Il Mosaico nel tempo

Tra le forme più antiche delle espressioni artistiche possiamo senz’altro includere anche il mosaico.Già’ 40 secoli or sono i Sumeri utilizzavano piccoli corpi fittili tutti per decorare con semplici colori pareti e colonne.Anche le civiltà’ precolombiane del Sud e Cento America e Messico meridionale utilizzavano questa tecnica usando pero’ materiale diversissimo: pietre dure di splendidi colori, madreperle, metalli e scaglie di rettili. Gli egiziani, addirittura, erano arrivati a sviluppare questo gusto decorativo fino a smaltare mattoni che, inseriti nella costruzione, davano risalto a figure policrome. Passando poi all’antica Grecia, abbiamo i primi mosaici senza pretese tonali con scene d’animali e simili, eseguiti con ciottoli anche levigati. Pero’, quando, la cultura ellenistica raggiunge lo sviluppo che tutti conosciamo, anche il mosaico diventa un prodotto maggiormente ricercato ed elaborato, sostitutivo della pittura da cavalletto. Sono scene complesse di figure, di nature morte, d’episodi mitologici realizzati anche con materiale non comune come onice, serpentino, paste vetrose.Al prevalere della potenza romana questa forma d’arte, come del resto ogni altra fu assorbita dai vincitori che la portarono e la diffusero in tutto l’impero, dall’Africa del nord al mar Nero, dall’Asia alla Spagna; come per la statuaria Grecia si videro nelle case di ricchi patrizi di Roma e d’altre città copie di mosaici eseguiti da famosi maestri greci. Il materiale più usato dai Romani consisteva in tessere di rocce calcaree, ma era usato anche materiale vetroso dove l’intensità tonale della pietra naturale non era sufficientemente espressa. Inoltre, fatto molto importante, i mosaicisti Romani superarono il limite imposto al mosaico della tradizione ellenistica di fenomeno espressivo a se’ stante, e lo posero come elemento decorativo con lo scopo principale di definire coloristicamente gli spazi architettonici. Il mosaico assunse con i Romani una caratteristica generale e standardizzata. L’uso del mosaico pavimentale, fu’ totalmente frequente che l’imperatore Diocleziano, nel 3° secolo d.C., con proprio decreto stabili’ il prezzo delle prestazioni dei mosaicisti secondo il vario grado di qualificazione, compresi il lapidario structor ed il calcis coctor, cioè’ la manovalanza.

Il Mosaico Romano e le tecniche

La diffusione del mosaico, si deve riconoscere ai Romani che hanno divulgato le tecniche in tutto l’impero; in Britannia, in Asia, nella penisola Iberica e in Africa settentrionale.Quest’arte e’ stata praticata per secoli ed adottata all’interno di edifici pubblici, privati, sacri e profani. Dagli antichi pavimenti grezzi di impasto di calce, sabbia e polvere di mattone con inseriti ciottoli molati o gruppi di tessere sparsi, si arriva alle più’ raffinate composizioni dove i vari generi di mosaico sono avvicinati gli uni agli altri.L’arte musiva e’ legata alla pittura; quella greca era pittura di cavalletto a differenza di quella romana strettamente parietale in funzione ornamentale dell’architettura. Il mosaico greco tende a riprodurre probabilmente la pittura e usa tessere piccolissime, il Romano acquista invece un’espressione autonoma usando tessere più’ grandi ed accentuando gli spazi. I materiali adoperati erano marmo colorato, pietre dure e pezzetti di pasta vitrea. L’antica pavimentazione a base di calce e coccio pesto, nella quale s’inserivano tessere molto distanziate per formare disegni geometrici era chiamata: