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5. Distillare nell'ambito semantico-lessicale

5.1. Il ruolo fondamentale delle parole-chiave

L'omologia - che è oggetto di ricerca della D. B. - può configurarsi come un tratto semico che accomuna (o oppone) i termini di una serie sinonimica. Nell'ambito semantico-lessicale la D.B. assegna particolare rilevanza alle cosiddette parole-chiave. E qui conviene distinguere.

Ci sono le parole-chiave della materia, cioè quelle che individuano "lo zoccolo duro" delle nozioni essenziali o che definiscono lo statuto della disciplina. Si tratta di termini che richiedono un'accurata preventiva spiegazione, in ragione della loro larga spendibilità didattica. Sono gli snodi cruciali, le "parole calde" sulle quali andremmo più spesso a clickare in un ipertesto di quella data disciplina. Sono le parole che utilizzeremmo nel predisporre una mappa che evidenzi le macro- e le micrologiche della disciplina.

Ci sono poi parole che compendiano gli aspetti fondanti di una cultura, di un sistema di valori (si pensi, nella civiltà latina, a termini come fides, virtus, ius, mos, ecc., oppure, in quella medioevale, a termini come gentile, donna, spirto, ecc.), parole che designano concetti in grado di organizzare il sapere e il vivere dell'uomo nella sua globalità, parole che pur nelle successive accezioni semantiche continuano a focalizzare problemi di grande ampiezza, influendo sulla struttura della comprensione della realtà (per esempio, parole come sistema, relazione, funzione, struttura, ecc.).

Il valore di pregnanza delle parole chiave, il nesso ovvio tra le parole-chiave e ciò che è fondamentale (di una materia, di una cultura, ecc.) spiega l'interesse che una didattica degli elementi fondamentali, quale è la D.B., nutre per questo dominio della semantica.

Tra l'altro la necessità di chiarire sempre il valore contestuale dei termini chiave è accresciuta dal fatto che essi, proprio in virtù della loro "importanza" e pregnanza semantica, veicolano significati che variano sia diacronicamente (da un'età all'altra) sia sincronicamente (da una lingua all'altra o da un settore all'altro di una stessa lingua). Le parole-chiave sono quasi sempre dei false friends, e il non tenere conto di questa circostanza compromette la comprensione di un testo, di un problema, di un teorema. Nel campo letterario la cosa è abbastanza ovvia. Ad esempio nel sonetto dantesco Tanto gentile e tanto onesta pare, che pure sembrerebbe essere stato scritto oggi, "si può dire che non ci sia una parola, almeno delle essenziali, che abbia mantenuto nella lingua moderna il valore originale" (Contini): termini-chiave come gentile, onesta, pare significano rispettivamente "nobile", "fornita di decoro esterno", "si manifesta nella sua evidenza".

Ma i "falsi amici" si nascondono in tutte le materie. Ad esempio, nell'insegnamento della matematica non si tiene sufficientemente conto del fatto che, se lo studente confonde sempre area con superficie, questo avviene anche perché egli trasferisce nel linguaggio matematico (dove area è solo un rapporto, quindi un numero) il significato che area ha nella lingua d'uso (area edificabile, ecc.). è provato che molte parole-chiave di una materia, che sono a cavallo tra lingue speciali e lingua d'uso (parole come area, distanza, forza, lavoro, ecc. ), si comportano come i false friends nello studio delle lingue straniere.

Dunque, nel dominio delle parole-chiave i contributi dei gruppi di studio D.B. sono stati notevoli per qualità e quantità. L'idea sottesa alle varie proposte di studio è che:

- un testo (letterario, scientifico, ecc.) sempre si organizza attorno a concetti-chiave;

- una parola-chiave ha una doppia vita, dentro e fuori il testo, quindi la sua definizione richiede una doppia operazione: prima, una ricognizione sul piano paradigmatico per definire il valore del termine nell'insieme dell'esperienze possibili (ad esempio i vari significati del termine area); poi un'analisi sul piano sintagmatico per decidere che cosa la parola significa il quel dato testo (ad esempio, il significato di area in un testo matematico).

5.2. Le parole-chiave della materia

Le parole-chiave della materia sono state studiate con particolare attenzione nell'ambito del "modello Salerno", di cui rende conto in altra parte di questo libro. Si tratta in sostanza di un modello di recupero-sostegno incentrato sulla comprensione, e che prevede la cooperazione di tutti gli insegnanti del consiglio di classe nel promuovere l'arricchimento del lessico (soprattutto scientifico). L'ottica è quella di un'educazione linguistica intesa come materia transdisciplinare. Di queste parole, l'insegnante di lettere e quello della materia scientifica dovranno curare la redazione di un vero e proprio glossario. Inoltre, su queste parole "portanti" e "importanti", di larga spendibilità all'interno della materia ma anche in molti contesti tecnici e culturali, dovranno vertere le esercitazioni linguistiche condotte, prevalentemente (ma non unicamente) dall'insegnante di lettere. Le tecniche sono varie:

- questionari;

- compilazione di griglie semiche come quelle esemplificate nel paragrafo 5;

- esercitazioni col cloze ;

- schemi che oppongono i significati che un termine assume nella lingua d'uso con il significato che assume nella lingua speciale (allegati 2a, 2b,2c).

Ma al di là delle tecniche, è indispensabile che la valorizzazione del lessico costituisca un obiettivo dell'intero consiglio di classe, divenga per tutti uno stile di insegnamento, in un'attività che percorre l'intero anno scolastico.

Un glossario che raccolga le parole-chiave della materia, mano a mano che si incontrano e si definiscono, può costituire la base per un ipertesto, dove le parole-chiave sono il punto di partenza per uno studio regressivo: da un concetto (una definizione, un teorema) si risale a ritroso verso concetti (definizioni, teoremi) precedenti. Un tale strumento diventa prezioso nel recupero, soprattutto delle discipline scientifiche, organizzate in forma più concatenata rispetto alle umanistiche.

5.3. Le parole-chiave "culturali"

Per lo studio delle parole-chiave "culturali", le proposte sono numerose. C'è, naturalmente, il ricorso alla definizione autorevole, mirante a dare il significato fondamentale, la nozione centrale (allegato 3). Assai utili sono le schede messe a punto dall'IRRSAE Liguria, nelle quali prima si definisce il campo semantico della parola chiave, poi si propongono esercizi basati sul cloze e su questionari (allegati 4a, 4b, 4c). C'è lo studio etimologico e per famiglie di parole (allegato 5), c'è il confronto tra parole di lingue diverse (antiche e non) mirante ad accertare permanenze semantiche e formali (allegato 6). Soprattutto nel campo delle lettere classiche, dove il problema del lessico richiede un'attenzione particolare, la produzione di materiali da parte del gruppo di studio emiliano-romagnolo è rilevante: ci sono proposte di schede di definizione semantica a partire da vocabolari monolingui (allegato 7), itinerari morfosintattici raccordati ad un lessico di frequenza, studi per ricondurre la moltitudine dei significati forniti dai vocabolari a pochi tratti semici fondamentali. Essenziale nel dominio dei lemmi "culturali" resta l'impostazione ipertestuale esemplificata dai grafi dell'Enciclopedia Einaudi (allegato 8).

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