SIMBOLOGIA DEGLI ANIMALI    

L'ALBERO PEREDIXION, LA COLOMBA E IL DRAGO

L'albero peredixion (o peridexion) compare sia nel Fisiologo greco che nel Bestiario latino, che, se pure diversamente, in quello d'amore. Nel Fisiologo greco e in quello latino si dice che in India esiste un albero chiamato peridexion: il suo frutto è dolcissimo e soavissimo. Le colombe vi si dilettano e si nutrono del frutto di quest'albero (in esso infatti nidificano), ma c'è il drago che insidia la colomba. Il drago teme tuttavia quest'albero e la sua ombra,  e non si può avvicinare. Quando l'ombra dell'albero è proiettata verso occidente, il drago fugge ad oriente, quando invece è proiettata verso oriente, esso fugge ad occidente. Ma se la colomba si smarrisce nelle tenebre lontano dall'albero, il drago la trova e la uccide. L'albero è l'albero della sapienza, la sua ombra è protettiva, i frutti sono letizia, pace, moderazione, pazienza: anche l'uomo, se resterà accanto all'albero e si ciberà di quei frutti, impedirà che gli si avvicini il demonio malvagio.
Nel Bestiario d'amore sono citati in breve successione drago e colomba, ma non si cita l'albero peredixion. L'elefantessa si difende dal drago partorendo nell'acqua: l'acqua protegge lei e i piccoli. Poco dopo è detto che l'acqua protegge anche la colomba, che infatti si posa molto volentieri sull'acqua, perché se un avvoltoio si dirige verso di lei per catturarla, fin da lontano essa è avvisata dall'ombra dell'avvoltoio che scorge nell'acqua e ha tutto il tempo di mettersi in salvo. In amore si posa davvero sull'acqua chi fa tutto con tale prudenza da sapersi guardare, fin da lontano, da tutti coloro che possono nuocergli.

ANTILOPE

L'antilope compare sia nel Fisiologo greco che in quello latino; in entrambi i testi si dice che l'antilope ha lunghe corna con cui può tagliare alberi anche alti e grandi, me se si mette a giocare tra i rami dell'erica, vi si impiglia, allora lotta a lungo, ma non può liberarsi e grida a gran voce. Il cacciatore la sente, la raggiunge e l’uccide. Nella spiegazione che segue si dice che anche l'uomo, malgrado la forza delle due corna (Vecchio e Nuovo Testamento) si lascia impigliare nelle trame del vizio. Il Fisiologo latino accentua, nella parte terminale, i messaggi morali precisando che sono in particolare il vino e le donne che inducono ad allontanarsi da Dio.

AQUILA

L'aquila è presente sia nel Fisiologo greco che in quello latino; vi si dice che l'aquila, stanca dagli anni, vola in direzione del sole, brucia le vecchie ali e la caligine degli occhi, riacquistando il vigore della giovinezza, così l'uomo deve guardare in Dio per rigenerare la propria coscienza. Nel Bestiario d'amore invece si parla del becco aguzzo dell'aquila, che è simbolo dell'orgoglio, sentimento contrario all'amore.

BALENA

Nel Fisiologo greco si dice che c'è un mostro nel mare detto balena: ha due nature. La sua prima natura è questa: quando ha fame, apre la bocca, e dalla sua bocca esce ogni profumo di aromi, e lo sentono i pesci piccoli e accorrono a sciami nella sua bocca, ed essa li inghiotte. Così anche il demonio e gli eretici, con la seduzione e l'inganno, che sembra essere un soave profumo, adescano i piccoli e coloro che non hanno il senno adulto. L'altra natura del mostro: esso è di proporzioni enormi, simile a un'isola; ignorandolo, i naviganti legano ad esso le loro navi, come in un'isola, e vi piantano le ancore e gli arpioni; quindi vi fanno fuoco sopra per cuocersi qualcosa: ma non appena esso sente caldo, s'immerge negli abissi marini e vi trascina le navi. Anche l'uomo, se si tiene sospeso alla speranza del demonio, questi lo trascina con sé nel fuoco eterno. La balena non compare nel Bestiario latino.
Nel Bestiario d'amore è riportata la seconda natura della balena per concludere così: "Per questo io dico che ci si deve fidare meno di ciò che al mondo sembra piú sicuro. Cosí accade alla maggior parte delle donne che si fanno un amico. Vi è chi dice di morire d'amore mentre non sente né male né dolore; uomini simili ingannano le donne sincere".
L'immagine della balena/isola si diffonde anche in ambito agiografico o della più tarda arte dell'incisione.


CANE

Il cane compare solo nel Bestiario d'amore per un'annotazione marginale: come il cane rimangia il proprio vomito, così il poeta vorrebbe rimangiarsi le affermazioni avventate.

CASTORO

Il castoro compare sia nel Fisiologo greco che nel Bestiario latino che in quello d'amore. Identica nei tre testi è la descrizione del comportamento dell'animale: il castoro ha un membro dotato di poteri medicinali e gli si dà la caccia per impadronirsi di questo membro. Esso fugge finché può; ma quando si accorge di non avere più scampo, teme di essere ucciso. Sapendo perfettamente di essere cacciato soltanto per questo membro, lo addenta, se lo strappa e lo lascia cadere in mezzo alla strada; e quando i cacciatori lo trovano lo lasciano andare, perché questa è l'unica ragione per cui gli danno la caccia. Nel Fisiologo greco e nel Bestiario latino si conclude dicendo che il cacciatore è il demonio, e tutti quelli che vivono secondo l’ordine di Dio e vogliono vivere castamente, devono "tagliare" ogni vizio e gettarlo in faccia al diavolo. Allora quello, confuso, se ne va via.
Nel Bestiario d'amore si dice invece che se la donna è infastidita dalle preghiere del poeta, per liberarsi di tanta insistenza, come fa in altra situazione il castoro nei confronti dei cacciatori, dovrà concedergli parte del proprio corpo, e cioè il proprio cuore.

 

CENTAURO E CERVO                                                                 

Il centauro è presentato con busto umano e con corpo equino, ed è simbolo delle passioni sfrenate, della forza bruta, della vendetta e del male. Nel Fisiologo greco, come in quello latino è accostato alla sirena per la sua duplice natura e rappresenta gli increduli, o gli eretici.

Il cervo non compare nel Bestiario d'amore, mentre è presente sia nel Fisiologo greco, che nel Bestiario latino. Vi si dice che "il cervo anela alle fonti d'acqua, come l'anima anela a Dio": cervo e drago sono nemici; il drago sfugge al cervo e si nasconde nelle crepe del terreno, il cervo va a riempire le cavità del suo ventre d'acqua di fonte e la vomita nelle crepe del terreno, e ne trae fuori il drago, lo schiaccia e lo uccide. Questa lotta è come quella tra Dio e il diavolo: anche il Signore ha ucciso il grande drago, il demonio, per mezzo delle acque celesti della sapienza: non può il drago sopportare l'acqua, né il demonio la parola celeste.

DONNOLA

Sia Fisiologo greco che Bestiario latino fanno riferimento alla natura della donnola, che concepisce attraverso la bocca e partorisce per le orecchie: così il cattivo cristiano si ciba del pane spirituale in Chiesa, poi, appena fuori, lo getta dalle orecchie.
Nel Bestiario d'amore si capovolgono le cose: si dice che la donnola concepisce attraverso l'orecchio e partorisce per la bocca. Allo stesso modo si comportano certe donne, le quali, quando hanno udito tante cortesi parole se ne sgravano per la bocca con un rifiuto e passano piuttosto ad altri discorsi, come se temessero di essere catturate dalle parole lusinghiere dell'amante.

ELEFANTE

L'elefante è considerato emblema di castità e di temperanza. E' un simbolo molto positivo, è considerato saggio e anche particolarmente casto poichè lo si riteneva frigido. In ambito magico-popolare questa figura fu notoriamente sentita come segno beneaugurale. Spesso è inserito di fronte all'albero della vita tra riffigurazioni di vegetazione rigogliosa, o è collocato fra gli abitanti del paradiso terrestre. Lo si ritrova anche nella tipologia mariana come modello di castità e di forza e di "torre eburnea" per la costruzione della torre che portava nelle spedizioni militari. L'elefantessa partoriva il suo piccolo nell'acqua di una palude, mentre il maschio faceva la guardia per scacciare il drago minaccioso. La figura dell'elefante è anche un simbolo del battesimo.

La tipologia dell'elefante è la stessa sia nel Fisiologo greco che nel Bestiario latino che in quello d'amore. In tutti e tre i testi l'elefante è raffigurato come nemico del serpente (che nel Bestiario d'amore diventa un drago), che rappresenta il male. La femmina dell'elefante, quando giunge l'epoca in cui deve partorire, per proteggersi dal serpente se ne va in uno stagno d'acqua e vi entra finché l'acqua non le giunga fino alle mammelle, e poi partorisce il figlio sull'acqua. Mentre partorisce, l'elefante maschio la protegge dal serpente, poiché il serpente è nemico dell'elefante, e quando l'elefante lo trova, lo calpesta e lo uccide. Per la sua forza l'elefante è anche utilizzato nelle imprese belliche.
Nel Bestiario d'amore la storia è simile, ma il male, cioè  in questo caso il drago, rappresenta chi svela i segreti d'amore che gli sono stati confidati.

FENICE

La fenice, che non compare nel Bestiario d'amore, è presente sia nel Fisiologo greco che nel Bestiario latino. Vi si dice che la fenice, vivendo oltre cinquecento anni, quando si vede invecchiata, raccolti dei rami odorosi, si profuma le ali con diversi aromi (come il nostro Salvatore, che scendendo dal cielo, riempì le sue ali dei dolcissimi odori del Nuovo e dell’Antico Testamento), costruisce un rogo e, volta alla luce del sole, con grande battito d'ali, si procura un incendio volontario, e così di nuovo risorge dalle sue ceneri. Così è l'uomo, che muore nel corpo per rivivere nell'anima oltre la morte. Il Bestiario latino, più ampio, aggiunge poi una spiegazione etimologica.

GRU

La gru compare soltanto nel Bestiario d'amore. La gru fa la guardia alle altre gru. Quando vanno insieme, infatti, ce n'è sempre una che vigila mentre le altre dormono, e ciascuna a turno monta la guardia. E quella che vigila, per non addormentarsi, mette delle pietruzze sulle sue zampe, in modo da non poter stare in perfetto equilibrio né addormentarsi profondamente. Perché le gru dormono in piedi; e quando non possono stare in perfetto equilibrio non riescono a dormire. Anche dal sonno d'amore vengono tutti i pericoli. Per sonno d'amore si intende la situazione in cui l'amante, preso da amore attraverso tutti e cinque i sensi, è in balia di una specie di sonno. Allora deve comportarsi come la gru: la gru che vigila sulle altre è la prudenza, che deve custodire tutte le altre virtú dell'anima, e le zampe sono la volontà. Prudenza e volontà permettono all'uomo di controllare gli effetti dell'amore.

 

LEONE

Il leone è citato sia nel Fisiologo greco che in quello latino che nel Bestiario d'amore (in cui ad una prima citazione ne segue una seconda). Nei due primi testi si dice che il leone ha tre nature: 1) quando cammina vagando, se si accorge di essere seguito dai cacciatori, copre con la coda le sue impronte; così Cristo facendosi uomo ha nascosto la propria divinità; 2) quando dorme, i suoi occhi vegliano; così il Signore dormì nel sonno della morte sulla croce e nel sepolcro, ma la sua natura divina vegliava; 3) quando partorisce, si dice che il cucciolo nasce morto; dopo tre giorni e tre notti viene svegliato, scosso dal ruggito e dal brontolio del padre che sopraggiunge; così Cristo, morto da tre giorni, fu risuscitato da Dio padre. Nel Bestiario latino vengono aggiunte le spiegazioni etimologiche.
Nella prima citazione del Bestiario d'amore si dice che il leone assale l'uomo non appena questi lo guarda. Amore assomiglia al leone: infatti Amore non assale se non chi lo guarda. "Amore dunque cattura l'uomo ai primi incontri per mezzo degli occhi, e per questa via l'uomo perde il cervello". Nella seconda citazione si descrive la prima natura del leone, concludendo: "Allo stesso modo si comporta un uomo saggio che abbia prudenza: quando è costretto a fare qualcosa che, se fosse conosciuto, gli attirerebbe il biasimo, usa precauzioni tali per cui nessuno lo sappia mai; in modo che la sua prudenza cancelli le orme dei suoi piedi, ossia la buona o cattiva reputazione che può derivare dalle sue azioni".

LIOCORNO O UNICORNO

La figura dell'unicorno, rappresentato da un cavallo con un lungo corno in fronte, compare sia nel Fisiologo greco che in quello latino. Vi è descritto come un animale piccolo ma ferocissimo: la piccolezza ne rappresenta l'umiltà e la ferocia ne rappresenta l'invincibilità. Solo l'innocenza lo vince: è infatti una vergine immacolata che può ammansirlo. Allegoricamente l'unicorno rappresenta Cristo Salvatore. "Così anche nostro Signore Gesù Cristo, come unicorno spirituale, scende nell'utero di una vergine, attraverso la sua carne ed è catturato dai Giudei". Il Bestiario latino, più ampio, aggiunge una spiegazione etimologica.
Nel Bestiario d'amore la simbologia riguarda l'ambito erotico: Amore, in veste di cacciatore, pone sul cammino del poeta una fanciulla che lo innamora vincendolo con la sua dolcezza.
L'immagine dell'unicorno ebbe molta fortuna nel tempo.

ONAGRO (asino selvatico)

L'onagro ha le medesime dimensioni di un asino domestico ma la corporatura più slanciata. Ha il collo snello e leggermente ricurvo, le orecchie lunghe perfettamente dritte e il suo manto è color grigio chiaro in contrapposizione alla criniera bruna. Nella sacra scrittura simboleggia l'orgoglio, Satana, gli eretici, gli idolatri e la Sinagoga ( nel mosaico l'onagro galoppante sembra rappresentare gli eretici).

L'onagro, o asino selvatico, compare sia nel Fisiologo greco che in quello latino, che nal Bestiario d'amore, ma i testi non sono confrontabili. Nei bestiari, in lingua greca e in quella latina, si dice che l'onagro è guida del gregge, e quando le femmine generano dei maschi, il padre tronca i loro testicoli, perché non possano procreare. Così hanno fatto gli apostoli, figli spirituali: hanno praticato la moderazione e desiderato il seme celeste, non quello corporeo.
Nel Bestiario d'amore si dice che il poeta è disperato perché la donna non corrisponde al suo amore, allora deve potenziare la sua voce, anche se può andare incontro a dei pericoli.. "E la ragione per cui il disperato possiede una voce piú forte si trova nell'animale che, fra tutti quanti, mette piú energia nel ragliare e che ha la voce piú sgradevole e spaventosa, ossia l'asino selvaggio. La sua natura infatti è tale per cui non raglia mai, eccetto quando è estremamente affamato e non riesce a trovare in nessun modo di che sfamarsi. Ma allora fa degli sforzi cosí grandi per ragliare che scoppia tutto".

SCIMMIA

La scimmia è citata sia nel Bestiario latino che in quello d'amore. Nel Bestiario d'amore, in particolare, è citata due volte. Una prima volta sotto la forma di "scimmia calzata". "La natura della scimmia, infatti, è di voler imitare tutto ciò che vede fare. Sicché‚ i cacciatori avveduti, che vogliono catturarla con l'astuzia, individuano un luogo in cui la scimmia li possa vedere. Quindi si mettono e si tolgono le scarpe, poi si allontanano di là lasciando un paio di scarpe della misura giusta per la scimmia, e vanno a nascondersi da qualche parte. Allora arriva la scimmia e vuol fare la stessa cosa: prende le scarpe e per sua sventura le calza. Ma prima che possa togliersele, balza fuori il cacciatore e si lancia su di lei. La scimmia calzata non può fuggire, né salire e arrampicarsi su un albero, e viene catturata". L'uomo innamorato è nella condizione della scimmia calzata, cioè in una situazione di debolezza, che lo predispone ad "essere catturato".
La seconda citazione del testo ci riferisce che la natura della scimmia è di avere sempre due piccoli ad ogni figliata e, benché abbia verso entrambi un amore materno e li voglia allevare entrambi, tuttavia la scimmia ne ama uno molto più dell'altro; essa si getta quello che odia dietro di sé sulle spalle, e se il piccolo ce la fa a tenersi tanto meglio per lui, mentre porta davanti a sé fra le braccia quello che ama e cosí fugge stando su due zampe. Ma quando è fuggita tanto da essere stanca di correre su due zampe ed è costretta a correre su quattro zampe, deve per forza perdere quello che ama e conservare quello che odia. Questo accadrà anche a colui che la donna ha preferito al poeta come amante: finché la donna farà la sua volontà egli l'amerà, ma quando vorrà fare qualche cosa che non gli piacerà, egli  l'abbandonerà in preda alla collera.

 

SERRA (PESCE SEGA)

Il pesce sega è presente in tutti e tre i bestiari. In quello greco, come in quello latino, si racconta che c’è un animale nel mare detto pesce sega, il quale possiede delle pinne enormi. Quando questo animale vede nel mare una nave che fa vela, alza le sue pinne e gareggia, veleggiando, con quella. Poi si stanca e abbassa le pinne sotto di  sé; dopo di che le onde lo riportano, stanco, da dove era venuto, nell’abisso. Il pesce sega rappresenta coloro che cominciarono, nell’ascesi (spirituale), a perseverare nelle buone azioni, poi, vinti dai vizi, furono sprofondati all' inferno.
Nel Bestiario d'amore il racconto è identico, ma diverso il significato: il pesce rappresenta l'amante che segue, senza mai allontanarsene, l'amata; quando gli manca il fiato per l'indisponibilità della donna, abbandona incollerito l'impresa. Il poeta tuttavia dice che, quanto a lui, resiste nell'inseguimento, perché ama "in maniera smisurata".

 

SIRENA

La sirena è un mostro mitologico, il cui canto seduceva ed attraeva gli uomini che imprudentemente l'ascoltavano, conducendoli alla rovina.Questi esseri fanno parte del gruppo dei geni della morte. Il loro mito ha assunto vari significati allegorici; in alcuni casi furono considerate malefiche, in altri simboleggiavano l'anima del defunto. Nella letteratura sono il simbolo della voluttà e dell'avarizia.

La sirena compare in tutti e tre i testi. Nel Fisiologo greco la sirena è accomunata all'ippocentauro. La prima fino all'ombelico ha forma umana, poi, d'oca, mentre l'ippocentauro è metà uomo e metà cavallo. Le sirene, simili a muse, cantano armoniosamente con le loro voci, e i naviganti che passano di là quando odono il loro canto si gettano nel mare e periscono. Rappresentano gli uomini indecisi, incostanti in tutti i loro disegni. Ci sono alcuni che si radunano in Chiesa e hanno le apparenze della pietà, ma rinnegano ciò che ne è la forza, e in Chiesa sono come uomini, quando invece se ne allontanano, si mutano in bestie. Nel Bestiario latino delle sirene si dice che hanno figura metà umana, metà di volatile; col loro canto addormentano gli uomini che poi li assalgono e li dilaniano. Così "quelli che si dilettano nel lusso di questo mondo e nei divertimenti del teatro, rapiti dal vizio delle tragedie e delle commedie, sono dissoluti in un sonno profondo e sono fatti preda dei vizi, loro avversari". E' molto interessante notare, e l'annotazione mancava nel Fisiologo, che si voglia vedere nell'amore per gli spettacoli teatrali il massimo della perversione.
Nel Bestiario d'amore si dice che vi sono tre specie di sirene, due delle quali sono metà donna e metà pesce, la terza metà donna e metà uccello. E tutte e tre sono musicanti: le une suonano la tromba, le altre suonano l'arpa e le ultime cantano; e la loro melodia è tanto piacevole che nessun uomo, per quanto lontano sia, può udirle senza essere costretto a venire da loro. Quando è vicino si addormenta; e quando la sirena lo trova addormentato lo uccide. La sirena ha grave colpa nell'ucciderlo a tradimerito e l'uomo grave colpa nel fidarsi di lei. Il poeta conclude: "E se io sono morto in circostanze analoghe, ne abbiamo colpa sia voi che io. Ma non oso accusarvi di tradimento e addosserò tutta la colpa su di me soltanto, dicendo che sono stato io stesso ad uccidermi".