Scrittura per oggetti

Il nodo è una delle forme più semplici e forse più antiche di avviamento alla scrittura e la "scrittura" per oggetti era molto diffusa. Prima dell'uso dei segni si ha, infatti, presso i popoli primitivi, la scelta e l'esposizione di oggetti o complessi di oggetti, per richiamare alla memoria il ricordo dei fatti o il loro svolgimento. Tali sono i pacchetti di sale, pepe, betel, dei primitivi messaggeri di Sumatra, le reticelle di giunco di certe tribù australiane, la récade o il bastone scolpito degli africani del Dahomey, i vasi antropomorfi incaici, il calumet degli indiani del nord America. I "churinga" sono oggetti ancor oggi usati da gruppi di cacciatori australiani, durante le loro cerimonie magiche. Un caso classico di scrittura per oggetti ci viene raccontato anche da Erodoto e ci mostra come talora i segni muti risultino più eloquenti dei testi scritti, pur presentando oggettivi problemi di decodificazione.

Vasi incaici

Un esempio affascinante di "scrittura" per oggetti è costituito dai vasi antropomorfi incaici. Uno sguardo anche solo superficiale ai vasi peruviani classici fa notare la sostanziale somiglianza della forma base del vaso, a due corpi uniti da un manico trasversale, e la diversità delle facce che ne compongono la parte figurata. Non abbiamo nessuna fonte che ci informi sull'uso di questi vasi, ma la grande diversificazione dei loro tipi all'interno di un modulo base costante fa sembrare molto verosimile l'ipotesi che i vasi venissero modellati di volta in volta per codificare un particolare messaggio e che come messaggi appunto venissero poi recapitati al destinatario da un messo, il chasqui, che è invece noto dalle fonti

Recadi

In luoghi diversi la scrittura per oggetti si tipicizza e i vari oggetti vengono realizzati in modo omogeneo. Un esempio è costituito dalle recadi usate nel regno africano del Dahomey. La rècade (il termine, come il francese récade, è parola occidentale, adattamento del portoghese recado, cioè commissione, ambasceria) era un'accetta con la lama figurata, più raramente un bastone scolpito, che cifrava un messaggio regale, recato appunto al destinatario da un messaggero. Oggi non siamo in grado di leggere intuitivamente nè questa nè alcun'altra scrittura per oggetti e nemmeno di arrischiarne una possibile interpretazione, ma questo accade per qualunque comunicazione visiva di cui si ignori completamente il contesto.

Churinga australiani

I "churinga" (img) sono piccole lastre di pietra, (possono essere anche pezzi di legno), con dei segni incisi in un certo ordine: cerchi concentrici, linee, sbarrette, quadrati. Questi segni che a noi appaiono incomprensibili, in realtà, al cacciatore australiano danno una serie di informazioni: le vie da seguire, i luoghi dove ritrovarsi, i messaggi che altri gli hanno lasciato, i movimenti dei danzatori e degli stregoni nel corso di un rito. Possiamo supporre che le tracce, le tacche e i segni che i primi uomini impressero su ossa, pietra e roccia, avessero significati analoghi.

Un racconto di Erodoto

Lo storico greco Erodoto (484-420 a.C.), nelle "Storie" narra che i re sciti, minacciati dalla potenza persiana, inviarono al re Dario non un ambasciatore con tanto di credenziali, bensì un semplice messaggero che, giunto davanti al sovrano, gli consegnò in dono un uccello, un topo, una rana e cinque frecce. Dario interpretò l'inconsueto presente come una dichiarazione di resa degli sciti, delle loro terre e dei loro fiumi. Infatti: il topo vive sulla terra; la rana sulle sponde dei corsi d'acqua; l'uccello è veloce come un cavallo (e il nerbo dell'esercito scita era costituito proprio dalla cavalleria!); le cinque frecce indicavano l'arco, cioè l'arma prediletta dagli sciti. Ma un dignitario del re se ne uscì con l'interpretazione opposta. Secondo lui il tenore del messaggio era questo: "A meno che voi persiani non diventiate uccelli e non fuggiate per le vie del cielo, o topi e non vi nascondiate nelle viscere della terra, o rane e non saltiate negli stagni, sarete trafitti da queste cinque frecce e non farete mai più ritorno nel vostro paese".