Le opere di Munch
Edvard Munch esercitò una grande influenza sull'espressionismo tedesco. Il suo Fregio della vita, esposto a Berlino nel 1892, provocò uno scandalo tale che la mostra fu chiusa dopo appena otto giorni determinando, da parte degli artisti locali che ne avevano difeso il valore, la costituzione della ''Secessione di Berlino'', ossia di un'associazione che voleva polemicamente separarsi dalla cultura ufficiale retriva per avviarsi verso un'arte nuova, un'arte che sapesse   non copiare il mondo esterno, ma scoprire l'interiorità dell'uomo. Centro dell'interesse di Munch è infatti l'uomo, il dramma del suo esistere, del suo essere solo di fronte a tutto ciò che lo circonda, i suoi conflitti psichici, le sue paure. Certo tutto cio non può essere disgiunto dalla formazione nordica del pittore, sia per quanto riguarda l'antica tradizione popolare, sia per i rapporti con la cultura più recente, pensando in modo particolare a drammaturghi e scrittori come Ibsen e Strindberg o a filosofi come Kierkegaard.

Il grido

Il titolo di questa opera è significativo;non indica qualcosa che sta accadendo(un uomo che urla), nè un luogo(il ponte), ma l'espressione interiore attraverso il grido.Il grido non è l'articolazione logica di un pensiero o di un sentimento in parole ordinate sintatticamente; il grido è la reazione istintiva, è l'Ur-schrei dei tedeschi, l'urlo originario, primordiale, antico come l'uomo, che esprime un complesso inestricabile di sentimenti, di paure, o, meglio, di insicurezza, di smarrimento, di  angoscia. Angoscia, infatti, è cosa diversa da paura; questa è provocata da qualcosa di determinato, quella dal nulla; è angoscia esistenziale, paragonabile solo alla vertigine che si prova guardando dall'alto nella profondità, simile a quella dell'uomo che guarda non fuori, ma nell'abisso di se stesso. Il dramma, seppure indicato dal titolo, non si esaurisce in esso. Nasce piuttosto dalla prospettiva, tesa e obliqua, che dà al ponte una lunghezza allucinante; nasce dagli urti cromatici; nasce dall'ondeggiare delle linee curve che, partendo dalla forma della testa e dalla posizione di mani e braccia dell'uomo, si propagano intorno, come ondate, all'acqua, alla terra, al cielo, con andamenti non concentrici (e quindi coordinati e razionali), ma eccentrici, in contrapposizione di concavità e convessità, quasi un'amplificazione e rifrazione pluridirezionalesonora dell'urto, così che questo, superando la dimensione del singolo individuo, diventa grido universale:"ho sentito questo grande grido venire da tutta la natura" dice Munch.

Pubertà  

Il soggetto è quello di un'adolescente nuda, seduta di traverso su un letto appena rifatto, simbolo di una verginità ancora intatta. Il corpo della fanciulla appare ancora sessualmente acerbo: ai fianchi che sono già di donna, infatti, fanno stridente riscontro le spalle ancora infantili e i seni appena abbozzati. lo sguardo è fisso, quasi sbigottito, e le braccia si incrociano pudicamente sul pube in un gesto istintivo di vergogna. In quegli occhioni che scrutano con sospettoso smarrimento c'è il rimpianto per la fanciullezza perduta alla quale non ci si sente  ancora preparati. Tale opprimente senso di angoscia, lo stesso che ogni adolescente ha sempre provato, è quindi evidenziato e quasi materializzato dalla cupa ombra proiettata sul muro. Un'ombra informa e inquietante, quasi indipendente dal personaggio che la genera.E' l'ombra delle incognite future e delle sofferenze a cui l'amore e la sessualità, oggi appena fioriti, inevitabilmente condurranno. In prospettiva è l'ombra stessa della morte, quella che ha accompagnato l'artista per tutta la sua tormentata esistenza.