dalle origini al 1400

L' apparizione della ceramica nel territorio faentino risale a tempi molto antichi. Già nell'era Neolitica il porto greco-etrusco di Spina prima e quello di Classe poi, contribuirono forse ad alimentare la produzione ceramica in Romagna. Dopo il Mille i ceramisti faentini appresero il gusto per la maiolica e per le decorazioni di tipo orientale. La prima notizia di un vasaio a Faenza risale al 1142. Nel corso del '400 la ceramica di Faenza è caratterizzata dalle famiglie: zaffera (a rilievo e diluita), italo moresca, floreale gotica, a penna di pavone, palmetta persiana e "alla porcellana".Un grande sviluppo decorativo accompagna, per tutto il sec. xv e quello successivo la maiolica.Verso la fine del '400 appare la rappresentazione del busto figurato, specie femminile (belle donne). All'inizio del '500 avviene il passaggio dei temi delle famiglie quattrocentesche al nuovo stile dei maestri del primo istoriato.

La ceramica a Faenza: il 1500

I maiolicari faentini si aprono anche a nuovi e sofisticati traguardi tecnici: inventano così la maiolica "Berettina" grigio-azzura sulla quale si dispongono temi decorativi come le Grottesche, i trofei d'armi antiche, i festoni di foglie e frutti, i quartieri ecc... E' lo Stile "Bello" , o "Secondo Istoriato". Questo decorativismo giunge nel periodo compreso tra il 1550 al 1580 ad esiti insuperabili (forme sbalzate e modellate), ispirate a prototipi metallici (argento e peltro), e le decorazioni coprono integralmente la superficie degli oggetti; é il trionfo dello Stile "Fiorito", in cui troverà largo impiego soprattutto la decorazione a "Raffaellesche" elaborata sulla precedente Grottesca.

La ceramica a Faenza: dal 1550 al 1600

Poco oltre la metà del secolo XVI, i maiolicari che già avevano raggiunto altissimi traguardi inventano un nuovo stile di prodotti denominato "Bianchi" di Faenza o Stile "Compendiario". Questo stile é caratterizzato da uno smalto bianco coprente, di notevole spessore ed ha una tavolozza che si riduce ad un turchino, un giallo di due toni ( chiaro ed arancio). Ne consegue un rinnovamento e una maggiore valorizzazione delle forme degli oggetti. Accanto a forme usuali si notano oggetti con fogge mosse, crespine o fruttiere baccellate e traforate, calamai, obelischi ecc..., ispirati in larga misura agli argenti e ai bronzi. La decorazione, invece, si compone di semplici figurette, putti, stemmi, ariose coroncine di foglie e fiori, caratterizzati da una fattura rapida appena schizzata, abbreviata o compendiata.

La ceramica a Faenza: dal 1600 al 1650

La maniera compendiaria incontra una tale fortuna da indurre i maestri faentini ad allargare i loro mercati cercando maggiori spazi di lavoro in altre città e paesi. La fama dei Bianchi fu tale che oltralpe questa splendida produzione maiolicata prende il nome di "Faïence" . Dal XVII secolo in poi nell'ambito della produzione popolare si sviluppa un grande interesse per le targhe votive da porre sui muri delle case, dei fienili, dei pilastrini posti agli incroci delle strade di campagna. I soggetti sono sentite espressioni di fede: Santi prottettori della campagna, come San Antonio Abate, San Vincenzo Ferrer.

Targa devozionale

La ceramica a Faenza: il 1700

La produzione ceramica settecentesca è dominata dalla fabbrica dei conti Ferniani. (attiva in Faenza per ben due secoli). La produzione iniziale è caratterizzata dai "Bianchi di Faenza". Verso la metà dell settecento la fabbrica si apre ad un gusto decorativo ispirato ai prodotti cinesi e giapponesi "cineserie" diffuse da importazioni di porcellane

   

La fabbrica Ferniani diventa anche il centro propulsore di nuove tecnologie come la tecnica del "Piccolo Fuoco o Terzo Fuoco" e la produzione di terraglia (invenzione inglese: fabbrica Wedgwood). Con la tecnica del piccolo fuoco (600o) viene arricchita la gamma cromatica con colori che sopportano solo basse temperature, oro in particolare. In essa eccelle il pittore ceramista Filippo Comerio, i cui soggetti ("Pitocchi", spogli paesaggi, rovine, figurette ecc...), realizzati con un verde brillante trasparente su tracciato nero di manganese, danno vita al cosidetto stile "Comerio".

 

La ceramica a Faenza: dal 1778 alla fine del secolo

Dal 1778 viene introdotta, accanto alla tradizionale maiolica, la terraglia: essa sarà impiegata da valenti scultori, quali Giulio Tomba, Antonio Trentanove, Giambattista Sangiorgi e i Ballanti detti "Graziani", ecc... per realizzare gruppi plastici a tuttotondo di soggetto mitologico ed un raffinatissimo vasellame con ornato modellato in rilievo.     

Verso la fine del secolo e agli inizi di quello successivo appaiono sui servizi che si compongono di numerosi pezzi, nuove e delicate decorazioni come la foglia di vite , il festone, la ghianda, adottate in prevalenza su forme (piatti lisci, vasi, zuppiere) che rivelano nella loro semplicità e linearità il passaggio al gusto neoclassico.

La ceramica a Faenza: il 1800

Nel XIX secolo sia la Fabbrica Ferniani che altre minori riprendono, insieme con la terraglia, la tradizionale decorazione a "gran fuoco" (920°) , tendendo soprattutto a recuperare le tecniche degli antichi maestri e a rivalutare i classici temi delle maioliche faentine del '500, in particolare la decorazione a "raffaellesche".Nella seconda metà del secolo, verso il 1870, incentivata da Achille Farina, pittore maiolicaro che si era formato come ceramista presso la Fabbrica Ferniani, e con lui da un gruppo di abili decoratori, prende avvio una vera e propria scuola di pittura su maiolica che, imitando la tecnica della pittura da cavalletto, ci ha lasciato vedute acquarellate ed insuperabili ritratti.

 

La ceramica a Faenza dalla fine del 1800 al 1900

Alla fine del XIX secolo chiuse la Fabbrica Ferniani ed altre minori, la ceramica faentina attraversa una forte crisi produttiva. Tra i tentativi di ripresa vanno annoverati quelli dell'inizio del nostro secolo delle fabbriche Riunite di Ceramica, che riattivarono le fabbriche ottocentesche sotto una gestione unica: negli stessi anni prendeva inoltre avvio un'impresa di nuova costituzione, la Fabbrica dei Fratelli Minardi.

Le officine faentine di inizio secolo, depositarie dell'antica arte della ceramica, furono tuttavia terreno di nuove esperienze e centri di formazione, facendo sì che, pur con alterne fortune economiche, si perpetuasse di generazione in generazione il patrimonio di mestiere e la passione della ceramica sino ai giorni nostri in svariate cooperative, botteghe ed ateliers, cosicchè oggi la città, la sua realtà urbana e la sua cultura sono ancora fortemente caratterizzate dall'impronta plurisecolare di quest'arte.