Le opere di De Chirico
Ufficialmente la " pittura metafisica ", nasce a Ferrara dall'incontro di Carrà con De Chirico che vi prestava servizio militare dal 1915. Tuttavia essa esisteva già, anche se indubbiamente al suo ulteriore sviluppo può aver contribuito sia il sodalizio fra i due pittori, sia l'aspetto della città, un tempo capitale fiorente dell'importante stato degli Este, in quegli anni invece " la più metafisica di tutte le città " per le grandi piazze ornate di monumenti dalle lunghe ombre portate, per la perfetta simmetria geometrica dell"addizione erculea ", per la solitudine innaturale di vie e piazze sulle quali si affacciano nobili palazzi inutilizzati come in una "città morta " dalla quale per ragioni misteriose, gli abitanti fossero improvvisamente scomparsi .

                                                                                                                       

Le muse inquietanti

A Ferrara è ispirato uno dei quadri più emblematici dell'arte di De Chirico: Le muse inquietanti. Anche qui i colori sono caldi ma fermi e privi di vibrazioni atmosferiche, la luce è bassa, le ombre lunghe e definite nettamente; la prospettiva accentuata dalle linee convergenti in profondità, su una specie di palco ligneo rialzato, crea un vasto spazio allucinante, mentre sullo sfondo il castello estense ci richiama al grande passato della città, mentre le ciminiere, al suo presente. Ma la città è deserta, le ciminiere non fumano, tutto è statico e sospeso. In questo luogo sognato, solo apparentemente reale, dove tutto è immobilizzato, non possono abitare uomini, esseri viventi ma solo manichini, che hanno solamente l'aspetto dell'uomo, non l'essenza . Il questo quadro i manichini hanno corpi   in foggia di statue classiche, dalle pieghe  ricadenti  parallelamente, in quello di sinistra simili alle scanalature di una colonna dorica, come in una scultura greca arcaica. Il richiamo alla Grecia  giustifica il titolo: le muse sono inquietanti perchè inserite in un contesto urbano tanto posteriore, inquietanti come lo sono  certi sogni, certi incubi, dove tutto sembra reale ma non lo è perchè è dato dal nostro inconscio.  I motivi tratti dalla realtà quotidiana sono riuniti senza un motivo giustificabile sul piano razionale.  E' questa la forza di De Chirico.               

Ettore e Andromaca

Come nelle Muse inquietanti, anche in Ettore e Andromaca troviamo dei manichini  ma in questo caso sono protagonisti: entro l'ampia prospettiva  con la consueta atmosfera rarefatta e sospesa, contro un cielo cupo, i due mitici personaggi si stringono nell'ultimo abbraccio presso le "Porte Scee", prima del duello con Achille che sognerà la morte di Ettore; ma non sono personaggi reali e neppure autentici manichini di sartoria; somigliano alla forma dei manichini perchè gli elementi costituenti sono composti in quel modo, ma questi singoli elementi sono figure geometriche astratte, come astratto è il complesso. Per raggiungere questa astrazione è importante in De Chirico, accanto al colore, il disegno che fa parte della sua formazione artistica fin dal tempo dei suoi studi in Grecia e che ha sempre costituito un fattore idealizzante della realtà .

Piazza d'Italia

Un'altra opera a livello metafisico è la Piazza d'Italia: le strane ombre lunghe, innanzittutto, nette e contrapposte alla luce e al colore, caldo ma terso, privo anzi di vibrazioni atmosferiche; la geometrizzazione delle prospettive e degli alti portici, che, per il loro coronamento ad arco di cerchio che ha qualcosa di incompiuto, suscitano una grande impressione metafisica; la solitudine, rotta soltanto da due piccole figure umane sulla sinistra e, sul fondo, da un treno a vapore che passa sbuffando, seminascosto da un muro di mattoni; la statua classicheggiante, al centro, sul basso piedistallo: "la statua sulla piazza -dice De Chirico- ha sempre un aspetto eccezionale" perchè ha forma umana, e al tempo stesso è immobile, marmorea, perenne. Dopo queste opere, dagli anni successivi in poi, fino alla morte, De Chirico si orienterà verso una pittura sontuosamente baroccheggiante, dagli splendidi colori e dalle grandi linee curve dove comunque perdureranno gli accostamenti strani.