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8. Distillare la letteratura:

la prospettiva dei topoi e degli altri elementi stereotipizzati

Una prospettiva di cui s'è fatto gran conto nelle applicazioni della D.B. all'insegnamento della letteratura è quella del Curtius, di cui la Nuova Italia ha recentemente tradotto l'opera fondamentale: Letteratura europea e medioevo latino 10 .

Si tratta, com'è noto, di una interpretazione di 1500 anni di letteratura europea che vede nel Medioevo latino il punto chiave dello sviluppo letterario occidentale, quello in cui vengono formate strutture e forme culturali rimaste fino ai giorni nostri. Essenziale in quest'ottica è il ruolo dei topoi (oltre che delle metafore e altre strutture del discorso poetico, in genere dei materiali stereotipizzati di ascendenza classica o medioevale) considerati come "struttura microtestuale profonda" della letteratura occidentale, come ingredienti base che risultano da una colossale "distillazione" delle letteruature europee.

"Curtius conduce analisi dettagliate di temi e luoghi comuni che hanno attraversato e unificato la letteratura europea fino ai giorni nostri. La descrizione del paesaggio ideale (locus amoenus), ad esempio, con alcuni elementi chiave costantemente ripetuti; l'idea di classico, il libro come simbolo, ecc. Sono tutti elementi che ritroviamo in Dante, Petrarca, Shakespeare, ecc. In pratica Curtius dà una rappresentazione del modo in cui s'è formato l'insieme culturale, che definiamo ancora oggi come europeo ... L'idea critica di fondo è questa: Nel luogo comune ripetuto ci sono infinite varianti, ma solo individuando gli elementi di persistenza e le ragioni di tali persistenze (in pratica le ragioni del successo di un'idea o di un topos) è possibile valutare e apprezzare anche le varianti. Un certo luogo comune si ripete da Orazio a Dante, a Petrarca, a Shakespeare, a De Vega, a Leopardi, ecc. Perché avviene e con quali varianti? Che significato storico e attuale hanno queste varianti? Dunque, cercare quello che permane per capire quello che cambia" (R. Antonelli).

8.1.Il ruolo dei topoi

Cesare Segre definisce con chiarezza il ruolo dei topoi nella retorica classica e medioevale:

Tra i risultati più consistenti della stereotipizzazione culturale, sono certo da annoverare i topoi: tanto che Curtius vi ha fondato sopra una rassegna di temi letterari dall'antichità classica all'età moderna. Nella retorica classica i koinòi topoi (loci communes) erano argomenti adatti ad essere sviluppati al servizio d'una tesi, in vari generi di discorso: il loro assieme costituiva, a detta di Quintiliano, la argomentorum sedes. La memoria era infatti concepita come uno spazio nei cui luoghi (topoi, loci) si situano le idee: a questi luoghi ricorre l'oratore quando cerca argomenti adatti alle situazioni e alle parti del discorso, specie nel caso di una quaestio infinita, di un problema di carattere astratto. Nel medioevo - estintisi il discorso politico e quello giudiziario - la retorica estende l'uso dei topoi a tutti i tipi di testo; essi divengono dei "clichés di generale utilizzabilità letteraria e si estendono a tutti i settori della vita che possono essere abbracciati e modellati dalla letteratura [1948, ed. 1961 pp. 79-80]. Così, tra gli antichi edifici della retorica, la retorica costituisce il magazzino: "Vi si trovano le idee di carattere piu generale: tali da poter essere usate in tutti i discorsi e gli scritti "[ibid., p. 89].

Il lavoro di Curtius, che è un'imponente rassegna dei materiali stereotipizzati di ascendenza classica o medievale, spazia da formule propriamente allocutive (affettazioni di modestia, rivendicazioni d'originalità, moduli di chiusura) a considerazioni filosofiche (per esempio sulla decadenza del mondo), da sovrapposizioni e contrapposizioni encomiastiche (puer/senex; fortitudo et sapientia) ad ipostasi (la Dea Natura), da repertori di metafore (la composizione del testo come una navigazione, la sua lettura come un nutrimento, la vita come teatro, il mondo come un libro) a descrizioni tradizionali di un paesaggio ideale (il locus amoenus).

Ma oltre a questo vero e proprio "smontaggio" della letteratura europea nei suoi ingredienti basilari, è importante per i nostri scopi lo spostamento che in Curtius subisce il concetto di topos:

Curtius ha spostato sensibilmente il concetto retorico di topos: il topos infatti era un qualunque asserto di accettabile validità adatto a porre le basi di un sillogismo o di un entimema. Invece Curtius si avvicina di più alle connotazioni assunte dai suoi derivati moderni: luogo comune, lieu commun, commonplace (dove c'è recursività e, anche, banalità). Ma sono proprio questi spostarnenti che fanno l'interesse dell'indagine di Curtius (Segre).

Infatti i topoi costituiscono strutture formali di lungo corso e inesausta vitalità, che ancor oggi - in uno scenario socioculturale in cui l'aggressività dei messaggi, con l'ausilio di raffinate tecniche retoriche, s'è fatta così forte da superare la soglia di guardia consapevole nel recettore indifeso - veicolano messaggi (pubblicitari, politici, ecc.) efficaci e persuasivi: subliminalmente persuasivi, anche - e spesso, soprattutto - in virtù del topos che li veicola. Ad esempio, una marca di prodotti dolciari ha recentemente imperniato la propria pubblicità sul topos del locus amoenus. Abituare i giovani a cogliere questi clichés ha una valenza che va oltre la pura e semplice educazione letteraria. Significa promuovere in loro la capacità di essere recettori critici di messaggi. Ed è questa la funzione "difensiva" delle tecniche retoriche, che L.Ritter Santini considera come la più importante: " La prima utilità della conoscenza della retorica è mettere il giovane in guardia, insegnargli a coscientemente diffidare come il bello e il buono gli vengono presentati" .

8.2. Una didattica delle permanenze

Ma il motivo per cui mi sono dilungato sui topoi sta soprattutto nel valore esemplare che la ricerca di Curtius - e in genere le riformulazioni recenti della topica classica (Nelson) intesa come studio del "comportamento categorizzatore" applicato alle parti del processo inventivo - ha per una metodologia che, come la D. B., persegue un obiettivo di individuazione di ingredienti basilari, di permanenze e quindi anche di elementi di stereotipizzazione culturale.

Si tratta ancora una volta di privilegiare la ricerca di costanti, il riconoscimento di elementi ricorrenti, avendo sempre cura di costruire con gli studenti una definizione, un "modello" (di un topos, di una formula stereotipa, ecc.): definizione e modello, mai definitivi ma sempre aggiornabili e integrabili sulla base delle nuove esperienze testuali. In definitiva si tratta di curare, come per le parole chiave, la costruzione di una sorta di glossario, le cui voci potrebbero assumere alla fine una forma di questo tipo:

Locus amoenus (topos). Il bosco è scenario frequente nella letteratura antica ed è rappresentato spesso secondo il modello del locus amoenus. Si tratta di una descrizione convenzionale i cui elementi caratterizzanti sono un boschetto che dà piacevole frescura, l'acqua limpida di un fiume o fonte, talora una grotta che offre un comodo riparo naturale. L'archetipo è la grotta di Calipso nell'Odissea, ma la descrizione si è andata via via fissando in maniera convenzionale negli Idilli di Teocrito e nelle Ecloghe di Virgilio, che sono un crecevia fondamentale di ogni esperienza letteraria e simbolica legata a questo locus communis o topos. Nel Fedro di Platone Socrate dialoga in un boschetto ombreggiato da un grande platano e rinfrescato da una sorgente. è qui l'inizio di un modello di grande vitalità per tutta la letteratura europea, nel quale l'amoenitas è lo sfondo ideale della meditazione filosofica o della creazione artistica. Il locus amoenus non è più solo il riparo dalla calura, causa di benessere fisico e felicità sensoriale, ma segno di un privilegio: è un recinto ideale al cui interno hanno luogo le nobili occupazioni del canto e della saggezza. Occupazioni non produttive, improntate a valori non pratici ma di godimento estetico, prive di frutti di immediata utilità: così gli amoena virecta, che come dice Servio danno solo piacere e non frutti (quae solum amorem praestant sine fructu), si oppongono alla concretezza agricola e diventano il luogo simbolico dell'otium*.

C'è poi un'altra e opposta tipizzazione del bosco, inquietante e cupa quanto la prima è ridente e serena: il locus horridus, che presenta caratteri opposti al locus amoenus: sempre alberi, che però non danno lieta ombra ma tenebra tetra, acque cupe e torbide, spelonche buie e paurose. A questo topos si conformerà la descrizione della "selva oscura" dantesca.

Si obietterà che di glossari e strumentari (retorici, mitologici, ecc.) del genere ne esistono già pronti. Ma il punto è proprio quello di far sì che gli studenti ne costruiscono di nuovi e "personalizzati", cioè nati dalle loro esperienze letterarie.

In modo non dissimile si procederà alla ricerca di temi e motivi.

Ad esempio il motivo dell'incedere della donna è sotteso, pur nella varietà degli esiti formali, a questi versi di differenti poesie della letteratura stilnovistica:

Passa per via adorna, e sì gentile/ ch'abbassa ... (Guinizzelli)

Chi è questa che vèn ... e mena seco Amor ... (Cavalcanti)

Ella si va ... benignamente d'umiltà vestuta ... (Dante)

quando va per via, / gitta nei cor villani Amore un gelo (Dante)

ove'ella passa, ogn'uom ver lei si gira (Dante)

8.2.1. Una "didattica lunga" per una "didattica breve".

La tesaurizzazione dei prodotti

Come si vede, si tratta sempre di ricercare permanenze, di riferire a poche posizioni (funzioni, nuclei concettuali, temi, topoi, ecc.) una pluralità di elementi superficialmente diversi.

E la brevità, c'entra con tutto questo? Sì, c'entra. A parte il fatto che talora, per fare una didattica breve seria - che sia veramente fondante, che formi e non semplicemente addestri - può essere necessario fare della "didattica lunga" e talora soffermarsi "a lungo" sugli aspetti fondamentali; a parte il fatto che la didattica breve è breve per l'utente, cioè per lo studente, ma non per il docente-ricercatore, al quale si chiede di impegnarsi in una ricerca metodologico-didattica necessariamente "lunga"; a parte tutto questo, il procedimento che proponiamo, consistente nel tesaurizzare, accumulare, aggiornare, riordinare e sistemare gli elementi fondamentali della materia, si rivela nei tempi lunghi assai economico.

Gli insegnanti non sanno quanta perdita di tempo, energie, idee s'annidi nel fatto di dover rispiegare mille volte le stesse cose, come se fossero sempre dette per la prima volta. In genere nella nostra scuola non c'è accumulo di esperienze, si riparte sempre da zero. Io penso che l'utilizzo di procedure atte a fissare, raccogliere e organizzare ciò che si produce mano a mano che lo si produce comporterebbe grande economia nell'insegnamento. L'ideale sarebbe che ogni insegnante curasse la graduale costruzione di un ipertesto della propria materia: una struttura reticolare dove le nozioni importanti vengono via via raccolte e sono sempre a disposizione per la consultazione, il rapasso, sono sempre disponibili per essere rivedute, aggiornate, poste in relazione con altre nuove nozioni.

8.3. I movimenti culturali : categorie metastoriche

Per altra via non troppo diversa dalla ricerca di topoi, temi, motivi, si potrebbero assemblare percorsi letterari imperniati sulla considerazione dei vari movimenti culturali (Romanticismo, Barocco, Decadentismo, ecc.) intesi come categorie metastoriche: si può parlare di Romanticismo per Catullo, così come si può parlare di Decadentismo per Petronio, che non a caso figurava tra gli autori preferiti da Des Esseintes, l'eroe decadente di Huysmans. E si può parlare di Barocco per Seneca e Ovidio, intendendo il Barocco alla maniera di D'Ors come momento eterno e ricorrente nell'arte umana.

La distillazione dei materiali letterari può avvenire, ovviamente, anche in base ai generi. Come per i topoi, si tratta di grandi strutture conoscitive e interpretative del reale, che rientrano nella strumentazione che preesiste alla produzione del testo e la condiziona, determina l' "orizzonte di attesa" del lettore, immette l'opera in una rete complessa di relazioni con altre opere chiarendo per ciascun testo il dosaggio di originalità e convenzioni.

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