P9 Mark Twain, La mia prima avventura letteraria

All'età di tredici anni ero un ragazzino molto svelto, insolitamente svelto, pensavo a quei tempi.

Fu allora che feci la mia prima esperienza nel campo giornalistico, cosa che, in modo del tutto inaspettato per me, fece grande sensazione nel nostro piccolo centro. Fece sensazione davvero, ed io ne fui anche molto orgoglioso.

Ero allora apprendista tipografo, un apprendista pieno di aspirazioni. Mio zio mi teneva al suo giornale: il Giornale Settimanale di Hannibal (due dollari all'anno anticipati e cinquecento abbonati che pagavano in legna da ardere, cavoli e rape invendibili). Un bel giorno d'estate lasciò la città per star fuori una settimana, e mi chiese se me la sentivo di stampare un numero del giornale con giudizio. Ah, se volevo provare!

II direttore del giornale avversario si chiamava Higgins. Era stato recentemente abbindolato e poi abbandonato da una donna: una sera un amico aveva trovato sul letto del poveraccio un biglietto aperto nel quale egli affermava che, non potendo più sopportare la vita, si era annegato nel Bear Creck. L’amico corse laggiù e trovò Higgins che ritornava verso la sponda: si era accorto che non voleva più morire. Tutta la città parlò di quell'avventura per parecchi giorni, ma Higgins non lo sospettò neppure.

Io pensai che quella era un'ottima occasione. Scrissi un accurato, quanto abominevole resoconto di tutta la faccenda e lo arricchii di orribili illustrazioni incise sul legno con la punta di un temperino: una di esse rappresentava Higgins che usciva nuotando dal torrente, in camicia, con una lanterna in mano, scandagliando la profondità dell'acqua con un bastone da passeggio. Mi sembrava che fosse straordinariamente buffo, e non mi rendevo assolutamente conto del fatto che vi fosse una qualsiasi scorrettezza morale in una simile pubblicazione.

Soddisfatto dello sforzo compiuto, diedi un'occhiata in giro alla ricerca di altri mondi da conquistare, e mi colpì l’idea che sarebbe stata una cosa bella e interessante rivolgere contro il direttore del giornale di un paese vicino un pezzo di canaglierie gratuite, per "vederlo strillare". Feci dunque il pezzo, mettendo l’articolo in forma di parodia del "Funerale di Sir John Moore", ed era una parodia piuttosto cruda.

Poi composi un’oltraggiosa satira contro due eminenti cittadini, non perché essi avessero fatto nulla per meritarlo, ma unicamente perché pensavo che era mio dovere rendere vivace il giornale.

Poi diedi una gentile toccatina all'ultimo forestiero arrivato: il damerino del momento, il tronfio tagliatore della sartoria Quincey. Era uno sciocco galletto di primo canto e l'uomo più chiassosamente vestito di tutto lo Stato; inoltre era un donnaiolo inveterato. Tutte le settimane scriveva per il Giornale poesie di carattere erotico sulla sua ultima conquista. Le sue rime per la mia settimana erano intitolate: "A Maria in H... L.", che significava naturalmente a Maria in Hannibal. Mentre stavo impaginando il pezzo, fui improvvisamente percorso dalla testa ai piedi da quello che considerai un fulmine di perfetto umorismo, che concentrai tutto in un brusco poscritto in fondo alla poesia, così: "Per stavolta lasceremo ancora passare questa roba; ma desideriamo che Mr J. Gordon Runneis si renda ben conto che abbiamo una linea da mantenere, e che d’ora in poi quando ha bisogno di comunicare con le sue amiche in H... L. dovrà scegliersi qualche altro mezzo che le colonne di questo giornale!"

Per una volta la tiratura del "Giornale di Hannibal" non bastò a soddisfare tutte le richieste, una novità mai verificatasi prima d'allora. Tutta la città fu in subbuglio. Higgins si precipitò dentro con un fucile a due canne carico nelle prime ore del pomeriggio. Quando trovò che era stato un neonato (come mi chiamò) a combinargli quel guaio, se ne andò dopo avermi semplicemente tirato le orecchie; ma fece fagotto la sera stessa e lasciò la città in cerca di fortuna.

II sarto venne armato del ferro da stiro e delle forbici; ma anche lui sdegnò di prendersela con me, e partì per il Sud nella notte.

I due cittadini messi in burletta vennero minacciando una querela per diffamazione, e se ne andarono smontati dalla mia giovine età.

Il direttore del giornale del paese vicino balzò dentro con la scure di guerra la mattina dopo, in cerca di sangue di cui abbeverarsi; ma finì col perdonarmi di tutto cuore, e mi invitò allo spaccio più vicino per cancellare ogni rancore in una amichevole bevuta di "Vermifugo Fahnestock". Questo scherzo fu la sua piccola vendetta.

Mio zio si arrabbiò moltissimo, quando tornò: cosa assolutamente irragionevole, mi parve, considerando l'impulso che avevo dato al giornale, nonché la gratitudine che avrebbe dovuto prendere il sopravvento nella sua mente, essendo sfuggito miracolosamente all'esser fatto a pezzi, scotennato, tagliuzzato a colpi di scure, querelato per diffamazione e preso a fucilate.

Ma si calmò quando guardò i conti e vide che avevo effettivamente registrato il numero mai raggiunto di trentatré nuovi abbonati, ed avevo lì pronta la conseguente verdura da mostrargli, legna da ardere, cavoli, piselli e rape invendibili in quantità tale da mandare avanti tutta la famiglia per un paio d'anni almeno.

 

(Da L’età dell’oro e racconti, trad. A. Valori Piperno, Casini, Roma 1954)

 

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Commento

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  2. Perché nel titolo del racconto compare l’espressione "avventura letteraria"? Che significato denota la parola avventura in rapporto alla vicenda narrata?
  3. Aggiungi adesso alcune osservazioni personali, evidenziando, se vuoi, gli elementi che contribuiscono a vivacizzare il testo in senso umoristico.

Punteggio: punti 5 per la individuazione di tratti relativi ad almeno due fasci di caratterizzazione; punti 5 per la pertinenza dei rilievi critici concernenti il titolo; 10 punti per la capacità d'analisi personale e 10 punti per la qualità linguistica.

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