Le opere di Mirò

La fattoria

La fattoria è l'ultimo quadro di Miró in cui sia riconoscibile il tema paesistico.Vi è una cura meticolosa con cui ogni elemento è realizzato; se si osserva la sapienza compositiva con cui ogni oggetto è collocato ci si rende conto che, sotto l'ingenuità del fanciullo, c'è al contrario un'alta professionalità e una profonda maturazione intellettuale. La fattoria, con i suoi colori intensi, con l'affollarsi delle molte cose che fanno parte della vita dei campi, raggiunge l'incanto della fiaba sentita intimamente. Vi è felicità espressiva e serenità. Non è la riproduzione di una fattoria colta dal vero; è piuttosto una creazione dettata dalla fantasia, sul filo del ricordo.

Il carnevale d'Arlecchino

Il carnevale d'Arlecchino, composta a Parigi, è un'opera altamente rappresentativa del particolare surrealismo di Miró. Qui non sono oggetti reali combinati insieme al di fuori del loro ambiente. Certo la realtà è ancora riconoscibile: gatti, uccelli, occhi, un dado, un cono, un cilindro, palloncini, note musicali, una finestra e, in particolare, una scala a pioli, tante volte ricorrente in Miró, simbolo dell'evasione verso l'altro. Ma questi frammenti di realtà si trasformano, come fossero inventati, fluttuando nell'aria o appoggiandosi lievemente in terra, inserendosi in una dimensione irreale, e popolano lo spazio fantasmi, nati dal subconscio del pittore.

Natura morta con una vecchia scarpa.

Miró è pittore fecondissimo; la sua fantasia, pur restando fedele alla propria concezione serena, si annerisce soltanto negli anni successivi al '30. In questi anni crea le cosidette "pitture selvagge", oppure opere in cui non tanto il tema è drammatico, quanto lo stile, come in questo dipinto. I colori si incupiscono a contrasto con alcuni bagliori dorati, mentre le forme degli oggetti si contraggono drammaticamente.