BESTIARIO LATINO. IL PESCE SEGA All'elenco dei testi

IV) De serra

Est belua in mari que dicitur serra, pennas habens immanes. Hec cum viderit in mare navem velificantem, elevat pennas suas et contendit velificare cum nave. Ubi autem contendit currere contra navem stadiis XXX vel XL, laborem non sustinens, deficit, et, deponens pennas, ad se trait eas; unde vero maris iam lassum reportant eum ad pristinum locum suum in profundum. Mare autem seculi huius figuram gerit. Naves vero iustorum habent exemplum, qui sine ullo periculo vel naufragio fide transierunt per medias huius mundi procellas ac tempestates, et mortiferas vicerunt undas, id est huius seculi contrarias potestates. Serra vero, id est illa belua que voluit velificare cum navibus, figuram gerit eorum qui in iniciis ceperunt quidem in operibus bonis manere, postea vero non permanentes in eis victi sunt cupiditate, superbia, ebrietate, luxuria ac diversis viciorum generibus, que illos tamquam fluctuantes maris unde mergunt usque ad inferos: «qui vero permanserint usque in finem, hi salvi erunt».

IV) Il pesce sega

C’è un animale nel mare detto pesce sega, il quale possiede delle pinne enormi. Quando questo animale vede nel mare una nave che fa vela, alza le sue pinne e gareggia, veleggiando, con quella. Quando poi gareggia contro la nave correndo per trenta o quaranta stadi, si stanca, abbandona (la gara) e, abbassando le pinne se le porta a sé; dopo di che le onde lo riportano, stanco, da dove era venuto, nell’abisso. Il mare porta poi l’immagine di questa vita mortale. Le navi portano veramente l’esempio dei giusti, che senza alcun pericolo e senza alcun naufragio passarono con fede attraverso le burrasche e le tempeste di questo mondo, e vinsero le onde mortali, cioè le forze contrarie di questo mondo. Certamente il pesce sega, cioè quella belva che vuole veleggiare con le navi, rappresenta l’immagine di coloro i quali cominciarono, nell’ascesi (spirituale), a perseverare nelle buone azioni, dopo di che, senza dubbio, non perseverando in queste, sono vinti dalla cupidigia, dalla superbia, dall’ubriachezza, dalla lussuria e da diversi generi di vizi che li sprofondano, come fossero fluttuanti onde del mare, fino agli inferi: «quelli, in verità, che avranno perseverato fino alla fine, saranno salvi».