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4. Il primo passo della RMD: la "distillazione"

Che cosa significa "distillare" una materia? Significa smontarla per poterla descrivere. La prassi dello smontaggio è ben nota alla tradizione dello strutturalismo linguistico, nel cui ambito la scomposizione e ricomposizione, la ricerca di strutture e di elementi invarianti sono procedure tipiche cui si annette particolare valenza conoscitiva: "L'uomo strutturale prende il reale, lo scopone, poi lo ricompone; in apparenza è ben poco... eppure questo poco è decisivo; perché fra i due tempi dell'attività strutturalista si produce qualcosa di nuovo, e questo qualcosa di nuovo è nientemeno che l'intellegibile generale" (Barthes)1.

Dunque, una teoria didattica imperniata sulla distillazione non turba gli "umanisti". Anzi, in assenza di una "storia" della D. B. che chiarisca ascendenze e debiti culturali, è legittimo supporre che il concetto sia giunto all'area tecnologica (dove la D.B. è nata), attraverso ignote mediazioni culturali, proprio dalla linguistica. La quale nel Novecento ha spesso assunto un ruolo centrale fra le altre discipline fornendo un modello alla scienza delle comunicazioni, all'informatica, alla semiotica, e proponendo in campo filosofico rilevanti problemi di conoscibilità e descrivibilità.

4.1. Distillazione e pertinenza

Dunque, "distillare" significa smontare, ricercare la struttura intesa come modello costruito secondo certe operazioni semplificatrici, significa pertinentizzare la descrizione a pochi punti di vista chiaramente esplicitati.

Un esempio in fonologia:

__________________________________________________________________

punto di articolaz. sonorità modo di articolazione

labiale dentale sonoro sordo occlusivo

p + + +

b + + +

t + + +

__________________________________________________________________

I tre suoni della lingua (p, b, t ) sono descritti in base ai soli tre tratti pertinenti al punto di vista della funzionalità comunicativa. Se il punto di vista fosse stato quello, mettiamo, del bel canto, sarebbero stati pertinenti altri tratti (relativi al timbro, alla frequenza della voce, ecc. ).

Dunque, ogni descrizione presuppone una pertinenza:

Ogni descrizione presuppone una scelta. Ogni oggetto, per quanto semplice possa apparire a prima vista, si può rivelare infinitamente complesso. Ma una descrizione è necessariamente finita, e quindi deve limitarsi a mettere in luce solo certi tratti dell'oggetto da descrivere. Due persone osserveranno, molto probabilmente, elementi diversi: di fronte ad un medesimo albero un osservatore noterà la maestà del suo aspetto e il carattere imponente delle sue chiome; un altro sarà colpito dalle screpolature della corteccia e dai mutevoli riflessi del fogliame; un altro avrà interesse a calcolare le misure precise dell'albero; un altro ancora a descrivere la forma caratteristica delle sue diverse parti. Qualunque descrizione sarà accettabile se è coerente, cioé fatta da un punto di vista determinato. Una volta adottato questo punto di vista bisognerà tenere presenti solo certi tratti, che chiameremo pertinenti. E tutti gli altri tratti che non sono pertinenti dovranno essere messi da parte senza esitazioni. è evidente che dal punto di vista dell'operaio che dall'albero vuole ricavare delle assi, il colore o la forma delle foglie non sono pertinenti, e che dal punto di vista del pittore, che dipinge il paesaggio, il potere calorifico del legno degli alberi non è pertinente 2.

Ho riportato per esteso questo passo del linguista André Martinet, perché chiarisce una verità che dovrebbe essere ovvia, ma che nei fatti è quasi ignota nella nostra scuola, dove si continua a pensare che sia possibile conoscere l'albero intero (la disciplina intera) nella sua infinita ricchezza di determinazioni. Il male maggiore della nostra scuola sta nell'inseguire la completezza, l'esaustività, come l'imperatore cinese che aveva fatto disegnare una carta grande come la Cina, carta che ovviamente rimase inutilizzata a causa della sua stessa ingombrante monumentalità.

Dunque, per distillare si deve prima chiarire il punto di vista a cui pertinentizzare la descrizione e la selezione dei vari aspetti della materia. Ovviamente il punto di vista sottintende sempre una pratica, ossia degli obiettivi, come sostiene L. J. Prieto, sottolineando la portata epistemologica dello strutturalismo linguistico:

La conquista fondamentale della fonologia "praghese" - che costituisce lo sviluppo più interessante della linguistica saussuriana - è l'aver dimostrato che l'identità sotto la quale il soggetto parlante conosce i suoni della lingua non gli viene imposta da essi, ma risulta da una pratica, la comunicazione, di cui i suoni sono diventati gli utensili. Ponendo il problema dell'identità che i suoni possiedono per il soggetto parlante e fornendo la soluzione sopra accennata, i fonologi hanno però affrontato un problema che si ripone a proposito di ogni identità riconosciuta da un soggetto reale a un oggetto materiale, e hanno indicato la soluzione che in ogni caso conviene a tale problema. Poiché infatti un oggetto materiale è suscettibile di essere conosciuto sotto un numero infinito di identità diverse, l'identita sotto cui un oggetto materiale viene effettivamente conosciuto da un soggetto non si spiega mai in base alla sola considerazione di questo ogggetto, bensì in base a una pratica esercitata per mezzo dell'oggetto stesso (come dei suoni, nel caso della pratica comunicativa) o su di esso. Sono, in altri termini, le maniere in cui si cerca di trasformare la realtà materiale a determinare le identità degli oggetti3.

La mancanza di una chiara definizione degli obiettivi, o anche il non saper selezionare i materiali didattici in funzione del conseguimento di quei dati obiettivi (e non di altri!) comporta enormi perdite di tempo e inefficacia dell'azione didattica. Un esempio tra mille: oggi, nell'insegnamento del latino tutti concordano che l'obiettivo fondamentale è di promuovere un'abilità solo ricettiva (comprendere un testo) e non produttiva (produrre un testo latino). Ma l'insegnamento normalmente impartito è ancora quello finalizzato alla produzione. E poiché per produrre un testo bisogna conoscere una quantità di istruzioni morfosintattiche incredibilmente superiore a quelle che occorre sapere per capirlo, succede che oltre il 70% dell'insegnamento grammaticale latino impartito nei licei è inutile.

4.2 Distillare stutture sintattiche

Un altro esempio di distillazione della materia, ma in un ambito di maggiore spendibilità didattica, riguarda il livello delle strutture sintattiche. Ecco come, col modello di Happ-Tesnière, si può riordinare in modo economico e didatticamente efficace la morfosintassi, tradizionalmente presentata in modo caotico, del latino:

posizioni

C1 C2 C3 C4 ... C7 LA

------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

i

m gruppo nom. Fratris necem iubet (Tac.)

p infinito Retrocedere iubet (Ces.)

l infinitiva Me iubet venire (Plaut.)

e congiuntivo Iubet maneat (Ter.)

t ut e cong. Iubet ut venias (Plaut.)

i

v

i

In ascissa sono riportati gli indicatori di funzione sintattica (posizioni, o, detto più tradizionalmente, complementi). La distillazione consiste nel ricondurre le strutture linguistiche omologhe alle poche (otto in tutto) funzioni indicate. Così, limitando l'esemplificazione alla sola funzione C4 (oggetto-accusativo), un gruppo nominale, un infinito, un'infinitiva, un congiuntivo, un ut e congiuntivo fungono da impletivi di C4, saturando allo stesso titolo una valenza di iubeo. Come si vede si tratta di individuare insiemi di strutture omologhe, una volta fissato il punto di vista della funzionalità sintattica. L'economia nasce dal fatto che privilegiando le funzioni sulle forme si ordina tutto il sistema con riferimento a pochissime posizioni 4 . Il vantaggio è anche nel predisporre per l'alunno uno schema funzionale della materia:

Una materia presentata in modo da porre in luce le sue strutture avrà una forza generativa che permetterà al discente di ricostruire i particolari, o, per lo meno, gli consentirà di preparare uno schema funzionale dove i particolari potranno essere sistemati via via che s'incontreranno (Bruner) 5.

Questo tipo di razionalizzazione ovviamente è possibile anche per la grammatica italiana, e di ogni altra lingua. Inoltre non è proprio obbligatorio utilizzare un modello rigorososamente funzionalistico come quello di Happ-Tesnière. Si possono trovare mediazioni con la grammatica tradizionale, in origine non priva di una vocazione funzionalistica, poi venuta meno. La vecchia "tesi dell'equivalenza" fra le parti di proposizione e le proposizioni subordinate - da cui discende tutta la denominazione delle subordinate, considerate omologhe alle parti del discorso (aggettiva, sostantiva) o a parti di proposizione (soggettiva, oggettiva) - metteva in prima piano le funzioni, anche se poi la varietà delle forme ha in seguito preso il sopravvento.

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