci si imbatta in progetti ben svolti, che inducono a replicare a propria volta, o che si venga a sapere di concorsi o sovvenzioni per chi produce materiale proprio e si colga l'occasione per provarci.

Per coloro che invece già dispongono di un proprio spazio, sul totale delle scuole si nota come da un lato ci sia un numero pressochè analogo di pagine con informazioni sui corsi forniti e sul come arrivarci (alle quali di solito gli studenti non mettono neanche mano, essendo compilate da presidi o insegnanti oppure, su loro commissione, da un incaricato del servizio che fornisce l'accesso a Internet) ed altre che presentano qualcosa di più: raccolte di poesie, di immagini realizzate dagli studenti, presentazione on line del proprio giornalino d'istituto, indicazione di links interessanti dal punto di vista didattico o d'intrattenimento...Rispettivamente queste tipologie ammontano ad un 23% ed un 22 % sul totale di 1272.

Si colloca invece su valori più bassi il numero di scuole che hanno prodotto materiale didattico e lo propongono sul proprio sito: la percentuale è qui dell'11%. Si nota però, nell'osservazione delle percentuali sui diversi gradi di scuola, una discrepanza, precisamente per quel che concerne le scuole medie inferiori, della quale mi occuperò tra breve.

Prima di commentare i valori per ogni livello scolare, devo fare un'ulteriore, doverosa precisazione: delle 1272 scuole "schedate" dalle due fonti alle quali ho fatto riferimento, 73, che avrebbero dovuto possedere un indirizzo http, sono risultate irreperibili a partire dal link relativo: in alcuni casi può essere stato trascritto male da parte dei responsabili del database l'esatto indirizzo al quale la selezione di quella scuola puntava, cosìcchè il server su cui doveva trovarsi non lo riconosceva e lo rinviava come assente; è altresì possibile che le scuole mancanti all'appello disponessero in passato di uno spazio, che poi hanno lasciato. Se è vera quest'ultima ipotesi e nel caso la home page della scuola non sia stata sostituita o spostata presso un altro server, essa rappresenta un campanello d'allarme: ci sarebbero scuole che, sull'onda della generale eccitazione e fiducia incondizionata nei confronti delle nuove tecnologie, vi si sono buttate senza le necessarie conoscenze su come fare un uso corretto e creativo di questi strumenti, il che si è tradotto in una rapida caduta d'interesse. Altrettanto può dirsi per un certo numero di quelle scuole il cui sito contiene soltanto qualche scarna informazione sull'istituto: pur avendo conservato il proprio spazio sul Web, non l'hanno più aggiornato da uno o due anni. Internet è uno strumento dinamico, che offre continuamente nuovi servizi, nuove pagine, dunque il miglior modo per sfruttarlo è stare al passo, attingendo risorse e stimoli, "rimbalzando" poi a propria volta il risultato di quelle sollecitazioni.

 

7.3.1. Le scuole medie superiori (Figura 2)

Gli istituti superiori non si discostano dal quadro generale, il che non stupisce dal momento che essi costituiscono i 4/5 delle 1272 scuole visionate, con un totale di 1031 a fronte di 70 materne ed elementari e 171 medie inferiori. Ad onor del vero, di queste 1031 sono soltanto 550 a disporre di un proprio spazio sul WWW, valore che comunque supera nell'ordine delle centinaia quello dei restanti sottogruppi. Qui, come negli altri casi, sono molto più abbondanti, rispetto a quelli che presentano materiale didattico autoprodotto (83), i siti che, o si limitano a poche informazioni "di servizio" (190), o propongono altri spunti, come propri commenti, giornalino, links ad altri siti, ecc. (220). Diversamente da quanto accade negli altri sottogruppi, a prevalere qui è però la seconda di queste due opzioni, pur, ripeto, restando i valori sostanzialmente vicini. Se dunque da un lato si può dire che il materiale didattico autoprodotto viene fornito solo dall'11% degli istituti visitati, tuttavia si avverte una spinta verso un approccio attivo e responsabilizzante alla rete: più che altrove ci si accorge che Internet può essere qualcosa di più di una lavagna sulla quale apporre semplicemente il proprio nome. Se non altro ci si può far conoscere meglio, non solo la scuola come struttura ricettiva, ma anche chi ne fa parte, studenti e insegnanti che hanno uno spazio a disposizione per dire la loro e per suggerire percorsi in rete, siti che meritano di essere visitati...

Un'ultima nota meritano le scuole superiori: se è vero che il totale delle scuole italiane (dalle materne alle superiori appunto) è di ben 65000, di queste solo 7800 circa sono le secondarie, il che significa che all'incirca un istituto su otto utilizza servizi di rete. E' un dato promettente per il nostro paese, che si è avvicinato ad Internet in ritardo rispetto al resto del mondo e ad altri paesi europei (in particolar modo i paesi scandinavi).

 

7.3.2. Le scuole medie inferiori (Figura 3)

Quella delle scuole medie, rispetto alle superiori ed alle elementari e materne è una situazione anomala, che oscilla tra i due estremi del sito come trasposizione elettronica di un volantino cartaceo d'istituto e l'impegno nella realizzazione e pubblicazione on line di materiale didattico. Se da un lato è infatti vero che qui le pagine con sole informazioni di base sulla scuola ammontano ben al 45% del totale, è vero d'altro canto che la percentuale di istituti che presentano materiale didattico di propria realizzazione è pari al 27%, valore che supera anche quello dei siti con contenuti più vari ma non strutturati a fini didattici (riflessioni personali degli studenti, links a siti di altri...). Negli ultimi anni i programmi delle elementari e dei livelli successivi d'istruzione hanno introdotto criteri più flessibili rispetto alla rigidità che li contraddistingueva (ossia netta separazione delle materie, insegnamenti di tipo tradizionale), aprendo le porte al principio della interdisciplinarietà, riconoscendo valore ad altre forme espressive che non il solo componimento scritto (educazione all'immagine, approccio alle nuove tecnologie) ed avvicinando sin dall'infanzia i bambini alle lingue straniere. Ciò è riverberato in una valorizzazione delle nuove tecnologie multimediali, che integrano immagini, scrittura, suoni. Se fino agli anni '80 l'ingresso del computer nelle scuole ha coinciso con la sperimentazione informatica, ossia con l'apprendimento dei vari linguaggi di programmazione allora in auge (Pascal, Basic), attualmente lo si utilizza per finalità più creative e coinvolgenti per lo studente. Proprio in chi, oggi, frequenta le scuole medie sembra si stia concretizzando questo nuovo "spirito".

 

7.3.3. Le scuole materne ed elementari (Figura 4)

Il numero di scuole materne ed elementari con un proprio sito Internet è decisamente ridotto (70 visionate), soprattutto se si considera che questi istituti coprono, insieme, circa i 3/4 del totale di 65000 (poco meno di 48000). Se l'uso del computer si va diffondendo anche nelle elementari, tuttavia la telematica ancora non è stata introdotta massicciamente. Forse qui, come e più che per le altre fasce scolastiche, mancano le risorse finanziarie che tale introduzione richiederebbe e poiché l'obiettivo prioritario è l'alfabetizzazione alla lettura ed alla scrittura, l'alfabetizzazione informatica assume rispetto alla prima una posizione marginale.

Per lo più, i siti afferenti alle scuole materne ed elementari sono realizzati dalle Direzioni Didattiche di zona, dunque è probabile che i bambini non sappiano nemmeno della loro esistenza. Poiché non vengono realizzati a fini didattici ma amministrativi, essi rientrano prevalentemente nella categoria dei siti con scarne informazioni di servizio (29 su 70, pari a circa il 42% del totale dei casi). Sul fronte opposto, i siti con materiale didattico autoprodotto sono soltanto 8, in percentuale il valore più basso di ogni altra fascia scolare. E' comunque comprensibile che un bambino fino ai dieci anni non sia ancora in grado di gestire in proprio un programma di authoring web, o per la realizzazione di ipertesti, o ancora per la creazione di software didattico (essi ne saranno semmai i potenziali fruitori): infatti anche nei casi in cui appaiono prodotti multimediali didattici, la loro trasposizione in formato HTML è a cura di un docente o di un operatore tecnologico.

7.3.4. La presenza in rete per tipo d'istituto (Figura 5)

La presenza più massiccia in rete è quella degli istituti professionali, che contano 410 scuole collegate su un totale nazionale di 1423 sedi (per una percentuale pari a quasi il 30%). Questa tipologia d'istituti ha il proprio punto di forza nella manualità, nella sperimentazione pratica, attiva di ciò che si studia. Il libro di testo è un accompagnamento ed una specificazione di ciò che nei laboratori, nelle aule si prova in concreto. Un approccio di questo tipo ha sicuramente facilitato l'introduzione delle nuove tecnologie, che prevedono un'interazione costante tra utente e macchina, dunque una responsabilizzazione del primo in atti concreti, manuali ed intellettuali al tempo stesso.

Seguono gli istituti tecnici, con una preponderanza degli istituti tecnici commerciali e, soprattutto, industriali (sulla scia delle sperimentazioni informatiche e delle specializzazioni, attivate in numerosi di essi, nel ramo "nuove tecnologie"): il numero è di 381, su un totale di 1641 istituti (23% circa). In particolare, per gli istituti tecnici industriali la presenza in rete è superiore ad 1/4 del totale. Licei ed istituti magistrali sono invece presenti in una quantità all'incirca dimezzata rispetto agli altri due tipi di scuole: il loro numero si aggira, complessivamente, attorno alle duecento unità, su un totale in Italia di 1293: mentre i valori relativi ai licei scientifici sono simili a quelli degli istituti tecnici industriali e commerciali, ginnasi e magistrali si dimostrano tuttora refrattari ad accettare le nuove tecnologie nel proprio curriculum, preferendo un'impostazione tradizionale di stampo umanistico e centrata sul libro di testo.

Gli altri tipi di istituti (istituti d'arte, licei artistici, musicali, linguistici, collegi) sono presenti in misura minima: all'incirca una quarantina su un totale di almeno 1039 (considerando le sole scuole statali). Di questi, quelli sicuramente più attivi sono gli istituti d'arte (28), che spesso trovano, nella rete, un serbatoio inesauribile di stimoli creativi e vi inseriscono a loro volta stimoli, lavori, suggestioni.

 

7.3.5. La distribuzione sul territorio

Quali sono le aree del nostro paese nelle quali le scuole sono maggiormente impegnate in attività telematiche? Dove si riscontra, a livello geografico, una concentrazione o una carenza di istituti on line? Per rispondere a queste domande ho rapportato il numero di istituti in rete per ciascuna regione con il totale di istituti presenti in quell'area.

Premetto che, data la scarsità di casi riscontrati per le scuole materne ed elementari, rispetto al totale di questi istituti sparsi per l'Italia, ho ritenuto opportuno non occuparmene, perché si sarebbero individuate percentuali e variazioni da regione a regione infinitesimali, dunque non significative (se si considera che la mia ricerca non è completa, dunque potrebbero essermi sfuggite alcune scuole, l'aggiunta di queste al quadro generale potrebbe in certi casi rovesciare l'analisi).

Per quel che riguarda le scuole medie inferiori, si possono fare più o meno le stesse osservazioni di cui sopra: disponendo di un numero ridotto di casi rispetto al totale nazionale e per regione, le variazioni tra un'area e l'altra sono di entità ridotta, ma in questo caso la differenza è più consistente (oscilla entro un intervallo di 7 punti percentuali); in più, ad uno sguardo d'insieme sulla distribuzione per aree geografiche delle scuole in rete (Figura 6), se non altro un aspetto emerge con chiarezza: la netta distinzione tra il sud e il nord Italia. Mentre in gran parte delle regioni meridionali le scuole medie con sito Internet costituiscono meno dell'1% del totale di quell'ordine di scuole per ciascuna regione, al nord si raggiungono valori superiori al 4%: Piemonte e Veneto contano rispettivamente un 4,5% e un 4,4%). Su questa fascia scolare, la regione di gran lunga più attiva è l'Emilia Romagna, che vanta un numero consistente di scuole, specie nel circondario di Bologna: in parte questa vivacità può essere spiegata dalla presenza di progetti ormai consolidati di utilizzo delle tecnologie di rete, in favore dei quali hanno unito e coordinato i loro sforzi istituzioni locali (quali l'IRRSAE Emilia Romagna, i vari Provveditorati agli studi, il CNR), nonché insegnanti e studenti di singoli istituti, provenienti in gran parte proprio dalle scuole medie inferiori. Sono dunque queste che, nella nostra regione, hanno per prime esplorato la "superstrada" telematica, per poi essere affiancate da altre scuole di ogni ordine e grado.

Nonostante il ridotto numero di casi riscontrati nel sud del paese, si nota come la Puglia sia in controtendenza: in questa regione infatti la percentuale di scuole medie con proprio spazio Internet costituisce il 3,13% del totale. Ciò significa che anche nel Mezzogiorno ci sono, se si è in grado di sfruttarli, spazi per proiettarsi in avanti, per aggiornarsi, per tenere il passo con le aree più avanzate tecnologicamente.

Stupiscono invece le percentuali basse di regioni come la Lombardia, la Toscana e la Liguria, che solitamente sono al timone di iniziative tecnologicamente all'avanguardia (si trova in Liguria, ad esempio, l'Istituto di Tecnologie Didattiche, che sviluppa la ricerca sugli usi delle nuove tecnologie per la didattica). In queste regioni è senz'altro più consistente la presenza in rete delle scuole superiori: in assenza di un impegno diretto da parte degli insegnanti per promuovere nelle proprie scuole nuovi strumenti didattici, è più probabile che siano ragazzi già adolescenti piuttosto che alunni delle medie inferiori ad aver sentito parlare della rete ed a volerci entrare con un proprio spazio; più facile sarà poi, per ragazzi più grandi, dar corpo al loro interesse e proporlo loro agli insegnanti, dimostrando di poterlo gestire.

Di seguito sono riportati i valori regionali assoluti e percentuali di presenza di scuole medie in Internet:

 

 

SCUOLE MEDIE INFERIORI ITALIANE DISTRIBUITE PER REGIONE

Regione

Totale

Tot. on line

%

Abruzzo

246

0

0

Basilicata

156

1

0,6

Calabria

540

5

0,9

Campania

848

1

0,1

Emilia Romagna

469

35

7,5

Friuli V. G.

151

3

2

Lazio

600

12

2

Liguria

178

1

0,6

Lombardia

1133

17

1,5

Marche

237

5

2,1

Molise

104

0

0

Piemonte

500

25

4,5

Puglia

479

15

3,1

Sardegna

397

2

0,5

Sicilia

698

9

1,3

Toscana

427

8

1,9

Trentino A. A.

154

4

2,6

Umbria

82

0

0

Val d'Aosta

=

0

0

Veneto

658

29

4,4

E' possibile infine tracciare un'analisi per regione degli istituti superiori (Figura 7): in questo caso, poiché come indicato più sopra essi ammontano, rispetto al totale nazionale, a più di 1/7, la loro distribuzione regionale dovrebbe render conto in maniera significativa delle variazioni e della maggiore o minor presenza di scuole con siti Internet rispetto ai totali regionali.

Prima di procedere, è necessario sottolineare una difficoltà incontrata nella fase di reperimento dei dati relativi al totale di istituti superiori sia nazionale che per regione: dati recenti - riferiti allo scorso anno scolastico o addirittura a quello appena iniziato -, sono reperibili soltanto presso le Direzioni Generali classica (per i licei classici e scientifici e gli istituti magistrali) e tecnico-professionale (per gli istituti tecnici e quelli professionali) del Ministero della Pubblica Istruzione. Tali dati non contano però il numero totale di istituti del nostro paese: 1) poiché mancano all'appello gli istituti non statali; 2) perché censiscono, anche tra le statali, solo un certo tipo di scuole, non comprendendo ad esempio gli istituti d'arte, o i licei artistici e musicali, ecc.

La prima di queste lacune ammonta, numericamente, a più di duemila istituti (l'ultimo dato disponibile per la somma di statali e non risale al 1994-1995 ed è di 7841 unità, contro le 5092 scuole solo statali contate nel 1996-1997 dal Ministero della Pubblica Istruzione). Passando invece al secondo "vuoto" di catalogazione, delle 5092 statali dello scorso anno scolastico, ne sono state censite puntualmente (per tipo d'istituto) 4357. Il migliaio restante, costituito dalle scuole indicate poco sopra (istituti d'arte piuttosto che licei artistici o musicali...) non ha avuto ulteriori classificazioni.

Non disponendo di altri dati per regione se non quelli del Ministero, ho rapportato a questi il totale di istituti in rete, nonostante in taluni casi non fosse precisato, per le scuole dotate di accesso ad Internet, se si trattasse di istituti statali o non statali e inserendo nel calcolo per le scuole on line anche altri tipi di istituti che non fossero licei, magistrali, istituti tecnici o professionali. Credo tuttavia che le proporzioni così ottenute non si discostino di molto da quelle che si sarebbero individuate disponendo anche dei dati regionali relativi alle scuole private, poiché si può supporre che se in una regione ci sono 100 scuole statali ed in un'altra 5, vi sia un rapporto più o meno simile anche tra i rispettivi istituti privati. Per quel che riguarda poi l'inclusione, tra le scuole on line, di quelle di cui non conoscevo il totale assoluto distinto per regione, esse non sono poi così numerose, rispetto agli altri tipi di istituto più diffusi, da provocare alterazioni nei rapporti col totale.

Il quadro che emerge dall'analisi per regione degli istituti superiori con accesso ad Internet (Figura 7) offre svariati spunti per un approfondimento descrittivo-interpretativo:

Se però, anzichè prendere in esame congiuntamente il totale di istituti che dispongono di un indirizzo di posta elettronica e quelli che hanno realizzato in proprio pagine Web, li si considera separatamente, ci si accorge di come qui, su quella percentuale del 32%, più della metà sia costituita da scuole che dispongono soltanto di un recapito di posta elettronica (o al più del contratto per la navigazione), ma che non hanno realizzato in proprio documenti da mettere in rete. Regioni come la Lombardia al contrario, pur presentando percentuali complessive più basse di connessione in rete per le scuole, tra queste ne contano un numero molto maggiore con propri documenti html o altri lavori proposti sul Web. Ciò non significa sminuire il valore di un numero elevato di scuole con sola posta elettronica, poiché come ho già sottolineato essa è un sintomo, un indice di attenzione per le nuove tecnologie, il cui passo immediatamente successivo è proprio la produzione in proprio di documenti per la rete, non più soltanto la visione di prodotti realizzati da altri. Semplicemente, si vuole ridimensionare il gap tra regioni apparentemente deboli in fatto di diffusione delle nuove tecnologie ed altre più forti. Dalla Figura 8, che isola le scuole con propria home page, torna ad emergere un quadro concordante con quello delle medie inferiori, dove le regioni maggiormente coinvolte in una produzione diretta di materiale per la rete sono quelle centro-settentrionali. La parte del leone, in entrambi i casi, la fanno l'Emilia Romagna ed il Piemonte: in queste regioni da anni le istituzioni e gli insegnanti di singole scuole manifestano un'accentuata propensione verso le nuove tecnologie ed una loro applicazione alla didattica.

 

SCUOLE MEDIE superiori ITALIANE DISTRIBUITE PER REGIONE

Regione

Totale

Totale on line

%

Abruzzo

107

33 (14)

30,8 (13,1)

Basilicata

69

19 (0)

27,5 (0)

Calabria

206

45 (39)

21,8 (18,9)

Campania

364

105 (21)

28,8 (5,8)

Emilia R.

247

142 (103)

57,5 (41,7)

Friuli V. G.

99

23 (11)

23,2 (11,1)

Lazio

372

44 (28)

11,8 (7,5)

Liguria

115

29 (17)

25,2 (14,8)

Lombardia

468

108 (72)

23,1 (15,4)

Marche

123

19 (15)

15,4 (12,2)

Molise

34

10 (1)

29,4 (2,9)

Piemonte

272

77 (61)

28,3 (22,4)

Puglia

325

106 (38)

32,6 (11,7)

Sardegna

145

43 (8)

29,6 (5,5)

Sicilia

381

88 (18)

23,1 (4,7)

Toscana

269

63 (50)

23,8 (18,6)

Trentino A. A.

80

14 (7)

17,5 (8,75)

Umbria

78

11 (8)

14,1 (10,3)

Val d'Aosta

6

1 (0)

16,6 (0)

Veneto

298

46 (34)

15,9 (11,4)

 

 

 

 

Capitolo VIII

Alcuni progetti

 

  

8.1. Introduzione

 "...sarebbe opportuno, io credo, chiarire, anche ai naviganti di lungo corso, (...), le potenzialità didattiche della Internet nella scuola: sono in rete perché? E adesso che sono in rete cosa faccio? Mando i miei saluti al mondo (...) o comincio a lavorare insieme ad altre classi di altri istituti? Molto si sta facendo, ma siamo ancora agli inizi; le informazioni non circolano e l'isolamento continua. Un esempio? Bene: chi sa quanti sono gli istituti commerciali Brocca in Italia (noi che siamo Brocca non lo sappiamo!)? (...) Quante e quali aree di progetto si stanno sviluppando quest'anno?"

Dopo uno sguardo d'insieme sul materiale didattico autoprodotto dalle scuole italiane e disponibile in rete, si può procedere ad una ulteriore circoscrizione del campo d'indagine, che tenga conto non solo della realizzazione di suddetto materiale, ma anche della sua immmissione in rete appunto. E' opportuno, a questo proposito, indicare alcuni aspetti propri del ricorso alla rete come risorsa d'apprendimento e, in questo caso, di distribuzione e condivisione del materiale didattico realizzato.

Un uso ottimale della rete implica almeno due cose in più, oltre alla sola immissione on line dei propri prodotti:

1) Un primo aspetto da tenere in considerazione è quello della circolazione del materiale tra scuole: ho più volte sottolineato come l'infinità di stimoli oggi presente su Internet, dove tutto nasce e perisce ad incredibile velocità, rischi di far sfumare progetti, pur validi, ma isolati, in una serie di immagini e testo di cui si dimentica in fretta il contenuto, o di relegarli a patrimonio esplorato da quei pochi, sporadici visitatori che vi si sono imbattuti più o meno casualmente. E' ciò che può accadere ad esempio ai siti di singole scuole realizzati presso un provider che non ospita altri istituti e che sono dunque difficilmente raggiungibili, poiché molti non sanno nemmeno della loro esistenza. Io, per motivi di ricerca, ho individuato dei databases ben forniti ed aggiornati ed ho visitato ciascuna delle scuole che vi erano segnalate, con l'enorme quantità di tempo e pazienza che questo richiedeva, scoprendo che molti avevano avviato progetti analoghi, ai capi opposti dello stivale, magari entro un circuito di iniziative limitate territorialmente, senza avere l'occasione di scambiarsi le esperienze, di metterle in comune, perché probabilmente non sapevano l'uno della presenza e dei lavori dell'altro. Non credo però che molti altri, specie entro le mura scolastiche, dove ogni minuto passato on line sembra un oltraggio al bilancio d'istituto, si siano cimentati in un lavoro così lungo e talvolta noioso. Per risolvere il problema dell'information overload sono state avanzate proposte diverse:

2) Se l'obiettivo che ci si pone è di "usare Internet per interconnettere le scuole e non collegare semplicemente le scuole ad Internet", non basterà che ogni scuola presenti un proprio sito, né che ci siano servers che ne contengono più d'uno. Perché la rete offra davvero una occasione di incontro, di confronto, di scambio di esperienze e loro condivisione a dispetto delle distanze geografiche, bisogna fare un passo ulteriore: stimolare alla collaborazione le scuole che rientrano in uno stesso circuito, in uno stesso progetto formativo, spingendole non solo a mettere a disposizione di altri i propri prodotti, ma a collaborare con gli altri per realizzarne congiuntamente.

Queste due specificazioni (l'aspetto di circolazione e quello di condivisione) dirottano l'attenzione non più sui siti delle singole scuole, ma su quei nodi telematici che raccolgono un certo numero di esperienze e nella misura in cui ciò è possibile le coordinano, le combinano, le uniscono in nome di obiettivi educativi comuni. Parlo di progetti quali Kidslink, o le numerose reti civiche che ospitano i siti delle scuole e talvolta le spronano al confronto, o progetti istituzionali di estensione territoriale più o meno ampia...

Esiste insomma un'ampia casistica di esempi, di progetti che ospitano esperienze diverse e ne garantiscono il raccordo, che forniscono un filo conduttore e un servizio di consulenza e scambio di consigli e supporto tecnico sul quale tutte le scuole "affiliate" possono contare. Ne ho scelti alcuni che coinvolgono scuole italiane per metterne a confronto vantaggi e lacune e da questo confronto trarre utili suggerimenti su come procedere per altre iniziative analoghe o per una coordinazione a largo raggio.

Il criterio utilizzato per la selezione di queste singole esperienze tiene conto di chi ha realizzato e tiene in piedi gli snodi, del modo in cui funzionano e dei servizi offerti. A seconda delle diverse modalità di gestione e di promozione iniziale, ho dunque individuato alcuni casi esemplificativi:

  1. mi occuperò in primo luogo di un'esperienza scaturita "dal basso", dall'iniziativa di un gruppo di insegnanti e ricercatori desiderosi di utilizzare le risorse della telematica per la didattica (consapevoli delle risorse tecnologiche di cui le scuole effettivamente dispongono, calati in uno scenario ben preciso che conoscono e al quale possono adeguare la propria attività...): il caso forse più eclatante di iniziativa con queste caratteristiche è quello di Kidslink (oggi il suo successo ha portato alla collaborazione anche con partners istituzionali, ma l'iniziativa partì informalmente).
  2. Passerò poi a descrivere un'esperienza istituzionale, circoscritta ad un ben preciso ambito territoriale, la regione: in questo caso l'iniziativa di utilizzo della rete per le scuole viene suggerita e gestita "dall'alto", con il vantaggio però, rispetto ad altri progetti a maggiore estensione territoriale, di riferirsi ad un numero ristretto di scuole con le quali l'istituzione promotrice ha legami costanti e di cui conosce bene le caratteristiche, le risorse e le potenzialità: per questo filone, prenderò ad esempio l'attività di coordinamento di un IRRSAE regionale, nel caso quello dell'Emilia Romagna;
  3. prenderò poi in esame un'esperienza istituzionale che coinvolge scuole sparse sull'intero territorio nazionale, tra le quali cerca di realizzare un'armonizzazione ed un raccordo, oltre a fornire finanziamenti in denaro per l'ammodernamento o l'acquisto ex-novo delle postazioni multimediali: il referente qui non può che essere il progetto Multilab, che sin dalla Direttiva 318 sul multimedia, del 1995, è il vero e proprio laboratorio del Ministero della Pubblica Istruzione per studiare la fattibilità di soluzioni informatiche e telematiche, le risorse finanziarie necessarie, ecc.
  4. Infine mi occuperò di un'analoga esperienza, ma condotta su scala internazionale, il che significa che oltre a realizzare materiale didattico autoprodotto, c'è la possibilità di un confronto con prodotti analoghi realizzati in altri paesi (promuovendo in questo modo l'interculturalità, una delle bandiere della rete), nonchè di esercitare le lingue straniere e di creare un senso di "europeità", ecc.: un progetto che ben rispecchia questo spirito è quello patrocinato dall'Unione Europea, noto come Web for Schools, al quale partecipano 17 scuole italiane.

Quali le soluzioni adottate da ciascuno di questi circuiti? Quale il grado di soddisfazione dei bisogni espressi dalle singole scuole partecipanti ed attraverso quali strumenti (supporto agli insegnanti, supporto finanziario...)?

 

8.1.1. I siti "di servizio"

Prima però di addentrarmi nell'analisi di progetti e relativi siti che ospitano le scuole e ne coordinano le attività, mi preme sottolineare che, oltre a questi, esistono anche altri canali attraverso cui alunni ma, soprattutto, insegnanti ed altri addetti ai lavori del settore istruzione, possono ricevere informazioni ed aggiornamenti continui, tanto di carattere tecnico quanto amministrativo: si tratta di quelle home pages che istituzioni, imprese, ma anche singoli individui curano e aggiornano quotidianamente con notizie su corsi di aggiornamento, su convegni che si svolgono in Italia ed altrove, con le ultime direttive ministeriali sulla scuola, o ancora che offrono un supporto on line per chi è alle prime armi con il computer e le tecnologie di rete e via dicendo.

I servizi offerti sono molteplici, come molteplici sono le ragioni che spingono i soggetti pubblici o privati a farsene promotori e dispensatori: da un lato ci sono le grandi case produttrici di hardware e software, che si premurano sì, di offrire dei servizi a prezzi competitivi o talvolta gratuitamente alle scuole, ma con tutta probabilità lo fanno per garantirsi un mercato più ampio (quello della scuola è un mondo non ancora colonizzato dai computers e da prodotti multimediali preconfezionati, ma che proprio perché ancora incontaminato, e vasto, risulta estremamente appetibile). E' lo stesso ritornello di un Bill Gates che vorrebbe entro breve un computer in ogni casa..., glissando sul fatto che quel che si augura è che in ciascuno di essi il software e il sistema operativo siano marcati Microsoft.

Esistono però, d'altro lato, anche siti gestiti da singoli cittadini o da enti impegnati nella ricerca e nella diffusione della telematica, che offrono le proprie prestazioni per ragioni di ricerca e di interesse a supportare le attività di insegnanti e studenti che ricorrono alla rete. Un esempio di questo tipo è il sito Ulisse per la didattica, allestito dalla Finsiel, società del gruppo Stet che opera nella consulenza e nella ricerca del settore telecomunicazioni, dove è possibile trovare assistenza organizzativa, metodologica e tecnica; servizi di formazione con materiale on line e verifica dei risultati in itinere; ecc. Rientra sempre in questa tipologia il sito allestito dalla BDP di Firenze (Biblioteca di Documentazione Pedagogica), che svolge un'azione di raccordo tra le esperienze ministeriali, regionali (gli IRRSAE) e comunitarie (è referente per i progetti Socrates, Comenius, ecc.) ed offre, per la consultazione on line, le proprie banche dati pedagogiche, bibliografiche e settoriali (educazione ambientale...). Ancora, caso insolito per la verità quanto a varietà e ricchezza contenutistica, si segnala il sito, allestito presso un server americano che offre uno spazio gratuito su Web per finalità non profit, da un professore, di nome Dario Cillo, con l'intestazione Educazione e Scuola. Cillo aggiorna con cadenza periodica, generalmente quotidiana, le aree dedicate alle direttive ministeriali, alla normativa in materia di scuola, insegnanti, educazione in genere. Segnala con altrettanta prontezza nuovi convegni sul tema educazione e scuola, rassegne di esperienze didattiche, corsi d'aggiornamento ed altre opportunità offerte dalle istituzioni scolastiche o da privati, ecc.

Questo tipo di servizi, pur non coinvolgendo direttamente i discenti, contribuisce ad estendere la familiarità degli adulti, nel caso specifico degli insegnanti, rispetto alle nuove tecnologie: offre loro un supporto prezioso su cui possono contare ventiquattr'ore al giorno, cosìcchè se hanno dei dubbi su come utilizzare un editor di testo o di ipertesti, o sulla struttura da dare al proprio lavoro, non perderanno tempo ed entusiasmo e potranno ricevere chiarimenti pressochè immediati; in più, dimostra loro con la vastità e l'utilità dei contenuti raccolti, che il Web è una risorsa veloce e facile da usare, per sé come per i propri studenti.

8.2. Kidslink. Le scuole bolognesi in rete

( http://kidslink.bo.cnr.it )

Kidslink è la prova di come, con poche risorse a disposizione, ma contando sullo spirito d'iniziativa e l'inventiva di un gruppo di insegnanti e ricercatori, si possa erigere un impianto di supporto alla didattica solido e citato come esempio di successo anche dalla stampa e da studiosi del settore (tra gli altri se n'è occupato il quotidiano La Repubblica; lo ha inserito in un capitolo a parte Guglielmo Trentin, dell'Istituto di Tecnologie Didattiche di Genova nel suo libro Didattica in rete), oltre ad essere indicato come cantiere per la didattica in siti scolastici e non, italiani e stranieri.

Il progetto Kidslink nasce nei primi anni '90 ('91-'92) con l'obiettivo di mettere in contatto i ragazzi delle scuole di Bologna con gli studenti di altre parti del mondo attraverso l'utilizzo delle moderne tecnologie, al fine di sollecitare un approfondimento delle tecniche informatiche, il contatto tra studenti provenienti da aree geografiche e culturali diverse e lo studio delle lingue straniere. Il nucleo operativo che dà il via all'iniziativa ha il proprio quartier generale presso l'Arci Computer Club di Bologna e si compone di alcuni ricercatori dell'Istituto di Radioastronomia del CNR del capoluogo e di una manciata di insegnanti di scuola media. (Per offrire un sostegno finanziario al progetto, è stata poi stipulata una convenzione con il Comune, per l'erogazione di finanziamenti ad hoc, che le singole scuole non potevano sostenere e in un secondo tempo è stato coinvolto anche il Provveditorato, il cui sito è ospitato proprio sul server di Kidslink).

Fino alla fine del 1994 il calcolatore si collegava ad un nodo della rete GARR-Internet alcune volte al giorno (utilizzando il protocollo UUCP) per lo scambio dei messaggi. Il calcolatore è connesso direttamente alla rete GARR-Internet attraverso una linea dedicata ed è raggiungibile all'indirizzo http://kidslink.bo.cnr.it Alcune conferenze sono pure agganciate alla rete amatoriale FidoNet.

Dal 1994 il progetto bolognese si è collegato con altre esperienze nazionali: da queste collaborazioni è nato il progetto della "Rete Nicole" , per la sperimentazione di un insieme di servizi di supporto alla didattica.

L'esperienza di Kidslink ha avuto una risonanza ed un consenso tali da richiedere, per poter essere meglio gestita, una vera e propria "duplicazione": tagliata su misura per le scuole medie, nelle quali insegnavano i promotori, col tempo aveva coinvolto superiori ed elementari. Oggi per poter assumere iniziative ed offrire supporti diversificati per i diversi gradi d'istruzione, il server di Kidslink è stato clonato in un server gestito dall'ITIS Belluzzi (http://bellquel.bo.cnr.it ) e noto come Bellnet; la gestione delle attività telematiche realizzate nella scuola elementare è stata invece affidata al CUF (Centro Unificato di Formazione) del Comune di Bologna.

Le scuole che, a tutt'oggi, hanno aderito al progetto, sono così ripartite:

Ad ogni scuola partecipante viene assegnato uno username collettivo ed uno username spetta ad ognuno degli insegnanti che gestiscono l'attività telematica della scuola. Gli usernames fino ad oggi distribuiti sono circa 280.

Il numero di collegamenti in un quadrimestre è passato da 1675 (nel '93) a 5600 (nel '96), con una media di collegamenti al giorno per il '96 pari a 34, contro i 7 iniziali. Le scuole che utilizzano la rete più di tre volte la settimana sono almeno una ventina, 60 ne fanno un uso almeno settimanale.

Di recente, per supportare il lavoro svolto dagli istituti aderenti al progetto, è stato realizzato, come indicato poco sopra, un server WWW, che in breve tempo è diventato un punto di forza e di riferimento costante, tanto che già conta un totale di pagine visionate di ben 100.000.

La chiave del successo di Kidslink e l'abilità dei suoi promotori è stata, sin dall'inizio, un'attenzione alle scuole dotate di risorse tecnologiche "povere". Anziché inseguire fondi istituzionali per creare stazioni multimediali dell'ultima generazione, si è fatto di necessità virtù e l'imperativo è diventato: rendere accessibili i servizi di rete anche a chi non disponeva di hard disks "spaziosi" o degli ultimi sistemi operativi. Una situazione in verità frequente agli albori di Kidslink, nel 1992, quando non c'era ancora tanto clamore rispetto alla telematica né le istituzioni si erano ancora mobilitate in favore di una sua applicazione alla didattica. Allora era già un miracolo che le scuole disponessero per gli studenti di computers in MS-DOS.

Per correre in aiuto di questi pionieri della rete, gli ideatori di Kidslink hanno predisposto un software che potesse "girare" anche su computers antidiluviani e fosse utilizzabile anche da utenti con scarse conoscenze informatiche. Il software, conosciuto come Interfaccia Kidslink, svolge le funzioni tipiche di una BBS (Bulletin Board System) basata su menu.

Sempre con uno sguardo al portafoglio, si è concepito il sistema in modo che potesse essere minimizzato il lavoro necessario al trasferimento della posta ed i tempi di connessione telefonica. Prima della connessione vengono scritti con un qualunque word processor e raccolti i messaggi da inviare. Vengono poi tutti "impachettati" in un unico file e spediti con una sola chiamata.

Il software Kidslink comprende oltre a questa diverse aree funzionali: un'area dedicata alle conferenze, sempre allo scopo di coordinare le attività e scambiarsi opinioni; archivi dove viene raccolto materiale informativo e didattico di varia provenienza e natura (schedatura di audiovisivi e libri, dati statistici, software didattico autoprodotto): anche in questi casi vengono generati dei files al momento della connessione che possono poi essere comodamente copiati off line, fattore che, nuovamente, contribuisce ad alleggerire di molto gli importi delle bollette telefoniche.

L'accesso ai vari strumenti messi a disposizione da Kidslink è possibile a partire dal server Web: è qui che le scuole trovano un luogo dove mostrarsi, dove rendere visibile il proprio lavoro, negli spazi che il server dedica alla presentazione degli istituti aderenti al progetto. In questo modo, sia direttamente (con l'invio di posta elettronica o con contatti telefonici, via fax, ecc.) che indirettamente (solo visionando il materiale altrui) le scuole s'incontrano, sono ciascuna spettatrice dei prodotti multimediali dell'altra, dai quali traggono suggerimenti, o di cui colgono i difetti, o la completezza...

E' inoltre possibile, a partire dalla home page di Kidslink, consultare il Gopher server; si può accedere alla banca dati di software didattico, sia quello autoprodotto sia quello freeware utile per la realizzazione di ipertesti o altro, si possono prelevare informazioni ed iscriversi a progetti in atto... (http://kidslink.bo.cnr.it/prog.html ).

Tra questi in particolare si segnalano:

Offre la possibilità a scuole e singoli alunni di recapitare e consultare recensioni di un discreto numero di libri, realizzate da studenti delle scuole elementari e medie, come invito alla lettura.

- I lipogrammi

Il gioco dei lipogrammi viene presentato già da tre anni, con risultati soddisfacenti (ad es. nel '95-'96 sono pervenuti ogni mese agli organizzatori dai 150 ai 200 elaborati). Lipogramma è un termine di origine greca che significa "lasciar cadere una lettera". Le scuole collegate a Kidslink che intendono partecipare, ricevono un testo di circa 100 parole, tratto da un romanzo per ragazzi. Compito dei partecipanti è di riscriverlo, omettendo sistematicamente un'unica lettera, tentando di sostituire le parole che verranno così a mancare con sinonimi, o di eliminarle, qualora questo non danneggi la ricchezza della narrazione. Ad ogni elaborato gli stessi alunni della scuola coordinatrice assegnano un punteggio, sulla base sia della ricerca linguistica compiuta sia della vivacità del testo.

- Cinque parole per un racconto

E' un concorso a premi per la realizzazione di un racconto, a scelta tra i generi giallo, avventuroso e fantastico, che ruoti attorno a cinque parole chiave.

- Esercizi di stile

Ispirato all'omonimo libro di Raymond Quenau, consiste nel riscrivere molte volte un identico testo, variando lo stile.

Tutte le iniziative promosse nell'ambito del progetto cercano di creare una continuità, di ruotare attorno ad un centro comune: le scuole sono invitate a realizzare lavori nell'ambito di progetti simili, così che poi ciascuna possa unire il proprio al lavoro di altri, possa confrontarli, arricchirli. Naturalmente sono le singole scuole a lanciare concorsi o richieste di collaborazione, assecondando interessi specifici, legati ai percorsi didattici che nel frattempo si stanno sviluppando nel corso delle lezioni tradizionali. Le proposte così lanciate vengono raccolte dagli insegnanti, che si riuniscono periodicamente (di lunedì) per fare il punto sulla situazione, avviare nuove iniziative, predisporre documenti, modelli di pagine fruibili dagli altri: di recente ad esempio si è decisa la partecipazione a Netd@ys ed uno degli insegnanti ha prediposto un modulo in HTML dove inserire l'attività della scuola in quelle giornate. Ciascuna altra scuola non doveva dunque far altro che cambiare l'intestazione, mettendo il proprio nome e modificare il "palinsesto" delle attività. La volta successiva, o quella precedente, altri insegnanti avranno ricevuto e riceveranno l'incarico di preparare un'attività, per poi scambiarla con altri e così via.

Altro punto di forza di Kidslink è stato di non avere soltanto messo a disposizione delle scuole un accesso ad Internet e programmi di facile utilizzo per la gestione di questo accesso, ma anche di aver provveduto, nonostante la semplicità d'uso, ad istruire gli insegnanti a servirsi di quello strumento, nonché, una volta connessi, a navigare sapendo come e dove muoversi. In più sono stati organizzati (e tuttora periodicamente si ripetono) corsi di formazione agli editors di ipertesti, affinchè la rete non sia solo un luogo dal quale attingere risorse inserite da altri, ma diventi un mezzo per far circolare prodotti propri: è possibile, alla pagina Web di Kidslink, mantenersi continuamente aggiornati su questi corsi e su altri convegni o incontri in materia d'istruzione. Solitamente le informazioni in proposito vengono collocate, per maggior visibilità, proprio nella schermata iniziale della home page, o nell'area "News" .

Sono inoltre disponibili, sul server del progetto, altre notizie e links utili:

Quanto poi alla produzione in proprio di materiale didattico e di percorsi collaborativi attraverso la rete (di respiro internazionale oltre che locale: non dimentichiamo che Kidslink sin dal '92 fa parte del circuito mondiale Kidlink, che collega e mette a confronto studenti di ogni parte del mondo) essa è da sempre un cavallo di battaglia del progetto: oltre infatti ad aver istruito gli insegnanti all'uso del software per la realizzazione di ipertesti ed avere stimolato l'attività in ogni scuola, è stata dedicata, sul server che ospita il progetto, un'area apposita di raccolta e scaricamento file a contenuto didattico (http://kidslink.bo.cnr.it/didasof.html Negli anni i responsabili hanno provveduto a raccogliere e depositare sul Web il materiale didattico che studenti ed insegnanti delle scuole bolognesi e di altri istituti aderenti all'iniziativa avevano prodotto in proprio.

Pur non rispondendo, per ora, ad un vero e proprio criterio di sistematicità, poiché vi sono confluiti prodotti alquanto eterogenei per contenuti, metodi, materie, nonché realizzati da alunni di età diverse (dalle elementari alle superiori, ai prodotti predisposti dagli insegnanti), il software presente in queste pagine presenta caratteristiche, criteri di presentazione e fruibilità comuni:

 

8.2.1. Un ipertesto a più mani: Gegeo

Sette scuole appartenenti al circuito di Kidslink hanno partecipato congiuntamente, nell'anno scolastico '92-'93, alla realizzazione di un ipertesto collettivo di geografia, progetto patrocinato dall'IRRSAE Emilia Romagna, che ne è anche il proprietario, con la supervisione di un membro dell'Istituto di ricerca, Alessandro C. Candeli. L'ipertesto, costruito con il software IBM Linkway, è stato chiamato Gegeo, ed è disponibile per lo scaricamento in versione freeware all'area ftp del server di Kidslink, nonché presso la home page dell'IRRSAE Emilia Romagna.

E' senza dubbio lecito parlare, a proposito di Gegeo, di un ipertesto realizzato a più mani: a costruirlo sono stati infatti la bellezza di circa 300 autori, tra alunni delle scuole partecipanti e loro insegnanti.

L'ipertesto approfondisce gli argomenti tipicamente affrontati nel corso delle lezioni di geografia delle scuole medie inferiori: descrive la fauna, la flora, i corsi fluviali, i monti e le vallate, l'alternarsi dei climi e delle stagioni, i fenomeni sismici e vulcanici, ecc.

Dove esso si differenzia da tanti altri prodotti di questo tipo, è proprio nella realizzazione, che ha visto l'impegno ed il coordinamento di un numero tanto elevato di soggetti. Due, in particolar modo, sono gli stratagemmi di cui ci si è serviti nella fase di stesura ed "assemblaggio" dell'ipertesto:

  1. Le scuole partecipanti all'iniziativa hanno ricevuto indicazioni precise e vincolanti su come procedere per la compilazione della loro parte: a tutte è stato fornito un modello, precedentemente predisposto, che doveva costituire l'ossatura comune attorno alla quale sviluppare il proprio specifico contributo. Questo modello era strutturato su quattro pagine con al vertice una medesima barra di navigazione, che è poi la stessa che accompagna ogni pagina dell'ipertesto, per permettere di tornare indietro, di accedere a nuove pagine, ecc. Tutti gli autori erano tenuti a rispettare il modello lasciando invariata la prima pagina, che conteneva le informazioni di base sulla navigazione, introducendo il proprio contributo nella seconda pagina con una copertina, offrendo poi un percorso per la navigazione con links attivi nella terza pagina e predisponendo infine, per la quarta pagina, una mappa sensibile, con aree che rinviassero a specificazioni testuali o di altro tipo. Grazie a questo modello unificato, è stato possibile montare in un tutto coerente i singoli apporti, mantenendo in ciascuna pagina due pulsanti per poter tornare alla mappa d'argomento (un'icona di Saturno) o, per clicks successivi e con una progressiva estensione, alla mappa generale (un'icona della Terra), che integra i singoli contributi.
  2. Oltre a questa forma di coordinazione del lavoro interna ad ogni istituto, il fatto che tutte le scuole partecipanti fossero affiliate al progetto Kidslink, ha permesso inoltre che tra esse vi fossero continui scambi di materiale e di suggerimenti. Il tutto si è svolto prevalentemente attraverso contatti via posta elettronica, così che anche scuole lontante dal capoluogo e che avrebbero incontrato qualche difficoltà in più a partecipare ad incontri di persona presso l'IRRSAE di Bologna, non sono state penalizzate ed anzi hanno partecipato quanto gli altri. La rete in questo caso ha rappresentato una risorsa preziosa per un andamento dei lavori corretto ed armonizzato. Anche in questa esperienza si segnala poi come aspetto positivo la presenza di un coordinatore, nel caso Alessandro Candeli, che ha dissolto dubbi e domande che non avevano ottenuto risposte dai colleghi studenti o insegnanti ed ha contribuito a preservare e vivacizzare la partecipazione delle scuole al progetto.

 

8.3. L'IRRSAE Emilia Romagna

( http://kidslink.bo.cnr.it/irrsaeer/index.html )

L'IRRSAE (Istituto Regionale per la Ricerca, la Sperimentazione e l'Aggiornamento Educativi) Emilia Romagna è un istituto di ricerca a supporto della scuola (dalle materne alle medie superiori) finanziato dal Ministero della Pubblica Istruzione e con competenza regionale. Come gli altri IRRSAE (uno per regione) ha sede nel capoluogo di regione e svolge attività di ricerca, sperimentazione ed aggiornamento in collaborazione con le scuole, la Sovrintendenza regionale, i Provveditorati agli studi, l'Università, il CNR, il CINECA, l'ENEA, gli enti locali, gli altri IRRSAE, il CEDE e la BDP.

L'attività dell'IRRSAE intende affiancarsi ed integrare la ricerca che, quotidianamente e sul campo, gli istituti scolastici di ogni livello realizzano, in forme diverse: come progettazione, spontanea o indotta da una normativa ad hoc, come individuazione delle vie migliori per accedere alle risorse per la formazione e per poterle poi sfruttare al meglio, come partecipazione degli insegnanti a convegni sulla didattica e le sue metodologie, o ancora con loro pubblicazioni di materiale...

Pur riconoscendo la vivacità di queste forme di ricerca "sul campo", da parte di insegnanti e/o con la collaborazione dei propri studenti, resta una sostanziale incertezza e mancanza di indagini sistematiche circa l'ampiezza del fenomeno, i criteri secondo i quali singoli o gruppi ristretti conducono la loro, personale ricerca, ecc. I membri dell'Istituto lavorano proprio con l'obiettivo di raccordare ed armonizzare le esperienze isolate, consigliando procedure standardizzate per la descrizione della ricerca e dei suoi esiti; suggerendo a loro volta percorsi da realizzare e seguendone gli sviluppi passo passo... (vedi le voci La documentazione dell'innovazione e La ricerca educativa nel sommario del sito).

Proprio per meglio coordinare e monitorare le esperienze realizzate nelle scuole di propria competenza territoriale, oltre che per partecipare in prima persona a quell'evoluzione tecnologica che devono studiare e mettere a servizio dell'apprendimento, gli IRRSAE di tutte le regioni sono oggi collegati in rete e dispongono di una propria pagina, raggiungibile a partire dalla Home della BDP di Firenze.

Per quel che concerne il sito dell'IRRSAE emiliano-romagnolo, esso si presenta ricco di contenuti di vario tipo:

 

8.3.1. Le orme dell'uomo

Tra i progetti sponsorizzati e guidati dall'IRRSAE per stimolare la produzione in proprio di materiale multimediale da parte delle scuole, si segnala un concorso per la realizzazione di ipertesti in HTML, dal titolo Le orme dell'uomo, che ha coinvolto gli istituti interessati nel corso del passato anno scolastico. Questi ultimi erano invitati a realizzare un ipertesto a carattere storico che potesse in seguito essere immesso in rete per la consultazione anche da parte di altri istituti. Sulle "orme dell'uomo", si suggeriva di dedicarlo all'ambiente, all'alimentazione, allo stile di vita dell'uomo primitivo o di altre epoche storiche.

L'iniziativa presenta almeno quattro aspetti positivi:

  1. Invita alla realizzazione in proprio di ipertesti, che da un lato consentono di familiarizzare con gli strumenti multimediali, dall'altro offrono un'occasione in più per assimilare i contenuti delle lezioni o dei libri di testo, rielaborandoli in gruppo e presentandoli in forma chiara, così che siano consultabili anche da altri che non hanno mai studiato quell'argomento. In secondo luogo poi, gli ipertesti partecipanti al concorso devono essere preparati in formato html, così da poter essere messi in rete per una consultazione libera da parte di chiunque disponga di un accesso ad Internet e di un browser per la navigazione.
  2. Lo staff dell'IRRSAE offre, qualora ne venga fatta richiesta da parte di insegnanti non troppo abili con i programmi di authoring web, un supporto tecnico, con la predisposizione di corsi di aggiornamento ad hoc.
  3. Le scuole interessate ma prive di idee sui contenuti da inserire nell'ipertesto o sulla struttura da dargli, possono visionare due esempi, anch'essi disponibili on line, che hanno per oggetto la scrittura e le abitazioni .
  4. L'aspetto più interessante di questa iniziativa è che essa parte da un motivo ispiratore comune per chiunque voglia partecipare: la storia dell'uomo e le attività, le abitudini che lo hanno caratterizzato. Se dunque ciascuno degli istituti coinvolti si è occupato di un aspetto specifico, poi tutti i singoli contributi possono confluire in un "meta" ipertesto, somma e integrazione di ciascuno di essi.

8.4 La presentazione in rete del progetto ministeriale per l'introduzione del multimedia nelle scuole: il sito di Multilab

( http://multilab.tol.it )

"Il progetto Multilab è un esperimento di rinnovamento della didattica con l'utilizzo di tecnologie informatiche, telematiche e multimediali", patrocinato dal Ministero della Pubblica Istruzione con la collaborazione del Gruppo Stet. La sua costituzione accompagna ed implementa la Direttiva 318 del 4 ottobre '95, "Programma di sviluppo delle tecnologie didattiche nel sistema scolastico", varata dall'allora ministro della Pubblica Istruzione, Lombardi.

Obiettivo dichiarato di questo provvedimento è di introdurre nella didattica nuove tecnologie, con le quali ormai quotidianamente i giovani hanno a che fare fuori della scuola e che rappresentano il futuro della comunicazione e dell'apprendimento. Naturalmente, l'introduzione di questa strumentazione deve accompagnarsi a nuove metodologie di insegnamento/apprendimento, poiché di per se stessa non può portare innovazione, se inserita in un contesto obsoleto: vanno dunque introdotte strategie di learning by doing, di apprendimento collaborativo, ecc. La concezione stessa di scuola come luogo esclusivo ed isolato di apprendimento deve cedere il passo ad una nuova visione allargata, che anche grazie all'uso delle più recenti tecnologie di rete integri vecchie e nuove agenzie preposte alla formazione.

Nonostante la Direttiva citi anche e si impegni ad introdurre la telematica nelle scuole, l'obiettivo più immediato, rispetto al quale l'Italia si trova in una situazione di cronica arretratezza rispetto ad altri paesi già informatizzati, si colloca su un gradino più basso: prima di tutto, bisogna dotare le scuole di computers; poi si penserà a collegarli in rete.

Già questo, come traguardo, richiede sforzi enormi: è necessario, innanzitutto, fornire le scuole delle apparecchiature multimediali; bisogna poi offrire ad insegnanti abituati ai metodi ed ai supporti tradizionali un primo vademecum sull'uso del computer ed in seguito sulla sua connessione in rete; è poi indispensabile da parte del Ministero, che si occupa delle scuole di ogni ordine e grado, tentare una armonizzazione ed una continuità degli interventi (elaborare percorsi coerenti che si sviluppino con gradualità dalle materne fino alle superiori). Nessuno dei progetti avviati all'interno delle scuole ha la pretesa di perfezione, anzi, in ciascuna vengono avviate sperimentazioni delle quali, col tempo, va valutata la praticabilità, i costi, il valore aggiunto apportato alla didattica. Solo dopo, da queste sperimentazioni eterogenee, si estrapolerà un modello applicabile su più larga scala.

Sulla base di queste e di altre caratteristiche e finalità del progetto, si può tentare una sintesi che ne metta in luce i punti di forza e quelli critici:

Il progetto presenta però anche caratteristiche suscettibili di critica:

Nonostante l'obiettivo più stringente sia di introdurre il computer nelle scuole, la direttiva non poteva ignorare come sempre più l'uso dei singoli elaboratori in una postazione fissa sia intrecciato ed incorporato entro un meccanismo più vasto: quello delle reti informatiche e telematiche. Ecco che dunque non solo il provvedimento raccomanda che l'entrata dei computers nelle scuole si abbini ad una loro messa in rete (locale e non), ma è lo stesso progetto ad aver trovato una sua collocazione telematica. Multilab è oggi non soltanto un insieme di scuole riunite dalla partecipazione all'iniziativa ministeriale, ma anche un sito WWW che accompagna e descrive l'esperienza nel suo evolversi e le fa da perno.

Il sito assomma tre aspetti altrettanto rilevanti e che si completano reciprocamente:

  1. Una prima area è dedicata ai servizi: dalla pagina corrispondente è possibile raggiungere siti di servizio per gli addetti all'istruzione, quello stesso tipo di siti di cui mi sono occupata al paragrafo 8.1.1: Ulisse per la didattica, che fornisce un supporto on line costante per problemi tecnici; il CEDE, che si occupa del monitoraggio della sperimentazione; la BDP di Firenze, che costituisce il crocevia per progetti nazionali ed europei e documentazione relativi alla didattica ed altri ancora.
  2. C'è poi lo spazio, quello di dimensioni più consistenti, dedicato alla comunicazione: questo enorme contenitore, come il nome suggerisce, è ricco di contenuti di varia natura. Per iniziare c'è la comunicazione come effettivo scambio di messaggi tra i vari emittenti e riceventi (solitamente gli insegnanti), su tematiche didattiche (nello spazio Forum si ha la possibilità di partecipare a discussioni sul progetto nel suo complesso, sulllo sviluppo di specifiche sperimentazioni, sull'organizzazione dei lavori, sul software di supporto all'insegnamento/apprendimento, ecc.).
  3. In secondo luogo, la comunicazione emerge sotto forma di consultazione ed accesso da parte di ciascuna scuola che ne abbia la possibilità al sito di ogni altra scuola, tra quelle che dispongono di una propria home page, per osservare il lavoro svolto, trarre stimoli per i propri lavori o inviare un messaggio per chiedere ulteriori chiarimenti, suggerimenti... Certo, non tutte le 140 scuole impegnate in Multilab hanno un proprio sito, ma buona parte delle medie e delle superiori ne hanno uno, molti dei quali ospitati proprio all'interno del server di Multilab. Anche sul fronte dell'impaginazione, per queste ultime torna a galla una delle pecche riscontrate nel progetto nel suo complesso, ossia l'eccessiva rigidità e strutturazione: anziché lasciare ad insegnanti e studenti delle scuole ospitate la libertà creativa su come impostare il proprio spazio, tutte presentano uno stesso modulo grafico.

    Allo scopo di facilitare ulteriormente la raccolta e la circolazione di materiale ed informazioni, è stata poi predisposta un'area cosiddetta di "Magazzino", accessibile specificando l'argomento al quale si è interessati. In questo spazio sono indicati anche gli indirizzi di posta elettronica dei tutor di zona, con le rispettive mailing lists, sottoscrivibili da chi gravita su quella zona ed è in cerca di contatti.

    Infine, le comunicazioni tra gestori del server e utenti avvengono attraverso l'area "Annunci" (novità sul software a disposizione delle scuole, sugli esiti di chat svolte in tempo reale, ecc.)

    Ci sono poi altre aree alle quali si accede tramite password, dunque riservate ai partecipanti al progetto, per lo scambio e la ricezione di messaggi o l'immissione di propri dati.

  4. Infine il sito di Multilab offre, attraverso Telecom On line, la possibilità di navigare anche al di fuori del progetto, servendosi dei più importanti motori di ricerca italiani o di altre "raccolte" di links.

 

8.4.1. Insieme alla scoperta della fitofenologia: "Una pianta per amico"

Il progetto, nato in seno a Multilab, coinvolge scuole elementari e medie di diverse parti del paese nello studio comparato della vita di una stessa pianta (http://multilab.tol.it/webscuola/rege01/IProgetti.html ), per verificare come la sua crescita si modifichi a diverse altitudini e latitudini. Questo studio, che si ispira al "Quaderno attivo per l'educazione scientifica", La fitofenologia, a cura di Gianni Anselmi ed edito dal Comune di Treviso, prevede un utilizzo intensivo della telematica come strumento per scambiare dati, opinioni e discutere di altri aspetti organizzativo-espositivi legati al progetto: si vuole, in altre parole, verificare se e come il ricorso alla telematica può costituire un supporto ad attività di studio e ricerca tradizionali. Oltre a questo, s'intende fornire agli alunni un'occasione per conoscere nuovi compagni e per abituarsi a collaborare con persone lontane.

Le fasi dei lavori sono 2:

  1. Nello scorso anno scolastico le scuole che hanno deciso di partecipare all'iniziativa sono state divise in due gruppi ma hanno lavorato insieme alla definizione di un protocollo di osservazione comune per la raccolta dei dati e di comuni moduli per la loro gestione e diffusione; sempre in accordo e facendo partecipare alla discussione anche gli alunni, si è deciso su quali piante condurre l'osservazione.
  2. In questo anno scolastico è in corso la raccolta vera e propria dei dati, fatta dai due gruppi autonomamente ma con continui interscambi servendosi della telematica. In questa come nella fase precedente sono stati previsti appositi forum per la definizione dei problemi, il confronto e la discussione fra insegnanti e l'eventuale scambio di materiali e di idee per possibili cambiamenti. Anche per gli studenti, soprattutto a fine lavoro, sarà aperto un canale di discussione con i coetanei delle altre scuole, per ragionare insieme del lavoro svolto e commentarlo.

8.5. Le scuole della Comunità Europea si incontrano: Web for Schools

(http://wfs.vub.ac.be )

Dal marzo del 1996 la Comunità Europea, nell'ambito del 4 quadro programmatico Esprit, ha avviato, tra le "misure di accompagnamento nell'area delle tecnologie software", un progetto europeo di collaborazione telematica tra scuole dei paesi membri. Al momento del suo avvio, il progetto coinvolgeva 150 scuole del continente, di cui 17 italiane. Entro il 1998, i promotori si augurano di estendere la partecipazione a ben 3000 scuole.

Gli obiettivi che con il progetto s'intende realizzare sono almeno 3:

  1. Contribuire alla creazione della cosiddetta "information society" collegando tra loro insegnanti e studenti di tutta Europa per la produzione in comune di materiale didattico elettronico. Se è vero infatti che in buona parte la diffusione dell'information society dipende dallo sviluppo infrastrutturale delle nuove tecnologie, ciò nonostante esse non avranno alcun effetto propositivo e innovativo se non ci si preoccupa di insegnare come usarle, a partire proprio dalle generazioni più giovani, che sono cresciute e convivono con i nuovi mezzi di comunicazione. Per raggiungere questo primo obiettivo, Web for Schools, in particolar modo inteso come server Web, si propone in una triplice veste: a) come luogo in cui pubblicare prodotti realizzati dalle scuole partecipanti singolarmente o, ancor meglio, in collaborazione con altri istituti; b) come vetrina tramite la quale questi prodotti siano visibili in rete, per una loro diffusione quanto più possibile ampia; c) come crocevia per incontri e scambi, virtuali e reali, tra i paesi ed i soggetti partecipanti: a questo scopo sono state organizzate sia giornate preliminari di conoscenza tra gli insegnanti partecipanti, sia giornate di resoconto delle attività svolte, sia infine, costantemente raggiungibili on line, gruppi di discussione per la coltivazione di comuni interessi e lo scambio d'opinioni. In altre parole, il server Web del progetto si configura come un vero e proprio C.I.S. (Common Information Space), per contattarsi, lavorare insieme, usare chat lines in tempo reale o liste di discussione, o posta elettronica.
  2. Promuovere per l'intera società un'accelerazione dell'avvento dell'information society, non solo nelle scuole ma anche presso enti di ricerca, organi politici, case editrici, industrie... In questo modo sarà possibile: a) preparare gli studenti ad una società informatizzata, nella quale essi sappiano usare non solo le tecnologie tradizionali ma anche quelle più avanzate; b) estendere gradualmente la diffusione dell'IS oltre i confini nazionali di ciascun paese, creando reti di collaborazione attorno a metodologie ed obiettivi comuni.
  3. Quest'ultimo aspetto deve ricevere particolare attenzione, poiché è solo con l'incontro e la reciproca conoscenza che si può ottenere tolleranza e rispetto per le culture diverse dalla propria.

I punti forti del progetto e del supporto alla sua implementazione possibile grazie al server Web e alla frequenza dei contatti telematici tra scuole partecipanti, sono numerosi e significativi:

Nel dettaglio, i servizi e gli spazi disponibili sul server del progetto Web for Schools si possono così sintetizzare:

- Oltre alle numerose pagine che spiegano quali sono i motivi ispiratori e gli obiettivi che accompagnano l'iniziativa, con citazione e descrizione dei partners coinvolti (la VUB, gli organi comunitari addetti al settore istruzione...), vengono offerti numerosi servizi: innanzitutto c'è uno spazio (Events) aggiornato costantemente con segnalazione di eventi e presentazioni legati al progetto (gli incontri internazionali e nazionali).

- C'è poi un'area (News) nella quale si fa menzione delle novità inserite sul sito e messe a disposizione delle scuole: interessante è, ad esempio, la predisposizione di appuntamenti virtuali di chat in tempo reale con IRC (Internet Relay Chat). Sono inoltre indicati in questa voce i nuovi prodotti software disponibili nell'area FTP: editors di ipertesti, per l'authoring web, manuali per la conoscenza di Internet e dei suoi segreti. Sempre a partire da questa pagina, si raggiungono due ulteriori spazi utili: il primo è quello delle FAQ (Frequently Asked Questions), con il quale si tenta di dare risposta immediata alle domande che più di frequente vengono poste ai coordinatori. Il secondo (Timeline Evaluation) è quello che raccoglie le statistiche di accesso e il grado di partecipazione ed apprezzamento dei timeline projects già attivati.

- Infine, come già indicato, vengono presentati uno ad uno i singoli progetti, divisi per tema (ambiente, geografia, letteratura/storia/cultura, media/informazione, scienze, scienze sociali/economia) e si può accedere alla home page delle scuole aderenti, in modo che oltre a conoscerle esclusivamente rispetto al timeline project cui partecipano, le si può visitare per esplorare più in generale ciò che fanno a livello locale. I timeline projects sono tra loro eterogenei non solo quanto ad argomenti trattati, ma anche nel modo in cui vengono sviluppati: alcuni sono soltanto un'occasione per scambiarsi informazioni legate ai paesi di appartenenza (sugli usi, costumi, cibo, ecc.); altri si pongono come risorse di formazione on line (ci sono corsi di informatica con supporto tecnico e manuali on line); altri ancora prevedono uno studio congiunto e comparato di temi quali le piogge acide, o i corsi d'acqua; altri sono strutturati in forma di test, di indagini per verificare il grado di interesse e di conoscenza di un argomento tra gli studenti europei;

- Importante è inoltre l'area alla quale si è fatto cenno nella parte iniziale del paragrafo, cosiddetta di Helpdesk, il banco informazioni al quale ci si rivolge in caso di problemi tecnici e non, domande su come partecipare o altro, curato dai responsabili della Vrije Universiteit.

Alla luce dei servizi offerti e delle concrete opportunità di scambio tra scuole partecipanti, questo progetto è senza dubbio uno dei meglio riusciti tra quelli che mi è capitato di osservare. La sfida ora, una sfida che gli stessi promotori hanno sollevato, è di dare un seguito ed una estensione numerica a Web for Schools: la rete richiede una partecipazione dinamica e costante, la disponibilità a rimettersi continuamente in gioco, a padroneggiare, via via che vengono proposti, nuovi tools, a servirsi di nuove banche dati e soprattutto ha senso se davvero si sviluppa in quanto web, ragnatela che allarga continuamente le proprie maglie. Se gli sforzi compiuti per mettere in piedi e far funzionare un impianto di queste dimensioni si fermano qui, senza dare un seguito al progetto, allora il gioco non sarà valso la candela. Se invece le "schools" coinvolte aumenteranno di numero e rinnoveranno i progetti, o proseguiranno quelli già avviati, ecco che si potrà dire di aver effettivamente innescato un processo destinato a durare e riproporsi con forza.

8.5.1. Eurogame: un gioco di simulazione di management ideato dall'ITC Mattei di S. Lazzaro di Savena (Bo)

(http://wfs.vub.ac.be/schools/timeline/eurogame/index.html )

Eurogame è un gioco economico di simulazione d'impresa che nasce e si svolge interamente in rete. La decisione di partecipare al progetto europeo Web for Schools si prospettò, per insegnanti referenti e studenti dell'ITC Mattei, quando ricevettero, attraverso Kidslink, un invito ad aderire ad un'iniziativa europea che, in cambio dell'impegno a rispettare certi obiettivi di contatto e realizzazione cooperativa di proposte didattiche su scala europea, offriva incentivi finanziari.

L'istituto ha dunque messo in piedi un vero e proprio gioco telematico, al quale possono partecipare studenti di altre scuole del circuito, divisi in gruppi e impegnati in 6 rounds, corrispondenti a 6 anni di attività come manager di imprese "create" ad hoc. Ai giocatori viene affidata la gestione di una o più imprese virtuali, che devono far prosperare servendosi delle informazioni di partenza consultabili da tutti i partecipanti, o eventualmente acquistando informazioni sulle tendenze del mercato da agenzie di consulenza, o ancora sapendo prevedere le mosse dei propri concorrenti per volgere il mercato a proprio favore.

Gli strumenti che la scuola coordinatrice mette a disposizione sono molteplici:

  1. statistiche di mercato costantemente aggiornate (Eurostat), alla luce delle quali i giocatori devono decidere se aumentare o ridurre la propria produttività;
  2. informazioni sui prezzi di mercato dei prodotti delle industrie controllate;
  3. il già menzionato servizio di supporto da parte dell'apposito organismo di consulenza (il cui tariffario è anch'esso consultabile on line).

Tutte le informazioni ricevute serviranno al giovane imprenditore per gestire oculatamente il proprio capitale: dovrà individuare la giusta quantità di operai e di impiegati, di investimenti e di attività produttiva necessari per raggiungere il desiderato livello di produttività. Diversamente rischierà o di non sfruttare al meglio le risorse a disposizione, o di sopravvalutarle, con un conseguente tracollo finanziario e la perdita del gioco.

Eurogame è un ottimo esempio di gioco interattivo applicato a finalità didattiche: esso stimola al tempo stesso il piacere di mettersi alla prova e l'acquisizione di conoscenze e strategie per il successo, inserendo il tutto in un'ottica di partecipazione collettiva. Il giocatore non agisce da solo, valutando in un contesto asettico e statico le variabili in gioco, ma deve sempre tenere conto delle mosse degli altri, deve saperle anticipare o neutralizzare. Ciascuno poi è inserito, casulamente, entro un team di impreditori che gestisce un certo numero di imprese. In questo modo l'aspetto della competizione trova un contrappeso nell'abilità di negoziare e sviluppare disegni di gruppo.

L'ITC Mattei, dal canto suo, ha il merito non soltanto di aver ideato il gioco, ma di saperlo tenere in vita, coordinando ed aggiornando i servizi informativi di supporto alle iniziative dei managers (statistiche Eurostat...), nonché fornendo informazioni a ciascun giocatore sulla propria situazione e su quella dei concorrenti. In più, altro punto forte del progetto, è stata predisposta una mailing list dalla quale i concorrenti possono richiedere informazioni agli organizzatori, o scambiarsele tra loro, dove possono discutere dei piani di gioco, ecc.

Anche in questo caso non manca l'appoggio di un tutor, che aiuta la scuola coordinatrice nel suo ruolo di perno e fornisce le informazioni che questa non è in grado di dare: nel caso specifico si tratta di un docente della VUB, Jan de Laet. Il tutto garantisce che il gioco scorra via senza particolari intoppi dovuti ad una scarsa conoscenza delle regole o dell'andamento del mercato virtuale, poiché a queste informazioni si può risalire con facilità; nel contempo, però, gli studenti del Mattei si stanno sforzando di automatizzare quanto più possibile le fasi del gioco, così che i partecipanti non debbano continuamente essere seguiti e operino con più autonomia e responsabilizzazione.

 

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