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6. Le mappe e i grafici

Il discorso delle parole-chiave si lega a quello delle mappe, spesso costruite, appunto, su parole-chiave. Una didattica dell'essenziale e che privilegia la formalizzazione, una didattica nata dall'ambito scientifico, non può non dare rilevanza a tali strumenti di sintesi (tabelle, stemmi, schemi riassuntivi, diagrammi, istogrammi, ecc.). Si tratta di formalizzazioni e abbreviazioni convenzionali che offrono un'immediata visione di assieme di fenomeni complessi e che richiederebbero altrimenti una lunga trattazione. Ma il ricorso alla rappresentazione grafica - che di per sè è un'abbreviazione - non si giustifica solo in rapporto all'istanza di brevità. L'uso di uno schema grafico diviene conveniente quando gli elementi esaminati mostrino carattere di ripetitività: serve poco riprodurre lo schema di un fatto che ricorre una sola volta. Orbene, in quanto la D. B., nelle applicazioni umanistiche, è - come vedremo meglio in seguito - soprattutto ricerca di omologie, ricorrenze, permanenze, elementi invarianti, è logico che si avvalga di modelli grafici. In particolare il ricorso a questi modelli diviene significativo nelle analisi strutturali, che ricercano aspetti ripetitivi, assi di sviluppo, simmetrie, alternanze, ecc.

6.1. I modelli grafici

Abbreviazioni e rappresentazioni convenzionali sono possibili a tutti i livelli di analisi. Ad esempio, si può disporre in ordine cronologico le opere di un autore, riportando sopra di esse le vicende biografiche e sotto quelle extrabiografiche, e indicando con frecce puntate dalla vicenda verso l'opera i fatti (personali e non) che hanno influenzato l'opera (allegato 9).

Si può formalizzare un racconto, come fa A. Rossi nella riproduzione schematica del viaggio iniziatico di Andreuccio nella novella di Boccaccio (allegato 10). La freccia indica il procedere del personaggio, le parentesi quadre rappresentano l'accesso ai vari ambienti (casa, camera, casolare. chiesa), le figure geometriche (rettangolo, cerchio) indicano i luoghi cui si accede solo dall'alto (chiassetto, pozzo, arca).

6.2. La timeline

In storia e letteratura - materie di cui la D. B. privilegia uno studio modulare e destrutturato ("per tagli e campioni"), valorizzando la dimensione intertestuale a scapito della sistemazione lineare e cronologica - è fondamentale il ricorso a strumenti di orientamento. Si tratta di mettere a punto mappe, che permettano di mantenere l'asse cronologico come impalcatura su cui disporre i campioni che di volta in volta si studiano in dettaglio. Naturalmente l'impalcatura è costruibile a diversi livelli, di maggiore generalità e, via via zumando, di maggiore particolarità.

La mappa che L. Stupazzini propone come supporto per lo studio della letteratura (allegato 11) consiste in una scala cronologica, simile alla time line delle enciclopedie multimediali, ad esempio l'Encarta (edita su un CD-Rom della Mikrosoft). Una time line è una schermata molto lunga, che quindi può "scrollare" (cioè spostarsi da destra a sinistra), nella quale è contenuta in forma sintetica una storia culturale dell'umanità dalle origini ai nostri giorni. Su questa time line ci sono delle icone, che rappresentano i punti nodali, gli snodi cruciali della vicenda umana. Cickando su un'icona si apre una finestra, dentro la quale c'è una spiegazione più dettagliata dell'argomento indicato dall'icona stessa. Insomma, si procede per zoomate successive, secondo la logica propria delle strutture ipertestuali. Ma anche nella semplice realizzazione grafica e cartacea proposta da Stupazzini, una linea del tempo è utilissima. Su di essa si può vedere, ad esempio, come, prendendo nella sua globalità la storia del mondo antico, si parte dalla fase unitaria del Paleolitico e del Neolitico e poi si va ad una ramificazione della cultura nei diversi settori e nelle varie aree geografiche. Si vede che queste culture sorgono in tempi diversi, esistono in compresenza con altre, che ad esempio l'impero babilonese è contemporaneo per certi aspetti alla civiltà sumerica, alla civiltà minoica, alla civiltà egizia. Si può vedere come queste culture si ramifichino, alcune spariscano e, intorno a una data che approssimativamente coincide col passaggio intorno all'anno O, vadano poi tutte a confluire nella cultura dell'impero romano, alla quale si affianca, destinata a sviluppi diversi, la cultura del Cristianesimo. Sembrano constatazioni ovvie, ma non lo sono perché gli studenti intendono come cronologicamente successivo quello che nel libro di storia viene dopo.

Dunque, una semplice mappa come questa può fornire l'impalcatura generale per discorsi e riflessioni tutt'altro che banali. Una mappa di questo genere Stupazzini la vedrebbe come un poster, realizzato dagli studenti, da appendere in classe: su di esso si potrebbe di volta in volta collocare, mentalmente o anche fisicamente, l'unità che veniamo approfondendo, in modo da non perdere di vista dove essa si situa.

6.3. La mappa dei movimenti spirituali

A questo primo tipo di mappa Stupazzini ne affianca un'altra, più stimolante e interessante, che definisce "concettuale" o "culturale", costruita a partire dalle voci relative ai "movimenti spiriturali" del Dizionario letterario Bompiani delle opere e dei personaggi (allegato ). Le varie "correnti" figurano in un ordine grosso modo cronologico, suddivise orizzontalmente secondo le grandi fasi della storia dell'umanità (Antichità greco-romana, Medioevo, Rinascimento, Riforma, ecc.), desunte da cronologie o atlanti storici (quali ad esempio La cronologia universale della Bur, o l'Atlante storico della Garzanti). Naturalmente la suddivisione è da prendere con beneficio d'inventario, tanto è vero che ci sono alcuni movimenti spirituali che non si riesce a collocare da nessuna parte cronologicamente: sono quelli come classicismo (si può parlare di classicismo di età augustea, di un neoclassicismo di fine Settecento, ecc.), misticismo (pitagorico, medioevale, ecc. ), razionalismo, scetticismo, razionalismo, ecc. Questi movimenti, che forse definiscono categorie spirituali metastoriche, nella mappa sono collocati in uno spazio a parte.

A che serve una mappa di questo genere? Intanto, in quanto raggruppa un insieme di parole-chiave della cultura occidentale - parole "importanti" e "portanti" secondo la definizione dei redattori dell'Enciclopedia Einaudi - costituisce un invito e un impegno a definire questi concetti di grande pregnanza culturale. Naturalmente, non si tratta di definirli in modo astratto e sistematico, ma via via che se ne presenta l'opportunità, a partire dall'occasione offerta da un testo, da un fatto storico, ecc.

Inoltre la mappa mostra concretamente come il nostro percorso a ritroso verso il passato (storico, letterario, filosofico, ecc.) non avviene in forma diretta, ma attraversa tutti gli altri elementi che costituiscono la nostra storia culturale. Quindi, la visione del passato è sempre una visione che attraversa una serie di strati. E siccome questi strati non sono neutri, trapassandoli la nostra visione subisce diverse rifrazioni, quindi è fortemente condizionata. Così possiamo parlare di espressionismo per l'epica di Ennio, di barocco per le Metamorfosi di Ovidio, di rormanticismo per le liriche di Catullo, di decadentismo per il Satyricon di Petronio. Possiamo leggere delle storie della letteratura greca che hanno impostazioni di tipo esistenzialistico. Possiamo intendere in chiave piscoanalitica i versi di Lucrezio o vedere nell'Edipo re un prototipo di detective story. E questo vuol dire interpretare opere e fatti in base a filtri che non appartengono al mondo antico, ma al nostro mondo.

Inoltre l'indicazione, sulla mappa, del "voi siete qui" ci indica non solo un fatto cronologico, ma anche un fatto di costituzione culturale: "essere qui vuol dire essere costituiti da elementi di quei movimenti che sono il classicismo, il realismo, il razionalismo, ecc. Vuol dire che non solo il nostro sguardo, ma addirittura le nostre fibre ottiche sono costruite con questi elementi che ci vengono dalla storia e che hanno sì un'origine storica, però una volta entrati in circolo non vengono più espulsi, entrano a far parte del nostro modo di essere e del nostro modo di guardare il passato" (Stupazzini).

6.4. Mappe più ravvicinate

Volendo fare degli zoom, si può scendere a mappe più dettagliate. A questo proposito Stupazzini ne presenta una relativa solo ai fatti storici del I sec. a. C. e del I e II sec. d. C. (allegato 12). Si tratta di eventi basilari, dei quali andrebbe forse raccomandata la memorizzazione. Non è raro, infatti, che gli studenti ignorino i capisaldi cronologici fondamentali della storia, e ciò è molto grave. Anche per questo tipo di mappa si potrebbe pensare ad un poster, sul quale si potrebbero riportare delle figure con valore di icone, per agevolare il ricordo di un determinato evento storico (ad esempio, la figura dell'Ara pacis per il classicimo augusteo). Inoltre, in una mappa come questa si vede anche che c'è un primo secolo avanti e un primo secolo dopo, che i numeri del primo secolo non cominciano con 1, che nell'era precristiana si va a ritroso, nella cristiana si va all'avanti, che in questi periodi c'è un affollarsi di nomi di scrittori.

Si può scendere ancora, nel dettaglio: "Gli zoom sono pressocché infiniti. Al limite collimano con le nostre conoscenze filologiche e storiche, che possono essere per certi periodi anche particolarmente dettagliate. Si potrebbe facilmente fare un sorta di giornale antico sulla base delle lettere di Cicerone, sulle quali in certi momenti gli avvenimenti sono seguibili giorno per giorno. Il limite del maggior dettaglio è dato dalle notizie di cui disponiamo" (Stupazzini).

Una mappa di ulteriore zoom è quella sull'età di Virgilio (allegato 13a, 13b, 13c). La mappa parte dal 70 a. C. e riguarda gli anni della vita di Virgilio. Qui gli avvenimenti letterari possono occupare un maggior spazio. è praticamente una mappa annuale, nel senso che segue le vicende anno per anno. Per rendere la mappa più significativa e mostrare come essa possa collegare, in un panorama generale, vari argomenti che si stanno svolgendo, Stupazzini la raccorda ai paragrafi della propria storia della letteratura latina.

Proponiamo da ultimo alcune mappe per lo studio della storia prodotte da un Istituto professionale di Bergamo (allegato 14a, 14b, 14c, 14d).

6.5. Mappe e ipertesti

Il discorso delle mappe si lega a quello degli ipertesti, prodotti in numero rilevante nei gruppi di lavoro D. B. attivi presso l'IRRSAE E.-R. Ogni ipertesto è costruito a partire da una mappa (allegato 15), che costituisce un primo e fondamentale strumento di navigazione. Quanto alle connessioni tra ipertesto e D.B. queste vanno dagli aspetti logistico-strumentali (disponibilità immediata in rete di materiali lontani fisicamente, apprendimento a distanza, rapidità dei processi di connessione, interdisciplinarità consentita dal fatto che l'ipertesto offre la presenza virtuale continua di insegnanti di più discipline, ecc.) ad aspetti di metodo e di "filosofia". Costruire un ipertesto implica un'operazione di smontaggio e rimontaggio della materia non diversa da quella che in D.B. si chiama "distillazione". In buona misura la D.B. consiste nella ricerca di connessioni, fili, omologie, principi sottostanti, e pertanto non può che convergere con una tecnologia didattica la cui essenza sta nel creare connessioni. Altri aspetti comuni a D.B. e ipertesto sono la scelta di un'istruzione personalizzata e l'opzione modulare, tendente da scomporre la materia in piccole unità autonome e implicatamente ricombinabili, sull'esempio dei "punteggi di corso" (course credits o credit hours) dell'istruzione universitaria americana.

Le connessioni tra ipertesto e brevità riguardano inoltre il fatto che gli studenti che lavorano ad un ipertesto sono costretti a riassumere e concentrare molti dati in poche righe, quindi debbono conoscere e praticare tecniche di scrittura sintetica e "strutturata".

6.6. L'importanza delle sintesi

Mi sono dilungato sul discorso delle mappe e degli schemi grafici, per dissipare una prevenzione che, nell'ambito umanistico, si nutre verso questo tipo di mezzi, considerati uno strumento di banalizzazione, di riduzione in senso deteriore.

Guido Armellini, nel raccomandare, per lo studio della letteratura, l'impiego didattico di schemi, sinossi, grafici, compendi, che offrano un inquadramento sintetico di periodizzazioni, correnti, generi, osserva lucidamente:

In fondo lo squallore cuturale dei Bignami de dei loro emuli non dipende dal fatto che sono "riassunti", da dal fatto che presumano di riassumere tutto, integrando nel proprio discorso opinioni critiche, giudizi estetici, valutazioni etico-sociali. Nel nostro caso invece si dovrà trattare di strumenti volutamente parziali e schematici, che esibiscano apertamente la loro convenzionalità, inquadrando ora un aspetto ora un altro della storia letteraria per aiutare il lettore ad abbaracciare in uno sguardo complessivo la distribuzione spaziale e temporale dei fenomeni considerati. La loro funzione sarà simile a quella degli scaffali di una biblioteca, che non esprimono giudizi, non sostituiscono la lettura dei libri, ma consentono di mettere ogni libro in un posto preciso, o di trovarne uno quando lo si cerca.

Si legga anche questa riflessione di Ernst Gombrich, relativa allo studio della storia dell'arte:

Nelle scuole e all'Università, l'universo dell'arte viene spezzato in tanti frammenti esaminabili separatemente, che ci si aspetta vengano studiati in modo approfondito. Ci si può specializzare, ad esempio, nello studio dell' "autunno", compresi il mercato della frutta e le feste popolari per il raccolto; ma in tal caso non si tenuti a sapere nulla degli uccelli che cantano in primavera. Uno studio che passasse in rassegna l'intero ciclo annuale sarebbe considerato un esempio di superficialità, perché c'è un diffuso pregiudizio contro le indagini generali. Poiché sono convinto che la nostra mente progredisce spesso dal generale al particolare, dall'approssimativo all'esatto, credo che una rozza mappa sia sempre preferibile a nessuna mappa.

Ma le mappe e gli schemi hanno una valenza formativa enorme, soprattutto quando sono realizzate direttamente dagli studenti. La capacità di schematizzare, condensare, riassumere in poche righe o simboli è di capitale importanza nella prassi didattica: "Riuscire a condensare il molto in poco non è un lavoro di secondaria importanza. Ne viene fuori un discorso schematico, ma lo schema vuole dire anche ordine mentale, non è una cosa semplice o banale da costruire, così come non lo è un riassunto. Si può ridurre molto conservando il nucleo dei problemi, così come si può ampliare molto articolando i problemi in maniera più completa. Nella nostra cultura abbiamo poco la tradizione della divulgazione, che invece è assai presente in altre culture, specialmente in quella francese e anglosassone, anche se un bisogno in questo senso credo che stia emergendo" (Stupazzini). Ne fa fede la fortunata iniziativa editoriale dei libri a mille lire, che spesso sono ottime sintesi, per non dire delle varie "Garzantine" e simili.

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