BESTIARIO LATINO. LA FENICE All'elenco dei testi

IX) De fenice

Est aliud volatile quod dicitur phenix. Illius figuram gerit Dominus noster Iesus Christus, qui dicit in Evangelio suo: «Potestatem habeo ponendi animam meam et iterum sumendi eam». Propter hec verba irati sunt Iudei et volebant eum lapidare. Est ergo avis in Indie partibus que dicitur phenix. De hac dicit Phisiologus quia, expletis quingentis annis vite sue, intrat in lignis Libani et replet utrasque alas diversis aromatibus. Et quibusdam indiciis significatur sacerdoti civitatis Eliopolis mense novo, id est Nisan, aut Adar, id est sarmat, aut famenoht, quod est aut marcio, aut aprili mense. Cum autem hoc significatum fuerit sacerdoti, ingreditur et implet aram de lignis sarmentorum. Cum advenerit volatile, intrat in civitatem Eliopolim, impletum omnibus aromatibus in utrisque alis suis; et statim videns factam struem sarmentorum super aram, ascendit, et circumvolvens se de aromatibus, ignem ipse sibi incendit et se ipsum urit. Alia autem die veniens sacerdos exustaque ligna, que composuit super aram, scrutans, invenit ibi vermiculum modicum suavissimo odore fragrantem. Secundo vero die invenit iam aviculam figuratam. Rursum tercia die veniens sacerdos, invenit eam iam in statu suo integram atque factam avem fenicem. Et vale dicens sacerdoti, evolat et pergit ad locum suum pristinum. Si vero volatile hoc potestatem habet mortificandi se et rursum semetipsum vivificare, quo modo stulti homines irascuntur in verbo Domini nostri, qui ut verus homo et verus Dei filius «potestatem habuit ponendi animam suam et iterum sumendi eam». Ergo sicut iam supra dixiums, personam accipit Salvatoris nostri, qui de celo descendens alas suas replevit suavissimis odoribus novi ac veteris testamenti, sicut ipse dixit: « Non veni legem solvere, sed adimplere». Et iterum: «Sic erit omnis scriba doctus in regno celorum, proferens de thesauro suo nova et vetera». Ethimologia. Penix, arabie avis, dieta quod colorem feniceum habeat, vel quod sit in toto orbe singularis et unica. Nam arabes singularem et unicam fenicem vocant. Hec quingentis et ultra annis vivens, dum se viderit senuisse, collectis aromatum virgultis rogum sibi instruit et conversa ad radium solis alarum plausu voluntarium sibi incendium nutrit, sicque iterum de cineribus suis resurgit.

IX) La fenice

C’è un altro volatile che è detto fenice. Nostro Signore Gesù Cristo ha le sua figura, e dice nel Vangelo: "Posso deporre la mia anima, per poi riprenderla una seconda volta". Per queste parole i Giudei si erano scandalizzati e volevano lapidarlo.C’è dunque un uccello, che vive in alcune zone dell’India, detto fenice. Di lui il Fisiologo ha detto che, trascorsi cinquecento anni della sua vita, si dirige verso gli alberi del Libano, e si profuma nuovamente entrambe le ali con diversi aromi. Con alcuni segni si annuncia al sacerdote di Eliopoli nel mese nuovo, Nisan o Adar, cioè nel mese di Famenòth, o di Farmuthì. Dopo che il sacerdote ha avvertito questo segnale, entra e carica l’altare di sarmenti di legno. Quindi il volatile arriva, entra nella città di Eliopoli, pieno di tutti gli aromi che sprigionano entrambe le sue ali; ed immediatamente vedendo la composizione di sarmenti che è stata fatta sull’altare, si alza e, circondandosi di profumi, un fuoco si accende da solo e da solo si consuma. Poi, un altro giorno, giunse un sacerdote e, dopo aver bruciato la legna che aveva collocato sopra l’altare, trovò qui, osservando, un modesto vermicello, che emanava un buonissimo odore. Poi, al secondo giorno, trovò un uccellino raffigurato. Il terzo il sacerdote tornò a vedere e notò che l’uccellino era divenuto un uccello fenice. Una volta salutato il sacerdote, volò via e si diresse al suo luogo antico. Se invero questo uccello ha il potere di morire e di nuovo di rivivere, nel modo in cui gli uomini stolti si adirano per la parola di Dio, tu hai il potere come vero uomo e vero figlio di Dio, hai il potere di morire e di rivivere. Dunque come ho detto prima, l’uccello prende l’aspetto del nostro Salvatore, che scendendo dal cielo, riempì le sue ali dei dolcissimi odori del Nuovo e dell’Antico Testamento, come egli stesso disse : «Non sono venuto ad eliminare la legge, ma ad adempierla». E di nuovo : «Così sarà ogni scrittore dotto nel regno dei cieli, offrendo rose nuove ed antiche dal suo tesoro».Etimologia. La fenice, uccello d’Arabia, è chiamata tale per il suo colore rosso, o perché è unico in tutto il mondo. Infatti gli Arabi chiamano la fenice come uccello unico e solo. Questo, vivendo oltre cinquecento anni, finché si vede invecchiato, raccolti dei rami profumati, si costruisce un rogo e, volta alla luce del sole, con grande battito delle ali, si procura un incendio volontario, e così di nuovo risorge dalle sue ceneri.