RELIGIONE

DIVINITA'

La religione nell'antico Egitto ci è nota attraverso i monumenti, le iscrizioni e i papiri. I documenti principali sono i famosi "testi delle piramidi", testi liturgici e formule riguardanti la vita del Faraone nell'aldilà, i "testi dei sarcofagi", formule destinate a proteggere il defunto dai pericoli dell'altro mondo, e il "libro dei morti", rotoli di papiro che contenevano le formule magiche e litanie per favorire la sorte del defunto.

Costante è lo zoomorfismo: infatti spesso si trovano corpi umani con testa di montone, bue, falco, sciacallo, ecc. Sia all'inizio dell'età storica il panorama delle divinità è quasi completo. A Elefantina, nel meridione del paese, veniva adorato Kumun, dio dalla testa di ariete, con le compagne Satis e Amiki. Horus, il dio falco, era adorato a Edfu. A Dendera imperava la dea-giovenca Hator, compagna di Horus, ad Asynt era venerato il curatore dei cadaveri Anubi, a Ermopoli il distributore della sapienza e dio della scrittura e della luna Toh, a Menfi si adorava il dio creatore Ptah, con la sposa Sechmet, Iside, e ben presto molte divinità, per il fenomeno del sincretismo, si identificarono tra loro, scambiandosi e componendosi in triadi a carattere familiare. Sorgevano inoltre i grandi sistemi teologici con divinità a carattere universale, come il dio Athon, che genera Shu ( l'aria ), Tefnut (l'umidità ), che a loro volta generarono Geb ( la terra ) e Net ( il cielo ), da cui nascono Osiride, Iside, Seth e Nefti. Un altro ciclo si formò attorno al dio del sole Ra, signore del mondo.

Un altro carattere della religiosità egiziana ci è rivelato dai monumenti funebri o case d'eternità, piene di mummie o di statue ( per gli egiziani l'immagine equivaleva alla realtà ). Sotto le prime dinastie solo il faraone aveva diritto all'immortalità. Poi l'acquistarono i funzionari , i guerrieri e infine tutti i fedeli. I defunti devono passare dopo la morte davanti al tribunale del dio dei morti, Osiride, per giustificare la propria condotta.

Il Libro stesso conteneva le formule magiche che preservavano il morto dalla condanna del Tribunale d’Oltretomba, presieduto dal dio. Il papiro veniva posto accanto alla mummia, come promemoria per recitare i rituali giusti per salvarsi dalla “divoratrice dei morti”, rappresentata con le fauci di coccodrillo e il corpo per metà leone e per metà ippopotamo. (Una delle versioni più complete del Libro è il “Papiro di Ani”, che è conservato al British Museum)

Nel famoso capitolo CXXV del Libro dei Morti si legge la cosiddetta "confessione negativa" in cui il defunto doveva pronunciare l'elenco dei peccati che non aveva commesso. Il suo cuore, posto su un piatto di una bilancia, veniva pesato con la verità, posta sull'altro piatto. Il dio Toth registrava il risultato della pesata. L'anima che avesse mentito veniva suppliziata e annientata. Quella che diceva il vero, giustificata, poteva entrare nel mondo dei beati.