La pittura di Van Gogh

Van Gogh non usa la linea come mezzo descrittivo ma le conferisce una funzione espressivo, trasfigura la realtà in favore del proprio"io", trasforma il colore reale per renderlo suggestivo, per far sì che riesca a suscitare emozioni. Van Gogh non narra semplicemente fatti o descrive luoghi, è interessato al significato umano di ciò che rappresenta. Significativa è una affermazione di Octave Mirbeau, uno dei pochi che capì immediatamemte il valore della sua arte: "non si era immedesimato nella natura, aveva immedesimato in se stesso la natura; l'aveva obbligata a piegarsi, a modellarsi secondo le forme del proprio pensiero, a seguirlo nelle sue impennate, addirittura a subire le sue deformazioni [...] ". In un primo momento il tema preferito è la vita dei contadini, il loro lavoro, la loro fatica che Van Gogh ammira profondamente: Contadine che vangano, Contadina all'arcolaio, I mangiatori di patate ...

Nel 1886, anno in cui Van Gogh si trasferisce a Parigi, ha luogo l'ultima mostra degli impressionisti e si apre una nuova stagione artistica: il puntinismo. Van Gogh scopre la bellezza del colore e schiarisce la sua tavolozza, fino ad allora sempre scura e monotona. Ma in Van Gogh l'accostamento dei puntini è un mezzo per eludere la restituzione del vero infatti i puntini si trasformano gradualmente in linguette di colore disposte secondo un ordine coerente alla forma del soggetto. Il bisogno di evadere, di cercare nuovi ambienti, nuovi colori, lo spinge a trasferirsi ancora una volta: sceglie la Provenza, Arles. Qui produce molte opere (circa duecento) e raggiunge un altissimo livello non ostante l'avanzare della sua malattia mentale.