BOSCIMANI

Fig.1: uomini che danzano

Fig.2-3: donne Boscimane

Fig.4-5: cacciatore

Fig. 6: pittura

I Boscimani sono un popolo nomade che vive nel deserto del Kalahari, in Africa. Essi quando nel deserto trovano un albero carico di frutti smettono per un po’ di tempo il loro vagabondaggio e costruiscono delle capanne provvisorie nella steppa sabbiosa. Si dividono in gruppi di trenta o quaranta persone. Gli uomini sono magri e le donne sono grasse con delle sopracciglia folte, occhi a mandorla, zigomi alti e grandi seni, colorito bruno, quasi sempre completamente nude salvo dei perizomi di pelle morbida.

La donna è un dei due pilastri economici della comunità Boscimana, e lei principalmente a preoccuparsi della raccolta dei frutti, delle piante e delle radici che costituiscono il fabbisogno alimentare annuo e anche il fabbisogno idrico, mentre l’uomo contribuisce al vitto con la cacciagione,

i Boscimani sono più raccoglitori che cacciatori perché possono passare anche due mesi senza selvaggina. Le donne raccolgono ben 105 specie di piante e, quando capita, anche serpenti commestibili, insetti, bruchi, uova di uccelli e soprattutto di struzzo miele, di cui i Boscimani ne sono ghiotti, tartarughe, piccoli roditori. Di ogni pianta conoscono il valore nutritivo, le proprietà medicinali, la possibile utilizzazione come veleno, come cosmetico. Se la caccia è fruttuosa ci sarà una festa sotto gli alberi, magari con arrosto di porcospino e di bruchi. Tutti vi partecipano mangiando ogni parte degli animali catturati, eccetto i bambini inferiori ai tre anni che succhiano ancora il latte materno. Delle prede abbattute i Boscimani non sprecano assolutamente nulla: dalle parti commestibili fino ad arrivare alle pelli, la vescica (è usata come contenitore), l’intestino (è usato come corda), le ossa trovano vari impieghi.

Non si spreca nulla neanche nel regno della natura: un cacciatore non ammazza più del necessario, neppure se si trova di fronte a un intero branco di animali. Le donne non raccolgono mai le piante fino al loro esaurimento, per non compromettere il futuro raccolto. Oggi i Boscimani sono dei profughi, degli sradicati, resti di un popolo messe alle strette ma che una volta occupava vaste zone dell'Africa e tutto il sud.

Le loro stupende pitture sono state scoperte in Tanzania, in Etiopia, in Uganda, e nel Sudan meridionale, insieme ad alcuni dei loro manufatti, quali per esempio le sfere di pietra forata ancora in uso per appesantire le zappe. E da un capo all’altro dell’Africa meridionale altre pitture su roccia, nomi di località che derivano dai loro dialetti e i particolari resti fossili dei loro scheletri. Successivamente si incrociarono con popolazioni Bantu dalla cultura più avanzata che praticavano l'agricoltura e l'allevamento del bestiame e furono conosciuti con il nome di Ottentotti.

 

 

Sotto la pressione dei negri a nord e dei bianchi a sud, i Boscimani si ritirarono nel deserto del Kalahari praticando l'antico modo di vivere fatto di caccia e di raccolta di prodotti spontanei.

Rimangono sempre un popolo di nomadi suddiviso in parecchi gruppi linguistici diversi che vive in piccole bande di cacciatori.

Gli uomini più anziani e i cacciatori più abili guidano le attività della banda che vive su un piano di uguaglianza e disapprova qualsiasi forma di violenza. La maggioranza dei Boscimani monogama, ma se un cacciatore è abbastanza abile da procurarsi molto cibo, può prendersi una seconda moglie. Se i due coniugi lo desiderano, il divorzio è possibile. Tra i Boscimani Kung una ragazza viene sposata in tenera età ad un adolescente, che in precedenza abbia dato prova della propria virilità uccidendo un gran numero di animali selvatici e sottoponendosi a una cerimonia di iniziazione.

La giovane sposa proviene generalmente da un'altra banda, poiché la maggior parte dei componenti di una stessa banda sono imparentati con legami di sangue. Lo sposo si unisce di solito alla banda della ragazza e lavora per i genitori di lei per molti anni.

I Boscimani usano seppellire i loro morti deponendo i cadaveri nel luogo prescelto in posizione fetale, con le ginocchia raccolte sul petto. Insieme al morto seppelliscono tutte le sue cose ed evitano il posto per uno o due anni.

Le armi principali dei Boscimani sono l’arco e le frecce, la cui punta è intinta nel veleno ricavato da serpenti, piante o insetti. Cacciano anche con lance, giavellotti, trappole, tagliole.

Le donne, i bambini e i ragazzi più giovani portano delle collane fatte di frammenti di gusci d’uova di struzzo.

Durante l’ardente stagione arida, il melone del Kalahari costituisce un utile riserva di cibo e bevanda.

Fig. 7 Due cacciatori Boscimani

I Boscimani amano l’arte, e in particolare la musica, il canto e la danza. Il loro principale strumento musicale è una specie di arco che tengono premuto contro la bocca, adoperano anche una specie di lira a quattro corde. Danzano spesso sia per piacere personale o sia per piacere. La cosa più triste è che i Boscimani hanno completamente abbandonato le loro forme d’arte maggiormente sviluppate e più caratteristiche, la pittura e l’incisione. Le opere sono piene di colori, naturalistiche e raffinate. Molti dipinti mostrano razzie di bestiame, danze, scene magiche o mitologiche rappresentanti figure umane con volti animali. I pittori Boscimani non esistono più; eppure, il loro popolo, ostinatamente, sopravvive

cultura e tradizioni
indice