IL "BUON PASTORE" NELLA MEMORIA RAVENNATE.

Lo storico Zosimo descrive Ravenna come città munitissima e sicura poiché inataccabile dalla terra e dal mare. La città era cinta da acquitrini, i cui bassifondi impedivano l' attracco delle navi in caso di alta marea ed era attraversata da una fitta rete di canali interni che favorivano gli spostamenti esclusivamente per via fluviale data l' inesistenza di strade percorribili a piedi o con carri; non fu mai conquistata dai Galli ma solo dai Longobardi nel 750, ed era quindi in una posizione invidiabile. Il tema dell' imprendibilità di questa ritorna nella narrazione di Socrate di Costantinopoli che nella "historia ecclesiastica" (7,23) afferma che solo un angelo di Dio sotto le sembianze di un pastore poté guidare Aspare e i suoi soldati attraverso la "limne" di Ravenna e riuscre così a liberarla. Nella città infatti si trovava l' usurpatore Giovanni che teneva prigioniero Ardaburio, padre di Aspare, e comandante delle forze inviate da Teodosio contro di lui. Dio rese quella palude praticabile e permise ad Aspare, guidato dall' angelo, di entrare nella città e di catturare l' usurpatore. Lo stesso nome di Ravenna ha un significato affine ai termini " detriti e fango", elementi caratteristici della zona in cui si formò il primo nucleo abitato. Secondo lo storico Zosimo il nome della città è da ricollegare alla parola "Pnvn" perché "circondata da ogni parte dall'acqua" (Zos.5,27,1).