Le Quattro stagioni a Djebel Oust

Djebel Oust, città tunisina collocata tra Uthina e Thuburbo Maius, fu in epoca romana una stazione termale di notevole importanza. L'edificio delle terme era,come tutti gli edifici termali romani,ornato di splendidi mosaici parietali e pavimentali;tra questi notevole è la raffigurazione delle "Quattro Stagioni",databile alla metà del IV sec., di cui è senz'altro interessante un confronto stilistico e iconografico con il mosaico di ugual tema ritrovato in Via D'Azeglio a Ravenna. Ci troviamo innanzitutto di fronte a due personificazioni delle stagioni. Appare subito evidente come la stessa organizzazione strutturale delle rappresentazioni sia differente: il mosaico riportato alla luce a Ravenna presenta una raffigurazione sintattica unica a coprire tutto lo spazio occupato dal mosaico stesso,con le quattro stagioni che danzano in cerchio e hanno una posizione pressochè naturale;quella proveniente dall'Africa è,invece,paratattica e presenta quattro diversi riquadri,entro ognuno dei quali è ritratta una delle quattro stagioni,in posizione composta,quasi fotografica, e tra loro legati da motivi ornamentali di tipo geometrico.

E' inoltre palese come entambe le raffigurazioni siano notevolmente influenzate dalla cultura,dagli usi e dai costumi dell'ambiente circostante:i caratteri somatici delle une e delle altre personificazioni corrispondono a quelli degli abitanti della località di appartenenza.

Diverso è il modo di caratterizzare le stagioni:a Ravenna lo si fa tramite un copricapo e i colori del vestiario,in Africa attraverso simboli,che la stagione stessa tiene in mano,e il genere di abbigliamento,costituito da una tunica leggera o pesante a seconda del clima tipico di ciascuna stagione.

Quanto alla spazialità,essa è molto importante a Ravenna,dove viene accentuata attraverso la prospettiva resa dalla collocazione su più piani delle figure,dalle larghe ombre portate e dal chiaroscuro;in Africa invece essa non riveste una grande importanza:anche qui il chiaroscuro è presente,ma da solo non è sufficiente a dare profondità alle figure.

Ulterirormente indicativo e interessante è il confronto fra le singole raffigurazioni delle stagioni,che forse più chiaro risulta se esposto in maniera schematica,analizzando a coppie,secondo un criterio tematico,le personificazioni.

PRIMAVERA:nel mosaico ravennate è probabilmente localizzabile in basso,anche se secondo alcuni la si dovrebbe riconoscere nel personaggio di sinistra;in quello africano è invece quasi certamente identificabile nel riquadro in basso a sinistra. Inutile è precisare che quella africana è una rappresentazione a mezzo busto,mentre in quella ravennate il personaggio è presente per intero. A caratterizzare la stagione abbiamo a Ravenna un copricapo con decorazione di fiori e un abito di colore chiaro;in Africa,invece,la personificazione porta nella mano destra un rametto fiorito,mentre nell'altra tiene un piccolo cesto dalla forma allungata ricolmo di fiori,ed indossa una tunica sbracciata.

ESTATE:a Ravenna era originariamente individuabile nella figura a destra,che purtroppo però è andata quasi completamente perduta:ne restano soltanto le gambe,inutili ai fini del confronto,dal momento che nella rappresentazione africana esse non compaiono.Non resta che analizzare questa sola:situata nel riquadro in basso a destra,essa tiene nella mano destra una spiga,nella sinistra un altro oggetto non facilmente identificabile e indossa una leggera tunica sbracciata.

AUTUNNO:A Ravenna è forse riconoscibile nella figura a sinistra,ma alcuni propendono per l'identificazione con quella in basso;a Djebel Oust senz'altro è rappresentato dall'"emblema" in basso a sinistra.Nella rappresentazione ravennate questa stagione è caratterizzata da un colore rossiccio tanto nell'abito quanto nel copricapo ornato di grappoli d'uva;lo stesso frutto compare anche nel mosaico africano,nel grappolo tenuto in mano dalla stessa stagione,a identificare l'Autunno insieme con la pesante tunica di colore scuro.

INVERNO:è,a Ravenna,forse la figura più affascinante,soprattutto per il particolare copricapo che lo caratterizza,ornato di canne palustri,elemento tipico della vegetazione ravennate;anche la palandrana che il personaggio indossa è molto interessante:di colore scuro,è rappresentata in maniera molto realistica grazie alle evidenti pieghe in teoria originate dal movimento;notevoli sono anche le calzature,che riproducono piuttosto fedelmente quelle utilizzate per le passeggiate negli allora paludosi territori circostanti Ravenna. In Africa il personaggio che rappresenta l'invertno indossa una tunica pesante, di colore chiaro, un copricapo che non presenta caratteristiche particolari e in mano  tiene un oggetto che parrebbe un tamburello.

Nella composizione musiva ravennate è ben visibile la figura di un musico dotato di siringa, che nelle intenzioni dell'autore doveva ravvivare la festa delle Stagioni (l'ambiente di festa è reso anche dai festoni posti sullo sfondo a decorarlo). Nel mosaico africano non ritroviamo la figura del musico né il tema della festa. Importante è dunque osservare come la rappresentazione di Ravenna sia dotata di una precisa ambientazione, assente, come detto, a Djebel Oust, dove l'opera assume, nella sua staticità, carattere più solenne.