1. La prima di queste teorie fu encunciata dal direttore della Fabbrica dei Gobelins, produttrice di tessuti, in particolare arazzi,  Chevreul, negli anni '30, il quale aveva notato che i vari pigmenti prodotti per via chimico- industriale contenevano inevitabilmente un certo numero di impurità che non potevano essere eliminate completamente. Queste scorie offuscavano la tinta e nel caso di più tinte mescolate fra loro l'effetto si sommava. Meglio allora evitare una sovrapposizione materiale e accostare semplicemente i colori, lasciando il compito della fusione alla retina dell'occhio dell'osservatore.

2. Anche la seconda teoria è formulata da Cheuvrel.

Due tinte poste a contatto tendono a contrastarsi il più possibile inducendo nella loro controparte la presenza del proprio colore complementare (il colore complementare di un colore primario è dato dalla somma degli altri colori primari, ad esempio il complementare del blu è l'arancione dato dalla sovrapposizione del giallo e del rosso).

3. La teoria di Rood riguarda la pista-luce: cioè nel contatto di due superfici colorate, quella relativamente più luminosa tende ad accrescere la sua luminosità nelle zone di frontiera, mentre l'latra per contrasto si scurisce.