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Strada buia

di ARTHUR C. CLARKE

E' un racconto, questo, quasi privo di azione, in cui anche l'epilogo è appena suggerito.

Robert Ashton personifica lo "stile" di un'umanità futura forte, razionale, disincantata; a causa di un guasto al suo mezzo di trasporto si trova a dover percorrere a piedi, nella oscura e vuota desolazione di un mondo ai confini dell'universo, le poche miglia che lo separano dall'astronave che lo ricondurrà nella società civilizzata.

Durante questo percorso notturno, in un ambiente aspro e sconosciuto, il buio, il silenzio, l'assenza di vita tutto attorno fanno riemergere ricordi che parevano essere stati rimossi, risvegliando un sentimento annidato nei più reconditi recessi della mente: la paura ancestrale, quella contro cui poco o nulla può la ragione.

La mente dell'uomo pare dissociarsi in due personalità antitetiche e con stupore egli scopre una nuova fragilità che prima non conosceva come parte di sè.

Nell'alternanza della paura e dell'autorassicurazione, nel gioco crudele della mente sta il fascino del racconto e poco importa se una terribile beffa del destino finisca per confermare le paure del protagonista, annunciandone la morte, che però non lo insegue, ma sta davanti a lui.

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