Giorgio De Chirico

Vita

Dopo aver frequentato il Politecnico di Atene, De Chirico (Volos, Grecia 1888 - Roma 1978) completa i suoi studi all'Accademia di Firenze e di Monaco di Baviera dove è ispirato dall'arte dei simbolisti tedeschi e soprattutto di Böcklin.     Nel 1912 espone a Parigi al Salon d'Automne le sue opere rappresentanti le malinconiche piazze urbane, popolate di monumenti solitari e chiuse da ciechi porticati. Nel 1914 introduce l'iconografia del manichino; nel 1915 dipinge la serie metafisica delle "Piazze e delle Torri". Nel 1917 De Chirico si ammala e viene ricoverato all'ospedale militare di Villa del Seminario a Ferrara, dove incontra  De Pisis e Carrà, avviando con loro la fase della metafisica. A partire dal 1919 pubblica articoli su riviste artistiche e letterarie d'avanguardia. Da questo momento vengono abbandonati progressivamente i soggetti metafisici accostandosi all'arte seicentesca, le cui componenti barocche diventano prevalenti degli anni quaranta in poi .

Formazione e Corrente

La Metafisica esprime ciò che é oltre l'apparenza fisica, ossia l'essenza intima della realtà al di là dell'esperienza sensibile. La Metafisica analizza sostanzialmente due aspetti delle cose: uno corrente, quello che vediamoquasi sempre e che vedono gli uomini in generale, l'altro lo spettrale o metafisico che non possono vedere che rari individui in momenti di chiaroveggenza e di astrazzione metafisica. Questo è anche il significato generale che  De Chirico attribuisce alla metafisica ma tuttavia, nel corso della sua vita è venuto precisando meglio il senso del termine così da rendere meglio attraverso esso, la sua pittura. Metafisico è ciò che è avvulso dalla logica ambientale in cui siamo abituati a vederlo: un oggetto qualsiasi isolato dal contesto in cui vive e inserito in un altro o, più semplicemente, osservato da noi intensamente e prolungatamente e quindi staccato da quelli vicini. Questi contesti suscitano in noi un'inquietudine, una sottile angoscia, quasi un senso di paura perchè insolito, inaspettato, a-logico. Anche se De Chirico non lo dice è possibile che a lui, nato in Grecia, le rovine grandiose dell'antichità classica, gli suggerissero già dall'età adolescenziale, qualcosa di metafisico: perfette nella misura, ma frammenterie, non più collegate all'ambiente nel quale erano state create, e quindi illogiche, spaesate nel mondo moderno e tuttavia con una loro vita, la vita che ognuno di noi immagina in loro, quasi fossero testimoni e giudici, uniti ma pensanti di secoli di storia. E' certo che De Chirico prenda dalla Grecia e dai suoi primi insegnanti il senso della prefazione che egli ha sempre ricercato, anche da un punto di vista tecnico.