Il mito di Amore e Psiche
Rivisitazioni letterarie

Il Savioli, poeta arcade, si ispira al mito per un componimento d'occasione, pieno di grazia manierata.

Leopardi interpreta la novella di Amore e Psiche secondo valutazioni ispirate al Romanticismo e personali: vede nella curiosità di conoscere di Psiche le cause della sua rovina e nel mito la prova di una verita' dolorosa, già nota, come egli afferma, agli antichi e cioè, secondo le sue parole: "l'uomo non è fatto per sapere, la cognizione del vero è nemica della felicità, la ragione è nemica della natura".

Giovanni Prati intitola a Psiche un sonetto che appartiene alla raccolta a cui dà appunto il titolo di Psiche (1876). Nell'introduzione all'opera completa, il Prati dice: "...nei brevi componimenti, nati secondo il giro dei tempi e delle cose, c'è, pressapoco, la storia della mia anima e del mio pensiero... Perciò col nome di Psiche intitolai questo libro".

Il Pascoli tende a ricondurre il mito alla propria sensibilità, interpretandolo simbolicamente o allegoricamente, in ogni caso considerandolo espressione, non già, come per gli antichi, di conoscenza, ma del senso misterioso della vita.