Prima puntata

L'alba dei segni

All'inizio non c'era nulla: niente sulle pareti delle caverne, niente sulle rocce, niente sui sassi. Nessun segno. Finchè non apparve mio nonno Agraf. . Era il giorno dedicato alla tradizionale tinteggiatura delle caverne e mio nonno, distratto com'era, si appoggiò con la sua manona primitiva a una parete, lasciando una visibile impronta sulla pittura fresca. Nessuno aveva mai visto nulla di simile e quel segno, che piacque subito enormemente, ebbe in breve, nel giro di alcuni millenni, un successo straordinario. Le caverne si riempirono di impronte di mani variopinte, come quelle che fanno per gioco i bambini (img), e qualcuno, più estroso e più ginnico, piazzò qua e là sui muri anche i piedi (img). Il merito di tutto quel fervore di opere va a mio nonno, ma poi gli imitatori furono molti. Qualcuno tentò anche strade nuove, introducendo soggetti diversi e sperimentando tecniche e materiali innovativi. Alcuni ardimentosi, esagerando, arrivarono a scrivere sulla propria nuda pelle e perfino su quella di amici consenzienti. Da qui, pare, è derivato l'uso, diffuso nelle scuole di scriversi le risposte sulle mani. Si tracciarono ovunque segni, spesso, come quelli dei bambini, comprensibili solo agli autori (img). Si chiudeva l'alba dei segni. E dopo? Se vuoi saperlo clicca su un piede. Buona fortuna.