Bellezza

Quello della bellezza è indiscutibilmente un tema centrale in Botticelli; l'artista fiorentino ha attinto a piene mani dall'opera del Poliziano e in particolare dalle celebri "Stanze per la giostra", poemetto che canta il trionfo di Amore sulla violenza della guerra. In origine il componimento era composto da più libri, ma l'opera è rimasta incompleta: in particolare è assente la parte che concerne la giostra militare celebrante Giuliano de' Medici.

Il mito centrale delle Stanze, quello della bellezza, prende corpo nella figura di Simonetta, collocata in una dimensione mitica, remotissima dalla cronachistica realtà quotidiana. Una intima armonia esiste tra la bellezza femminile e la natura primaverile, simbolo della stagione privilegiata della vita; e anche se l'apparizione di Simonetta sullo sfondo della ridente natura è ricalcata su stilemi stilnovistici, danteschi e petrarcheschi, è aliena dal Poliziano ogni complicazione intellettualistica, ogni sondaggio nel mondo interiore della coscienza: c'è solo nella sua poesia il sogno voluttuoso di un rifugio in un Eden incontaminato, da cui siano assenti le sofferenze quotidiane, il dolore, la morte.

La "Primavera" ci appare come un inno alla Bellezza: oltre a due figure maschili e a un putto alato e bendato, spiccano sei giovani donne fra le più enigmatiche e seducenti che l'arte di tutti i tempi ci abbia lasciato. Una bellezza classica: corpi armoniosi, piedi ben modellati, gambe lunghe e snelle che si intravedono da vesti bianche di lino vagamente trasparenti, impreziosite da ricami e gioielli.