P4 Giorgio Scerbanenco, Quando si ha un cane

 

Lo riportò nel bar, lo spinsero nella saletta del biliardo lui e la sua bestia.

"Champagne e bionde," disse Walter, bisognava festeggiare l’incontro con l'amico, arrivò il barista coi bicchieri pieni di anice, e perfino la bionda, tutta curve, come quelle dei films di gangsters.

 

"Mi pare che te la passi maluccio" gli disse Walter.

E gli disse che aveva un progetto di primissimo ordine, una sciccheria, occorreva soltanto il solito palo, gli avrebbero allungato diversi bigliettoni, ma lui scosse il capo.

 

Dalla porta del bar lo videro passare, con quel grosso cane, quasi rognoso, se poi era un cane, così senza peli, con macchie rosee sulla pelle nuda, e strisciava, più che camminare, la bestia, e Walter lo indicò con gli occhi a Rugantino:

"Potrebbe andare bene lui."

 

"Sei gentile," gli disse, comprendendo che l'offerta era anche d’amicizia, glielo spiegò mitemente, non poteva fare il palo, "vedi, io adesso non posso rischiare. Non è mica per il posto, del posto me ne frego, ma è per questa povera bestia qui, se mi beccano e mi portano dentro, così malata com’è non la vuole nessuno e me la fanno ammazzare, invece con me chissà quanti anni ancora vive. Ci sono affezionato, ecco. Non posso rischiare..." insisté, mite, ma inflessibile.

 

No, non era stato in galera tutto quel tempo, rispondeva lui alle tante domande che gli facevano, prima era stato a Pesaro da una zia, poi il marito della zia l'aveva buttato fuori quando aveva saputo che lui era un ladro, allora era tornato a Roma e aveva trovato lavoro come guardiano in uno stabilimento, il direttore lo sapeva che era stato molte volte in galera, ma lo teneva lo stesso. Intanto beveva l’ anice e guardava la bionda, era tanto tempo che ne sognava una così.

 

E Rugantino disse:

"È un'idea".

Mandarono Mister a prenderlo, Mister attraversò la strada e gli andò incontro:

"Figlio di una brava donna," quasi lo abbracciò, "quanto tempo che non ti fai vivo, vieni che ci sono gli amici che ti vogliono rivedere."

(Da Il cento delitti, Garzanti, Milano 1970)

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