I Macchiaioli

Nei giovani artisti attivi intorno al 1850, si avvertiva in forma singolare il disagio che identificava gli spiriti di ribellione sociale e politica con una attiva volontà di riforma in senso "europeo"  dei generi pittorici affermati; in particolare, di quel romanticismo storico a cui ormai quasi tutti i più evoluti tra loro avevano aderito.
Anno cruciale di questi eventi innovatori fu il 1856. In tale anno, a Firenze, i giovani frequentatori del caffè Michelangiolo in via Larga, punto di ritrovo degli artisti della vicina accademia, avvertirono con maggiore nettezza la necessità di confrontare il loro operato con ciò che andava accadendo in ambito europeo, e soprattutto con quanto di più aggiornato si faceva in quel momento in Francia.
Nello stesso anno erano giunti a Firenze due napoletani, Domenico Morelli e Saverio Altamura. Morelli, vi si trattenne periodicamente, esponendo nel 1861 Gli iconoclasti. Saverio Altamura stava suscitando nei giovani fiorentini l'interesse per una nuova tecnica francese: il "Ton gris", cioè quel particolare modo di ritrarre il vero di natura riflettendo sopra uno specchio nero che ne filtrava nettamente i contrasti di chiaro e di scuro.  
 I tre giovani, europeizzati, focalizzarono e scossero l' interesse dei più attivi frequentatori del Caffè Michelangiolo: Borrani, D' Ancona, Buonamici, Mochi, Morricci, Lega, Fattori e,  infine, Telemaco Signorini .
Queste "nuove" esperienze, che dovevano confluire nella definizione della "macchia" (accentuazione del chiaroscuro per stabilire il valore strutturale della luce e colore contro l' "alleggerimento" della tecnica a velature), erano già esercitate da qualche anno in ambiente fiorentino. Questo interesse per l' effetto della luce-colore, per la macchia costruttiva scuro su chiaro, fu ravvivato e fatto divampare da Morelli, da Altamura, da De Tivoli in un ambiente che già per altra via ne aveva iniziata la sperimentazione e che ora era pronta a riproporlo come nuova forza polemica.
Bisogna dire che, in anni in cui Lega era ancora legato allo stile di Mussini, Fattori era studente alla Accademia e Signorini esponeva opere di intransigente romanticismo, a Firenze si era formato un gruppo di giovani appassionati di un "genere" allora quasi desueto nella tradizione toscana: il paesaggio. Essi avevano dato vita ad una sorta di comunità chiamata "Scuola di Staggia", capitanata da Serafino De Tivoli. Delle opere allora dipinte da questi pittori non ne è sopravvisuta neppure una sicura, ma si può presumere che questa focalizzazione di interessi sul paesaggio sia un diretto antecedente a quello spostamento della sperimentazione della macchia dal bozzetto di quadro storico o di interno all'esterno di natura, spostamento che si attuerà subito dopo il 1859.