STORIA DI CINQUE LETTERE DELL'ALFABETO

C'era una volta, tantissimo tempo fa... no, stavo scherzando, non sarà una di quelle noiosissime storie d'amore fra principi e principesse e se anche storia d'amore sarà, non sarà noiosa, parola mia!                                                                             Al tempo dei nostri antenati cavernicoli, che appaiono sempre rozzi e maleducati, c'era un giovane molto gentile, ma anche molto timido, innamorato di una ragazza che, sfortunatamente per lui, era già fidanzata con uno di quei cavernicoli rozzi e maleducati in cui ci si imbatteva spesso in quei tempi lontani.. Per conquistarla sarebbe stato disposto a fare di tutto, anche a battersi con quello stupido scimmione che era il suo fidanzato. Ben presto lo "scimmione", che aveva anche un nome, Burrasca, si accorse che lui, Timmido, quella pulce, li seguiva dovunque e che Occhioni, la sua fidanzata, forse per ingelosirlo, gli faceva gli occhi dolci; così decise di sfidare Timmido. Chi in una giornata fosse riuscito a portare  a Occhioni la cosa più bella del mondo, naturalmente a giudizio della ragazza, sarebbe diventato il suo fidanzato. Occhioni disse che voleva un'opera d'arte e i due giovani innamorati, baldanzosi, si avviaroro in direzioni opposte.

                   

Timmido aveva già, confusamente,  in mente qualcosa: voleva "scrivere", anche se ancora non sapeva come, e decise di inventare dei segni. Per trovare un'ispirazione passeggiava per i boschi quando vide Occhioni seduta sotto un albero: anche lei lo vide, fece per alzarsi e sbattè contro un ramo che stava proprio sulla sua testa. Fu in quel momento che per Timmido si accese la lampadina dell'inventore: aveva trovato il primo e il secondo segno. Scappando gridò ad Occhioni, che delusa lo guardava allontanarsi di corsa:"Ci rivedremo più tardi; ora ho avuto una fantastica idea!" Poi, arrivato alla sua caverna, prese una grossa pietra e vi scolpì il primo segno, seguito dal secondo. Era Occhioni mentre sbatteva la testa, formando col ramo un segno simile alla "T". Poi tolse il ramo e rimase soltanto Occhioni che così diritta formava un segno simile alla "I".

Uscì dalla caverna felicissimo e, trotterellando, continuò la sua ricerca di una ispirazione per gli altri segni. Attraversò due boschi interi senza trovare nulla, poi, mentre passava per la palude, un coccodrillo cercò di afferrarlo, ma lui svelto gli infilò un rametto in bocca ed ecco: altra idea, altro segno! Corse alla caverna, riprese la tavola di pietra e vi scolpì un terzo segno. Era la bocca spalancata del coccodrillo, tenuta aperta dal bastoncino: il disegno assomigliava alla lettera "A" sdraiata. E poi via di nuovo alla ricerca di altri segni, perchè era quasi il tramonto e il tempo a disposizione era ormai poco.

Si arrampicò sulla grande rupe dalla quale si godeva una vista meravigliosa. Davanti a sè aveva il tramonto e le Alpi e decise che si sarebbe ispirato a quello spettacolo suggestivo per gli ultimi due segni. Ormai non c'era più tempo; corse alla caverna, riprese in mano la tavola di pietra e incise gli ultimi segni.

Il profilo delle Alpi formava un segno simile alla "M" e il sole che tramontava era un cerchio perfetto, molto simile alla lettera "O". Prese la tavola di pietra, la contemplò e si diresse di corsa e pieno di speranza al grande albero dove si erano dati appuntamento. Occhioni li aspettava e volle vedere prima l'opera di Burrasca; si fece avanti lo scimmione e le presentò una pietra così:

Erano lui e Occhioni e sullo sfondo si vedevano le Alpi. Occhioni non lo fece capire, ma trovò l'opera banale e francamente brutta, anche perchè l'originale era anche peggio di quella riportata il più fedelmente possibile da me. Si fece poi avanti Timmido e mostrò la sua opera a Occhioni che la guardò con molta attenzione, poi ammirata disse: "Questa è davvero un'opera d'arte: eleggo Timmido mio fidanzato". Timmido quasi svenne per l'emozione, mentre Burrasca se ne andava sbuffando proprio come una burrasca.                    

Termina qui la storia di Occhioni e Timmido. Lui, anche se non lo sapeva, aveva scritto su quel pezzodi pietra ...

     

                                                                                                                         MARZIA R.