LA "DANZA DEI GENI DELLE QUATTRO STAGIONI"DI VIA D'AZEGLIO A RAVENNA

La rappresentazione musiva della cosiddetta "danza dei geni delle quattro stagioni ritrovata in via Massimo D'Azeglio a Ravenna era originariamente collocata come emblema all'interno di una cornice geometrica sul pavimento della stanza n°10 del palazzetto bizantino, venuto alla luce durante i lavori di scavo per la costruzione di un garage sotterraneo. Il mosaico ,realizzato in "opus tessellatum", è databile al V°\VI° secolo ;il nucleo centrale dell'immagine rappresenta i geni delle stagioni danzanti in cerchio in un 'atmosfera festosa (suggerita dai festoni che si trovano sullo sfondo),con un suonatore di siringa in secondo piano. La tecnica musiva è caratterizzata da tessere più grandi a delineare lo sfondo ,più minute ,anche se non tali da far pensare ad un vero e proprio "opus vermiculatum", nella raffigurazione dei personaggi ,in particolare dei volti ,con un effetto quasi pittorico.

I diversi geni sono distinguibili grazie ai copricapi che li adornano e agli abiti che indossano :ognuno è contraddistinto da colori e immagini strettamente legati alla propria stagione.

La raffigurazione dell'autunno è attualmente oggetto di discussione da parte degli studiosi :alcuni ritengono si debba riconoscerlo nel personaggio di spalle ,altri in quello a sinistra ,ritenendo più opportuno individuare in quello di spalle la primavera. Concordando con questa seconda opinione ,si noterà l'Autunno caratterizzato da una corona ornata di elementi vegetali ,interpretabili come pampini di vite o come roselline(da qui la discussione sulla effettiva funzione del personaggio),e dai tipicamente autunnali colori della tunica(corta e simile a quella delle altre stagioni eccetto l'Inverno),quali tonalità che spaziano dal bordeaux vinaccia al rosa mattone ,realizzate con laterizi ,e al rosso di Verona ,ottenuto invece con lo stesso marmo unito ancora a tessere porose di laterizi. L'Autunno tiene ,alla sua destra ,per mano la Primavera .come detto rappresentata di spalle e caratterizzata da una corona da banchetto ,forse ornata di fiori ,e da una tunichetta bianca e ricamata.

La Primavera a sua volta danza tenendo la mano sinistra di quella che doveva essere l'estate ;il personaggio è però andato perduto ,frantumato nel VII°secolo allo scopo di ricavare una nuova area di sepoltura. Sono tuttavia ancora visibili mani ,gambe ,parte della corona di spighe che probabilmente in origine ne ornava il capo ,parte dell'abito bianco bordato di nero e del mantello anch'esso bianco .

Ma il genio forse più bello e interessante dal punto di vista iconografico è quello dell'inverno, posto frontalmente. Sue caratteristiche sono la splendida palandrana color grigio petrolio di cui è vestito e il copricapo ornato di canne palustri ;la prima è rappresentata in maniera molto realistica ,grazie alle moltissime pieghe ,che danno l'idea del movimento ,della danza ;il secondo invece dà una caratterizzazione di tipo ambientale alla raffigurazione :le canne sono elemento tipico della flora della paludosa zona ravennate. Anche i calzari dell'Inverno sono notevoli :a differenza di tutte le altre stagioni ,che indossano una sorta di sandali infradito ,esso calza infatti alti e pesanti stivali, tipici anche questi del luogo.

All'esterno di questo cerchio danzante si trova il musico ,che utilizza uno strumento identificabile con un piccolo organo a canne o ,molto più probabilmente ,con una siringa ;questo elemento denota la ricchezza dell'ambiente ravennate all'epoca di realizzazione dell'opera :è infatti decorato di tessere in lamina d'oro, fatto usuale nei mosaici parietali di grande prestigio ,ma assai raro in quelli pavimentali ,perché più soggetti a consunzione .Per il resto della raffigurazione i materiali usati sono fondamentalmente tre :oltre ai già citati marmo e laterizi ,compare anche la pasta vitrea ,utilizzata per i colori più particolari ,quali le diverse sfumature nel grigio petrolio della palandrana del genio invernale .La differenza dei materiali è immediatamente visibile :la pasta vitrea ,più delicata e quindi meno resistente al tempo ,è decisamente più consunta rispetto al marmo ,il quale invece si è mantenuto in buone condizioni.

Temi iconografici di questo tipo erano largamente diffusi nell'impero romano ,ma rari nel V°\VI° secolo ,perché ormai caduti in disuso. Raffigurazioni musive pavimentali delle quattro stagioni sono comunque presenti anche nella villa di Piazza Armerina nei pressi di Enna ,ad Aquileia , e frequenti in Africa, come nella stazione termale di Djebel Oust .