Il "BUON PASTORE" di via D'Azeglio a Ravenna

Quello del "Buon Pastore" è un emblema che si trova in un mosaico pavimentale di una costruzione datata intorno al IV sec. d. C.; non si può affermare con sicurezza se sia un'immagine sacra o se richiami una iconografia pastorale. Questo aspetto è  tuttora in fase di studio. L'immagine del "Buon Pastore" è di forma quadrata ed inserita in un tappeto musivo con motivo a cerchi intrecciati in un disegno complesso, nelle sfumature del rosa-rosso.

La scena raffigura un giovane, in posizione frontale, con le gambe incrociate, appoggiato ad un bastone tenuto sotto l'ascella sinistra; indossa una tunica azzurra con ricami in rosso, un mantelletto triangolare rosso- bruno e calza alti gambali. Accarezza con la mano destra una pecora che protende il capo verso di lui, ha alla sua sinistra un'altra , in atto di brucare. La rappresentazione è inquadrata da due alberi stilizzati e simmetrici; il capo del pastore è incorniciato da una linea virtuale formata dalla prosecuzione dei due rami e dalla posizione dei due uccelli azzurri. Si è molto discusso sulle caratteristiche di questi due uccelli: alcuni pensano a parrucchetti dal collare poiché presentano un collarino, ma il colore del corpo non coincide; altri affermano che si tratta di due tortore o volatili forse individuabili nell'ambito dell'Asia Minore. L'incertezza è dovuta probabilmente al fatto che la specie rappresentata nl mosaico non esisteva nella fauna ravennate non era ben conosciuta: è per questo motivo che i tratti della rappresentazione non sono molto sicuri.

Questo potrebbe essere un pannello (o cartone) adottato a Ravenna ma proveniente dall'area greco-turca o da quella africana; è possibile che questo pannello derivi da un affresco.

E' degna di nota una siringa pendente da un ramo dell'albero di sinistra, elemento che riporta al modello classico di pastore. Nelle rappresentazioni contemporanee del "Buon Pastore", come quella ad Aquileia, questo strumento musicale è molto frequente. Esso infatti è l'attributo ordinario di Pan, dio dei pastori e delle greggi, e soprattutto di Orfeo, personaggio mitico frequentemente raffigurato nell'arte classica e, con la diffusione del cristianesimo, adottato per la rappresentazione del Messia.

Il volto del personaggio, purtroppo danneggiato dai micropali di sostegno delle pareti dello scavo, è caratterizzato da grandi occhi ed ha capelli resi con linee sovrapposte; il personaggio, invece, è tracciato con linee stilizzate senza chiaroscuri o volume, contrariamente alle due pecore evidentemente di altra mano.

Gli elementi decorativi non sono tali da permettere un'identificazione sicura del personaggio; la presenza intorno alla testa di due uccelli, gli unici con tessere in pasta vitrea, suggerisce un intento onorifico non attribuibile ad una generica figura pastorale; la mancanza dell'aureola allontana l'immagine dall'usuale tipologia cristiano-bizantina. Essa infatti tendeva a rappresentare le immagini con lunghi abiti, mentre in questo emblema il soggetto ha una veste corta; generalmente nella iconografia bizantina del "Buon Pastore", come in Galla Placidia a Ravenna, il personaggio ha tra le mani una croce sul capo un'aureola d'oro che conferisce sacralità.

La tecnica utilizzata è l'opus tessellatum e le cui tessere sono per la maggior parte in marmi di diverso colore. In alcuni casi, per le tessere rosa e marroni si utilizzava anche la terracotta, ricavata dai laterizi. Quando si realizzavano dei colori che non rispondevano esattamente a quelli del marmo disponibili in natura, si ricorreva a delle tessere vitree (cfr. uccelli) con un costo maggiore e per di più meno resistenti.

Il restauro di questo mosaico ha comportato notevoli difficoltà, principalmente per il recupero delle immagini rimaste oltre la palificata.E' stato inoltre necessario sottoporre il mosaico a pulizia meccanica e manuale con il vibroincisore per la rimozione di uno spesso strato d'incrostazione calcarea.