Dagli abnu alle tavolette d'argilla

Quando negli archivi di Susa, una delle più antiche città dell'impero persiano, furono ritrovati sferette, cilindri, coni e dischi di piccole dimensioni racchiusi in una palla d'argilla, si pensò che si trattasse di simboli usati per designare oggetti e animali, prima di arrivare a una vera e propria registrazione scritta. Le forme di questi piccoli oggetti, gli abnu, (img) erano quelle che si potevano ottenere modellando rapidamente con le mani un pezzetto d'argilla, e non c'era alcun rapporto di somiglianza tra il rappresentante (sfera, cono,...) e il rappresentato (anfora, pecora,...). Gli abnu venivano racchiusi in un contenitore d'argilla sigillato, che costituiva così una specie di 'bolla', di 'fattura' che comprovava la quantità e il tipo di merce scambiata. Successivamente, per facilitare i controlli, si cominciò a imprimere sull'involucro la forma degli oggetti contenuti: triangoli, cerchi, rettangoli; infine fu eliminato il contenitore e i segni furono scritti sulla superficie piana di una tavoletta d'argilla.