IL BUON PASTORE DELLA CATACOMBA DI PRISCILLA

Le pitture delle catacombe, distese soprattutto sulle pareti, sono ad affresco con colori minerali (predominano l'ocra gialla, il rosso e il verde) e condotte con lo stile compendiario.

I soggetti sono tratti da miti pagani, cui si dà nuovo valore simbolico (Orfeo, Amore e Psiche), e dal vecchio e nuovo Testamento. Questa semplice attribuzione di nuovi significati sfuggì in un primo tempo ai pagani e perciò molte immagini non costituirono una fonte di pericolo per i primi cristiani. Inoltre tale aspetto artistico fa comprendere un fondamentale aspetto del cristianesimo che viene ben definito nella lettera seguente di un anonimo cristiano del secondo secolo a un pagano di nome Diogneto: "I cristiani non si distinguono dagli altri uomini né per territorio, né per lingua, né per vestiti.[...]. Abitano in città greche o barbare, come a ciascuno è toccato in sorte, ed adattandosi agli usi del paese, nel vestito, nel cibo e in tutto il resto del vivere, danno esempio di una loro forma di vita meravigliosa [...]."

Oltre ai vari simboli come il pavone, l'agnello, il pesce, si aggiungono immagini di significato cristiano come il 'Buon Pastore'. Ed è proprio questo il soggetto che vogliamo analizzare.

Nella catacomba di Priscilla, una delle più antiche di Roma, l'immagine è costituita da due alberi ai lati sopra i quali sono appollaiate due colombe molto grosse che tengono nel becco dei ramoscelli di olivo. Al centro sta il pastore che ha ai piedi due pecore, mentre ne tiene un'altra sulle spalle. Quest'ultimo elemento, presente anche nel mosaico di Aquileia, è da collegare a una tipica rappresentazione greca di un mitico personaggio: Ermete crioforo. Tale epiteto definisce Ermes come colui che porta un ariete sulle spalle. Infatti una delle principali funzioni di questa divinità in epoca arcaica era quella di guida del gregge.

L'immagine della catacomba è simmetrica, la stessa simmetria di via D'Azeglio: i due alberi , le due pecore e al centro il pastore, personificazione di Cristo, il Salvatore tra i suoi fedeli secondo la parabola e il detto evangelico: "Ego sum Pastor bonus". La semplice rappresentazione ha uno sfondo appena accennato, gli alberi sono stilizzati, poichè l'artista non ha voluto calare l'immagine in una dimensione storica, ma ha voluto porre la sua attenzione sul significato che essa ha presso i credenti.