L ' INDUSTRIA DELLA SETA A BOLOGNA

 

Bologna è stata per secoli un grande centro industriale e il settore più importante della sua produzione era rappresentato dal setificio.

Alla fine del secolo XVII esistevano a Bologna 119 mulini da seta mossi da 353 ruote idrauliche di piccole dimensioni alimentate dall'alto e di una potenza da 1 a 2 HP.

Questa struttura produttiva evidenziava la sinergia tra due specifiche innovazioni: quella delle macchine e quella della distribuzione dell'energia.

Partendo dai canali l'acqua raggiungeva le cantine di interi isolati e sfruttando la pendenza del terreno alimentava con una distribuzione a rete centinaia di ruote idrauliche di torcitoi e filatoi.

Questa struttura produttiva si fondava sull'integrazione di diversi modi di produrre: il sistema di fabbrica, il sistema delle arti e il lavoro a domicilio.

Quest'ultima forma era largamente impiegata nella tessitura. Il mercante attraverso un rapporto di puttyng out system forniva la materia e gli strumenti per il telaio e provvedeva a vendere successivamente il prodotto finito.

Alla fine del secolo XVI la produzione serica dava da vivere a circa 24000 persone su 60000 abitanti e i prodotti venivano esportati sul gran mercato internazionale in Francia, nelle Fiandre, in Germania, in Inghilterra… I filati comprendevano prodotti di grande qualità come gli orsogli, mentre i tessuti erano famosi per le drapperie ma soprattutto per i veli.

Ma la vecchia città della seta, chiusa nella difesa dei propri segreti industriali, non riuscì a far fronte ai drastici mutamenti che si delinearono alla fine del secolo XVII quando la costruzione di grandi e perfezionati mulini si diffuse nelle campagne del Piemonte in seguito in quelle del Veneto e della Lombardia.