Il fregio della Colonna Traiana è l'illustrazione più completa delle campagne daciche. Infatti, nonostante nessun imperatore si preoccupasse tanto quanto Traiano di tramandare ai posteri un'immagine di sè attraverso opere storiche, una serie di congiunture sfavorevoli ha determinato enormi lacune nella documentazione dell'età di Traiano e delle guerre daciche in particolare. I Commentarii dello stesso imperatore, una sezione dei quali si intitolava Dacica, sono perduti e perduta è tutta la documentazione letteraria e le numerose opere che fece scrivere sul suo regno. Le biografie di Svetonio si fermano prima di lui, a Domiziano; quelle dell'"Historia Augusta" cominciano col suo successore, Adriano. La fonte letteraria più importante è l'epitome di Xifilino (XI secolo) della "Historia Romana" di Dione Cassio, mentre quasi completamente perduta è l'opera del liberto Tito Statilio Critone, medico personale di Traiano, che lo accompagnò nelle guerre daciche registrando in un diario di guerra particolari paesistici ed etnografici della regione.
Inoltre, nonostante il Panegirico di Plinio il Giovane, non è facile giudicare, dalle fonti letterarie, l'aspetto essenziale della politica di Traiano, cioè il modo in cui egli intendeva presentare la propria immagine pubblica di perfetto imperatore (optimus princeps). I numerosi documenti numismatici ed epigrafici, invece, e soprattutto i bassorilievi della Colonna, rappresentando l'azione personale del principe, riflettono direttamente il suo programma politico e l'ideologia dell'impero che egli voleva propagandare.