IL RESTAURO DELL'OPUS SECTILE IN VIA D'AZEGLIO IN RAVENNA

L'opus sectile della stanza numero 12, che ha un'ampiezza di circa 7.50 metri per 4.90, è realizzato in materiale lapideo di pregevole qualità, sebbene di comprovato riutilizzo.

Il quasi perfetto stato di conservazione è in gran parte dovuto all'umidità dello strato di fanghiglia che lo ricopriva quasi interamente; sempre grazie a questo le crustae sono rimaste attaccate al sovranucleus.

Durante il restauro per evitare di dirompere il delicato equilibrio biochimico dell'opus sectile non è stato possibile l'uso di acqua che avrebbe portato al distacco della crustae dalla malta.

L'originale cromia dell'opus sectile è stata alterata dall'azione chimica dei metaboliti sprigionati dalle radici di alcune piante, che si sono nutrite dei sali presenti nei marmi; si sono così formate dal marmo brecciato, delle sfumature grigiastre, impossibili da eliminare.

Nello strato immediatamente inferiore sono state riscontrate alcune anomalie cromatiche dovute probabilmente al contatto della malta con acque sporche o liquidi di scariche.

Gli archeologi prima hanno eseguito la pulitura in sito con pennelli di nylon, in seguito hanno diviso l'opus in lastre di 100x100 cm e le hanno trasportate in laboratorio, dove, per mezzo di impacchi di una soluzione salina, sono riusciti ad ammorbidire alcune incrostazioni rendendole più facilmente asportabili con bisturi o con strumenti microabrasivi caricati a sfere di vetro a bassa pressione.

Le crustae pericolanti o staccate sono state fissate con uno stucco a base di calce idraulica, mentre il sovranucleus è stato consolidato mediante una emulsione acrilica.

Questo procedimento è stato necessario per evitare che, durante lo studio e l'analisi del reperto, esso potesse essere danneggiato.

A restauro concluso è stato passato su ogni crustae uno strato di cera microcristallina, per esaltarne le peculiarità e le delicate cromie caratteristiche di questa pregevole opera d'arte qual è l'opus sectile e il mosaico in generale.