Papiro

I fusti fibrosi del papiro, una pianta che cresce in abbondanza nelle paludi della valle del Nilo, permisero di preparare un supporto flessibile, fine e maneggevole che rivoluzionò il mondo della scrittura e continuò, dopo il declino della civiltà egizia, ad essere, per più di 2000 anni, la superficie più ampiamente usata per scrivere nel mondo occidentale. Per tracciare i segni lo scriba utilizzava utensili (img) che formavano anche la base del geroglifico usato per rappresentare la parola scriba e il verbo scrivere. Lo scriba se non stava in piedi tenendo il rotolo steso verticalmente, con lo spazio per la colonna da scrivere esposto, sedeva a gambe incrociate (img) posando il foglio di papiro sulle ginocchia coperte dal gonnellino, suo abito tradizionale. Il papiro così era srotolato con la mano sinistra e arrotolato con la destra, man mano che la scrittura procedeva. Poichè il costo di un papiro nuovo era molto elevato, si ricorse ai "palinsesti", cioè a papiri già usati che venivano raschiati accuratamente per poter essere utilizzati un'altra volta.

Come si prepara

Per preparare un foglio di papiro (img), si toglie la corteccia esterna verde della pianta e si taglia in sottili strisce la polpa bianca fibrosa lungo tutto lo stelo. Si pongono le strisce una accanto all'altra con gli orli che si sovrappongono, poi si mette un secondo strato sopra al primo, ad angolo retto, e il tutto viene battuto col martello e pressato. Quando è asciutto assume la forma di un foglio, tenuto insieme dalle proprietà adesive dei succhi della pianta. Qualsiasi imperfezione viene levigata e gli orli tagliati diritti. Questi fogli poi vengono incollati insieme con pasta d'amido per formare dei rotoli. Un rotolo normale è di venti fogli e misura alcuni metri; il rotolo più lungo, fra quelli che ci sono pervenuti, misura ben quaranta metri!

Strumenti dello scriba

Per tracciare i segni lo scriba (img) utilizzava un bastoncino di giunco di una ventina di centimetri, la cui estremità veniva pressata o intagliata a seconda delle necessità. L'inchiostro nero, denso e resistente, era composto da una mistura di fuliggine e acqua, addizionata con un fissatore come la gomma arabica. L'inchiostro rosso, per titoli, intestazioni e inizi di capitolo, era preparato con pigmento tratto da un minio tra i molti che si trovano naturalmente nella terra. Con sè lo scriba aveva sempre anche un lungo bastone, che serviva a spianare i papiri. Nel geroglifico (img) che significa "scrivere" si riconoscono, semplificati: una piccola borsa che conteneva acqua; una tavolozza con due vaschette in cui venivano mescolati i due colori, rosso e nero; una specie di astuccio per i pennelli.