Regno di Venere

Centro ideale delle "Stanze" di Poliziano è la descrizione del regno di Venere, che si risolve nella rappresentazione del mondo della natura vivificato dal fascino di un'eterna primavera.
A questo proposito si cita una composizione del Poliziano (basata su un inno omerico a Venere) che sembra una vera e propria guida per la composizione di Botticelli.


Ecco il brano che descrive nelle "Stanze" il rilievo posto sulla porta del palazzo di Venere (e scolpito da Vulcano): "Una donzella non con uman volto / Da' zefiri lascivi spinta a proda / Gir sopra un nicchio; e par che 'l ciel ne goda. / Vera la schiuma e vero il mar diresti, / E vero il nicchio e ver soffiar di venti: / La dea negli occhi folgorar vedresti, / E 'l ciel ridergli a torno e gli elementi: / L'Ore premer l'arena in bianche vesti, / L'aura incresparle e' crin distesi e lenti: / Non una, non diversa esser lor faccia, / Come par che a sorelle ben confaccia. / Giurar potresti che dell'onde uscisse / La dea premendo con la destra il crino, / Con l'altra il dolce pomo ricoprisse; / E, stampata dal piè sacro e divino, / D'erbe e di fior la rena sì vestisse; / Poi con sembiante lieto e peregrino / Dalle tre ninfe in grembo fusse accolta, / E di stellato vestimento involta".