Il dio Theut, inventore dei numeri, della geometria, dell'astronomia, dei giochi dei dadi e dell'alfabeto, sottopose queste sue invenzioni al Faraone per fargliele diffondere fra tutti gli Egiziani. Ma il re rifiutò di far conoscere ai suoi sudditi la scrittura, sostenendo che si sa soltanto ciò che si ricorda. Questo mito venne originariamente raccontato da Platone, filosofo greco del VI secolo a.C., che sosteneva la superiorità del "discorso" rispetto allo "scritto" e ripreso poi dai favolisti latini.

Nella favola di Fedro che tratta di questo argomento possiamo leggere però anche la realtà sociale dell'antico Egitto. Infatti i nobili e i potenti non vedevano di buon occhio la diffusione della scrittura alfabetica, che, essendo semplice, poteva essere imparata da tutti e che quindi non era più una conoscenza magica e sacra riservata a pochi "eletti", come al tempo dei geroglifici e dei caratteri cuneiformi.