IL LACERTO IN OPUS SECTILE DI VIA D'AZEGLIO

LA COMPOSIZIONE

Il lacerto è composto da un sottofondo nel quale si identificano ,partendo dal basso ,in un primo strato il RUDUS e in un secondo il NUCLEUS, con sopra allettate fatte di anfore sulle quali ,per mezzo di un sottile strato, chiamato sovranucleus, sono state applicate le crustae.

Le crustae presentano spesso una disomogeneità sia negli spessori, sia nella tarsia stessa, che risulta composta da lastrine dello stesso materiale, tuttavia differenziata da blocchi diversi, cosa più che normale per i pavimenti sectili dalla tarda antichità. Secondo fonti storiche molti marmi di Ravenna e di Costantinopoli sono stati riutilizzati da pavimentazioni sectile di edifici romani o da blocchi rimasti in deposito.

STUDIO DEI MATERIALI

La decorazione in sectile era entrata con forza all'interno della cultura romana, grazie alla facilità con cui era possibile accedere alle diverse cave, dislocate in più parti del bacino del Mediterraneo, permettendo così l'utilizzo di svariati di questi materiali per i rivestimenti o per le decorazioni pavimentali o parietali in opus sectile o in mosaico. Spesso i nomi antichi dei marmi erano dati dai luoghi di provenienza, come il "GIALLO DI NUMIDIA" ,regione dell'Africa settentrionale ,o come nel caso del "SERPENTINO VERDE" dalle caratteristiche del materiale. Per lo studio dei materiali lapidei si svolgono molte analisi che hanno permesso, per molti di questi, l'identificazione del gruppo roccioso di appartenenza ,determinandone così anche le peculiarità, importanti per stabilire il metodo d'intervento.

Per altri ,invece, il riconoscimento è avvenuto solo a livello macroscopico, quando le loro caratteristiche erano tali da non lasciare dubbi sulla loro identificazione. Il PORFIDO VERDE di Grecia ,o SERPENTINO VERDE è tra questi ;si tratta di una roccia di origine vulcanica, proveniente dal Peloponneso, di colore che va dal bianco al verde scuro, la cui picchiettatura della roccia è levigata e ricordava agli antichi la pelle dei serpenti .L'utilizzo di questo materiale è attestato a Roma già in età augustea il suo impiego perdura fino all'eta bizantina. Il MARMO BRECCIATO che va dal rosa chiaro a macchie più intense fino ad arrivare a striature color porpora, a causa della sua verità non permette un'identificazione certa ,tuttavia è stato riscontrato in alcune crustae delle pavimentazioni in sectile del palazzo di Teodorico e nei sectilia di Santa Croce a Ravenna. Il MARMO BIANCO è stato identificato dalla comparazione con crustae similari presenti nei sectilia del palazzo di Teodorico.

PROVA SPERIMENTALE

La prova sperimentale è utile per accertare le diverse considerazioni formulate in base ai risultati ottenuti dalle analisi scientifiche e dal confronto fotografico e storico con altri sectilia che presentano la stessa tipologia costruttiva. Sono queste infatti le necessarie informazioni per la costruzione in scala reale di uno dei moduli compositivi della decorazione pavimentale. Prima di procedere è stata eseguita un'ulteriore prova sulla possibile resistenza e compattezza del SOVRANUCLEUS ,ed è stato poi preparato un imposto composto da carbone, cenere, sabbia, polvere di marmo e acqua, ottenendo così una boiacca. Su questa sono state appoggiate delle lastrine di pietra simulando la situazione CRUSTAE-SOVRANUCLEUS, e si è ottenuto una certa compattezza dell'impasto, sufficiente a trattenere i pezzi di pietra.

Dopo l'individuazione del disegno modulare, attraverso le impronte lasciate dalle crustae , dalle anfore non più resistenti e dagli elementi costruttivi del pavimento ancora presenti, si è proceduto con la riproduzione delle crustae in malta cementizia in scala 1:1.

Le parti di anfora sono state realizzate in terracotta rispettando le dimensioni e gli spessori di quelle originali. Questi, preventivamente bagnati ,sono stati poi allettati con la parte convessa nella malta fresca del NUCLEUS; trattandosi di elementi porosi, hanno assorbito immediatamente l'acqua presente nell'impasto, provocando così una presa rapida.

Per la composizione del RUDUS sono state seguite le proporzioni date da Vitruvio nel "VII libro di Architettura" che corrispondono in linea di massima a quelle trovate grazie ad un'analisi microscopica eseguita su un copione di lacerto.

Le malte del RUDUS e del NUCLEUS sono state, in seguito, stese in una controforma riproducente la grandezza reale del modulo.

Una volta preparati gli impasti poi il SOVRANUCLEUS, sono stati stesi sopra i frammenti di cotto affinchè, come "cuscini", accogliessero le crustae.

Nella fase di livellamento delle crustae le parti in cotto ,inserite nella malta fresca del nucleus, adempiono alla funzione di autolivellamento delle crustae ,abbassandosi da una parte, dove la TARSIA era più alta o alzandosi laddove era di spessore inferiore .