LUCREZIO

PROBLEMI BIOGRAFICI

Tito Lucrezio Caro fu il primo poeta latino a diffondere la filosofia di Epicuro, questo ci è confermato anche da Cicerone, che ci fa capire come, in sostanza, non esistessero precedenti letterari del 'De rerum natura'. In realtà di Lucrezio e della sua personalità artistica possediamo scarsissime notizie biografiche e, per di più, dense di problemi di non facile soluzione. La biografia più antica che ci è pervenuta è quella di S.Girolamo (IV sec. d.C): l'autore cristiano ci informa che Lucrezio visse 44 anni e, a causa di un filtro d'amore, impazzì e quindi scrisse la sua opera, il 'De rerum natura' nei momenti di lucidità, ed infine che la stessa opera fu edita da Cicerone; Lucrezio morì suicidandosi.
Da tempo i critici hanno pienamente dimostrato che questa biografia è piena di lacune ed incongruenze: è da notare il fatto che durante questo periodo (IV secolo d.C.) la tradizione della follia e del delirio fossero usati nell'ambiente cristiano per minare la reputazione di un personaggio avverso. Lattanzio, un autore contemporaneo a S.Girolamo e ostile a Lucrezio, che avrebbe ottenuto solo vantaggi a descrivere la morte volontaria di un antagonista, non parla assolutamente di questo evento anche se conosceva molto bene Lucrezio.
Si può perciò pensare che il presunto suicidio del poeta latino non sia realmente avvenuto, mettendo così in discussione la totale affidabilità del testo di S.Girolamo come fonte storico-biografica.
Numerose incertezze circondano infatti la morte di Epicuro; si suppone che tutta la vicenda della pazzia e della morte volontaria sia in realtà un banalissimo "errore di lettura". Come afferma Wilkinson, sembrerebbero evidenti gli indizi che fanno supporre come la sigla "Luc.", riportata nella storiografia classica da cui attingeva S.Girolamo, stesse a significare Lucullo, e non Lucrezio.
A parte questa vicenda, della figura di Lucrezio sappiamo veramente poco: di lui a stento possiamo ricostruire le date di nascita (il 98 a.C.) e di morte (il 55 a.C, anche se la data è rifiutata da alcuni studiosi, che la abbassano al 53); tuttavia della formazione culturale, dell'estrazione sociale, della collocazione nel panorama culturale romano non abbiamo informazione attendibili, tranne quelle che si possono desumere dall'opera stessa.
Il poema è dedicato ad un membro della nobilitas, Gaio Memmio, imparentato con Silla e con Pompeo, anche se, durante la guerra civile, si schierò con Cesare. La sua posizione sociale esclude perciò l'ipotesi di alcuni storici; questi sostenevano che il protagonista dell'opera di Lucrezio, dovesse essere nella realtà un "riformatore sociale".


IL 'DE RERUM NATURA'

Il poema di Lucrezio rimanda sin dal titolo all'opera di Epicuro: 'De Rerum Natura' è infatti la traduzione di 'Perì physeos', titolo dello scritto più importante del maestro, in ben 37 libri. Il poema di Lucrezio è invece diviso in sei libri, suddivisi in tre coppie: nella prima (ll. I-II) è esposta la fisica epicurea, nella seconda (ll. III-IV) la psicologia e la teoria della sensazione, nella terza (ll. V-VI) la storia del mondo e dell'uomo e la spiegazione di importanti fenomeni naturali.


LIBRO I

Questo libro esordisce affermando che esistono delle particelle minuscole, indivisibili e invisibili ad occhio nudo, gli atomi, che nel cosmo, come sostiene Lucrezio, sono una delle due componenti fondamentali, essendo l'altra il vuoto. Senza quest'ultimo, infatti, gli atomi non troverebbero lo spazio per muoversi e l'universo sarebbe fermo. Lucrezio poi critica le idee di Eraclito, mentre apprezza, pur non stimando i risultati da loro ottenuti, i filosofi fisici come Empedocle.



LIBRO II

Il secondo libro è incentrato sul moto incessante degli atomi, rappresentato con l'immagine di un raggio di luce, nel quale si intravede il turbinio del pulviscolo. Viene poi esposta, da Lucrezio, la teoria del clinamen, che, introduce l'elemento della casualità, salvando il libero arbitrio dell'uomo; il poeta latino poi, concentra la sua attenzione sulla varietà degli atomi, causa della varietà di esseri, e del fenomeno per cui essi, pur non avendo qualità, generano colori, odori, suoni, sapori. La chiusura è dedicata alla visione dell'eterno avvicendarsi nel cosmo di vita e morte.


LIBRO III

Il terzo libro tratta dell'uomo. Secondo Lucrezio anche l'anima è fatta di atomi, anche se questi sono di una qualità più leggera e quindi soggette come tutte le altre cose al ciclo di aggregazione-dissoluzione. Partendo da questo presupposto, Lucrezio sottolinea un punto nodale della dottrina Epicurea: la vanità del timore della morte, dal momento che non esiste un oltretomba nel quale l'anima possa sopravvivere.


LIBRO IV

Nel IV libro il poeta affronta il tema delle sensazioni, causata dagli eidola, 'simulacri' degli atomi, che colpiscono e stimolano i sensi. Lucrezio prendendo spunto da questa teoria tratta dei songi, e nel finale, degli effetti negativi della passione amorosa.


LIBRO V

La trattazione principale del V libro è riservata al mondo e all'uomo. In questa Lucrezio polemizza con gli stoici che sostengono come l'universo sia ordinato dalla mente divina in modo perfetto e vantaggioso per gli uomini; per il poeta latino, sono molte le manchevolezze della natura verso l'uomo e la condizione umana non solo è quanto mai difficile e infelice, ma è persino più grama di quella degli animali. All'inizio del libro vi è poi una sezione dedicata all'origine del mondo, degli astri e dalla nascita della vita sulla terra. Lucrezio presenta una sintesi della civiltà umana, vista con occhio straordinariamente moderno. I primordi della vita del mondo non sono idealizzati, ma rappresentati realisticamente come una dura lotta contro un ambiente ostile; si passa poi all'origine delle prime comunità, fondate su una sorta di contratto sociale, e al problema dell'origine del linguaggio. Altri argomenti di cui è discussa l'origine sono la lavorazione dei metalli, la musica e il canto, l'agricoltura. Nel finale del libro il poeta dà il suo giudizio sul progresso umano che non si rivelerebbe dannoso se l'uomo fosse capace di non desiderare doni superflui.


LIBRO VI

Il VI libro funge da continuazione del V: l'autore parla prevalentemente dei fenomeni fisici (fulmini, maree, vulcani, magneti). La finalità diretta e chiara del discorso è quella di allontanare il lettore dall'idea dell'origine divino-religiosa di questi seppur maestosi eventi naturali. Riguardo al fulmine, che è l'esempio più argomentato, il tentativo di distogliere il lettore dalle credenze religiose per portarlo al ragionamento e al razionalismo scientifico diviene sempre più evidente, tanto che Lucrezio contesta le tesi antiche, piene di magia e fenomeni ingiustificati. In conclusione Lucrezio descrive un evento tanto grandioso quanto devastante, la peste ad Atene, dimostrandone l'origine con un occhio del tutto scientifico senza prendere in considerazione le varie tesi teologiche dell'evento.