Esame iconologico

SOGGETTO E SIGNIFICATO:

L'incontro del Sethi I con la dea Hathor è una variante dell'accoglienza nell'aldilà, da parte della divinità, del faraone morto. Hathor porge la sua collana aperta, gesto che può essere interpretato come segno di devozione, e lo stesso linguaggio parlano le mani della dea e del sovrano che si toccano. Questa deve essere considerata una forma, assai umanizzata, dell'antica aspirazione a far ritorno, da morto, nel corpo della dea del cielo, che si fonde fisicamente al proprio figlio, il dio del sole.

L'opera ha perciò carattere religioso e simbolico, e bisogna sapere come in principio il faraone rappresentasse sulla terra la dea Hathor, totem della famiglia di Menes.

SIMBOLI:

ANKH: croce ansata o nodo magico, simbolo della vita, molto usata nell'iconografia egiziana. Gli dei e i re la tengono in mano per indicare che sono detentori della vita, che sono immortali; i defunti la portano durante la psicotasia o sulla barca solare per indicare che implorano l'immortalità. Talvolta era tenuta dalla parte dell'ansa, soprattutto nelle cerimonie funebri, ed allora faceva pensare ad una chiave che apre le porte dell'aldilà. A volte era posta tra gli occhi, indicava l'iniziazione ai misteri e l'obbligo di rispettarne il segreto.

UREUS: cobra femmina in collera, dalla gola turgida, che personifica l'occhio infuocato del re. Lo si vede sulla fronte dei faraoni, sui fregi dei templi ed adorna il capo di molte divinità solari.

MENAT: la collana del "menat" e il suo contrappeso, particolarmente connessi al culto di Iside-Hathor, svolgono un ruolo considerevole nel tempio e nel rituale funebre, dove sono collegati ai concetti di nascita, rinascita o passaggio a un nuovo stato. Questi oggetti si vedono al collo di divinità femminili e forniscono al defunto, come i sistri, "la persistenza della vita, la continuità, la giovinezza sempre rinnovata".